LAIBACH - Musick

2026 (Mute)
dance-pop

In un mondo delle sette note saturo di pubblicazioni (spesso superflue) dove l’intelligenza artificiale si sta sempre più insinuando in meandri finora impensabili, un titolo come “Musick” diventa un manifesto e non solo una provocazione (being sick of music è l’inevitabile gioco di parole).
I Laibach, da sempre acuti osservatori della realtà circostante, hanno colto la palla al balzo per dare forma a un album che probabilmente non bisogna prendere sul serio (questo è un punto a dir poco cruciale). Pura satira o semplicemente, dopo quasi cinquant’anni di carriera, un modo per divertirsi (osservare Milan Fras con il rossetto in “Fluid Emancipation” – il cui video è stato girato anche tra l’edilizia brutalista di Rozzol Melara in quel di Trieste – non ha prezzo).

Il collettivo sloveno non si è mai fossilizzato, passando dall’industrial sinfonico e marziale degli esordi all’elettronica nelle sue più svariate forme (sperimentali e non). Nessuno però si sarebbe mai aspettato un passo in avanti così paradossale, con riferimenti sparsi al J-pop, al K-pop e all’eurodance degli anni Novanta. Una ricetta concettualmente inattaccabile (il black humour stavolta si colora come un pacchetto di caramelle), tuttavia abbastanza debole da un punto di vista prettamente artistico.
Funziona il primo singolo “Allgorhythm” (altro inequivocabile gioco di parole), perché il dialogo convincente tra Milan Fras e l’ospite di turno Wiyaala riesce a generare qualcosa di straniante in bilico tra dance-pop e vecchi retaggi industrial. Nulla a che vedere con il martello Ebm della celebre “Tanz Mit Laibach” (qui la scelta dei suoni è volutamente commerciale), ma in ottica live questo potrebbe essere un futuro cavallo di battaglia da non trascurare. Il resto però suona quasi come una parodia dei tempi che corrono, tra abuso di autotune (“Resistencia”) e un mood fin troppo happy per lasciare il segno (il caso di “Singularity”). La domanda è: chi sarà disposto a comprarsi l’album dopo aver ascoltato le suddette composizioni?

La verità è che “Musick” non è affatto uno scherzo, anche se gli ingredienti per farcelo credere ci sono tutti. Da questa giostra fuori controllo si salvano “Love Machine”, “Luigi Mangione” (gli arrangiamenti country e i cori old-school ci fanno ricordare di cosa sarebbero ancora capaci questi sloveni) e gli accenni breakbeat di “Yes Maybe No”, quest’ultima radiofonica fino al midollo grazie al buon intreccio tra la base elettronica e le female vocals di Donna Marina Mårtensson.
Certo, ai Laibach tutto è concesso, però questa volta si può dire che il passo è stato più lungo della gamba. Anche perché hanno varcato una soglia distante anni luce dalla loro sopraffina sensibilità musicale: infatti lì si sono smarriti, in un mondo che non gli appartiene.

08/05/2026

Tracklist

  1. Musick
  2. Fluid Emancipation
  3. Singularity
  4. Resistencia
  5. Love Machine
  6. Luigi Mangione
  7. Keep It Reel
  8. Yes Maybe No
  9. Allgorhythm
  10. Das Göttliche Kind

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