Non è dato sapere perché Tim Presley abbia atteso ben sette anni prima di rispolverare il progetto White Fence, quel che è certo è che dopo la rottura sentimentale e professionale con Cate Le Bon, il musicista ha trovato nel vecchio amico Ty Segal la spalla sulla quale appoggiarsi per un ritorno discografico che spezza un lungo silenzio, durante il quale Tim ha concentrato la propria attenzione su altri interessi (visual art, poesia e libri).
Che “Orange” sia per lui un disco terapeutico è naturale, è un percorso introspettivo con il quale Tim affronta non solo la delusione sentimentale ma anche lo spettro della dipendenza da droga: un processo di riabilitazione che ormai dura da ben dieci anni. Per un artista nel cui curriculum brilla anche il nome dei Fall non è facile costruirsi un’identità creativa solida e autonoma, ma quel che emerge già dalle prime corroboranti note di “That’s Where The Money Goes (Seen From The Celestial Realm)” è che Presley ha trovato nel delizioso miscuglio di folk psichedelico, jangle-pop e Paisley Underground la giusta dimensione per un disco che, pur restando nel solco delle cose passate, è non solo il più solido ma anche il più diretto e musicalmente valido della sua produzione.
Anche i testi sono decisamente più a fuoco: sempre surreali ma meno vaghi e sciatti; le coordinate sonore sono piacevolmente garage-rock (“Your Eyes”), ricche di richiami ai Byrds (“Given Up My Heart”), dai decisi tratti jangle-pop (“Evaporating Love”) e ovviamente psichedeliche e prive di inutili languori (“Reflection In A Shop Window On Polk”).
E’ un disco vibrante e non auto-commiserante, “Orange”; è voglia di vivere, quella che traspare anche nei momenti più morbidi (“I Wanted A Rolex”) o romantici (“Unread Books”, un brano dove fa capolino una tastiera vintage). Una rinascita emotiva che trova il suo suggello nell’inattesa cover di un brano dei Simply Red, “So Beautiful”, che nelle mani di Presley diventa un malinconico dream-pop.
Che “Orange” raccolga brani scritti in un arco di tempo lungo (sei anni) pone ancora una volta interrogativi sul futuro artistico del progetto White Fence, ma nel frattempo la rinascita di Tim Presley è una piacevole notizia.
12/05/2026