BEVIS FROND - Horrorful Heights

2026 (Fire)
alt-rock, psych-pop

L’inarrestabile Nick Saloman sembra aver trovato nuova linfa vitale, merito forse anche della Fire Records che non sembra avere difficoltà nel valorizzare personaggi a volte messi da parte dall’ingranaggio commerciale. Il progetto Bevis Frond ha vissuto un lungo periodo di silenzio tra il 2003 e il 2011, il ritorno in scena è stato alquanto convincente, e dopo pregevoli progetti per la vecchia label Woronzow, il buon Nick Saloman ha conosciuto una rinnovata notorietà, consolidata dall’ingresso nelle classifiche inglesi dell’album “Little Eden”.

Venti brani e 87 minuti di musica sono pane quotidiano per i fan dei Bevis Frond, ma nessun timore: “Horrorful Heights” è l’ennesimo vibrante mix di garage-rock, psichedelia, folk, new wave e jangle-pop, incorniciato da uno stile chitarristico che ricorda sia Jimi Hendrix che Neil Young, ma anche J. Mascis.
Il nuovo disco dei Bevis Frond può essere racchiuso nel termine classic-rock senza risultare obsoleto, tutt’altro, Sean Salomon e più scattante che mai, le canzoni sono orecchiabili e dal tratto sicuro (“Silver Insect”), ricche di piacevoli citazioni sixties a cavallo tra Byrds e Small Faces (“Buffaloed”), ma anche di virtuosismi chitarristici tenaci e mai superflui (“Space Age Eyes”).

Inutile divagare, il marchio Bevis Frond è ormai una garanzia per i fan, la solida scrittura tiene alta l’attenzione nonostante la notevole quantità di brani – ben 20 – il brio alla Husker Du di “Draining The Bad Blood”, il sapiente romanticismo sixties di “I’m Gonna Drag You Into My World”, la cascata d’accordi chitarristici alla Teenage Fanclub di “Romany Blue”, la pedal steel nella soave e malinconica “Best Laid Plans” e la furia controllata di “That’s Your Lot” non sono semplici effluvi nostalgici, ma ennesime, ottime intuizioni di una delle penne più prolifiche e felici della vecchia guardia.

16/05/2026

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