Sprints - All That Is Over

2025 (City Slang/Sub Pop)
alternative-rock, garage-punk, post-punk

Gli Sprints tornano a poco più di un anno e mezzo dal sorprendente esordio “Letter To Self”. Un periodo intenso che li ha visti affermarsi come volto emergente della ricca scena irlandese (Fontaines Dc, Murder Capital, Gilla Band), passare dai piccoli club ai palchi internazionali – con una presenza di rilievo al Glastonbury – ma anche affrontare l’uscita del chitarrista Colm O’Reilly.
Il nuovo album “All That Is Over” è quindi nato tra soundcheck e viaggi in pullman, in una quotidianità scandita da impegni serrati e dalla vertigine della popolarità crescente del quartetto.

Sempre guidati dal fidato Daniel Fox (Gilla Band, Lambrini Girls, Silverbacks), “All That Is Over” non dà mai l’impressione di essere stato realizzato in fretta: al contrario, appare più curato e consapevole rispetto al debutto. La voce potente di Karla Chubb rimane in primo piano, mentre il gruppo mostra la volontà di liberarsi da certe gabbie compositive che avevano caratterizzato l’esordio.
Se l’iniziale “Abandon” sembra presagire una svolta darkwavecon i suoi rullanti marziali, già “To The Bone” riporta sugli abituali terreni di impennate emotive, sospinte da chitarre distorte ed esplosive che dialogano con la voce di Karla, qui in grande spolvero:

Vanity is the curse of culture
A cyanide for the soul

Da qui in poi l’album si configura come una discesa negli inferi, dove la band chiama in causa il filosofo Cartesio per riflettere sul ruolo della vanità nell’arte, tra riff shoegaze incandescenti in “Descartes”.
La tensione cresce nel sabba nevrotico di “Rage”, uno sfogo furioso contro la rabbia indotta, funzionale ad annebbiare le coscienze e a orientarle verso politiche sempre più repressive. Una scelta tematica che mostra come il gruppo irlandese sappia trasformare il linguaggio sonoro in metafora sociale, senza rinunciare alla potenza emotiva. Il tutto è sorretto dall’interpretazione di Karla Chubb, capace di rendere ogni verso autentico, carico di pathos e vissuto.

But the world has a cruel and bitter humour
And you watch it slip like cigarette smoke through doors
Do you ever feel like something’s gonna happen?

La sua grande versatilità le permette di passare dalla teatralità di “Something’s Gonna Happen” ai cori messianici alla Idles di “Pieces”, dalle nevrosi elettriche di “Coming Alive” fino all’introspezione cowboy gothic di “Desire”, senza mai perdere credibilità. Una personalità magnetica, quella di Karla Chubb, dotata di un talento letterario nutrito da numerose letture, che rischia però talvolta di eccedere, facendo apparire la band come una semplice cornice. Ritrovare un equilibrio più collettivo sembra essere una delle priorità per il futuro del gruppo.

Comunque, pur senza introdurre novità sostanziali né particolari variazioni sul genere, gli Sprints riescono a costruire brani efficaci, ben sviluppati e convincenti, anche se a tratti lasciano l’impressione di un déjà-vu.
“All That Is Over” è quindi un buon disco, ma inevitabilmente deve fare i conti con il peso del predecessore, essendo privo di quell’effetto sorpresa che aveva caratterizzato l’esordio.
Per la prossima uscita ci si augura la ricerca di uno stile ancora più personale, capace di distinguerli nel folto gruppo di band che rincorrono il post-punk, liberandosi definitivamente dell’eredità del loro passato.

Tracklist

  1. Abandon
  2. To The Bone
  3. Descartes
  4. Need
  5. Beg
  6. Rage
  7. Something's Gonna Happen
  8. Pieces
  9. Better
  10. Coming Alive
  11. Desire








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