Le atmosfere elegiache, romantiche e melò degli Starless restano fedeli alle suggestioni cinematografiche di Craig Armstrong e alla poetica noir dei Blue Nile. Ancora una volta il progetto di McGeechan diventa l’occasione per una rimpatriata di rilevanti protagonisti della musica scozzese, soprattutto di quella scena sophisti-pop che a cavallo della new wave conquistò pubblico e critica.
Disco destinato a una cerchia ben definita di cultori del pop scozzese, “Returning Home” è un progetto assortito con cura: la presenza dell’orchestra non è un superfluo addobbo estetico, le partiture sono elaborate come parte essenziale delle composizioni ed è questa la chiave di volta della riuscita del sempre difficile matrimonio tra musica pop e orchestra.
Con l’unico rimpianto di non essere riuscito a coinvolgere Liz Fraser e Tracey Thorn nel progetto, Paul McGeechan tira fuori dal cassetto un brano del primo album dei Love And Money, “You’re Beautiful”, affidandolo alla robusta voce del cantautore scozzese Phil Campbell, quest’ultimo coinvolto anche nel pregevole duetto con Jerry Burns in “Stepping Out Slowly”, una delle pagine più intense di “Returning Home”.
Grahame Skinner dei Cowboy Mouth (band pronta a rientrare in scena con un album nei primi mesi del 2025) regala una traccia inedita (“Togheter”), un chamber-pop in perfetto stile Hipsway, mentre il cantante/attore Roddy Hart si cimenta con una delle canzoni più immediate e semplici dell’album, “Suffocate”.
Il ruolo delle voci femminili resta fondamentale per McGeechan, l’intensa suggestione della ballata folk “Gur Milis Morag” è in gran parte merito della voce di Kathleen MacInnes, mentre la fedele presenza di Marie Claire Lee tiene alta la tensione dell’elegante e romanticamente noir “Nothing Left But This”; di minor rilievo ma sempre rilevanti le altre due protagoniste femminili: Emily Smith (“High Tide”) e Maeve Mackinnon (“Mo Nighean Donn An T-Sugraidh”).
Ciliegina sulla torta di “Returning Home” è senza dubbio la presenza di Chris Thompson, una costante nei tre album degli Starless, questa volta alle prese con una composizione in perfetto stile Bathers, un altro tassello importante di un disco forse destinato a un ristretto numero di fan della scena scozzese – in patria ha conquistato le classifiche senza sforzo alcuno – ma che non delude le attese e completa una trilogia che merita di essere riascoltata nella sua definitiva e completa realizzazione.
16/11/2024