BIBIZA - Wiener Schickeria

2023 (Columbia)
dance-punk, electropop, indie-pop, rap-rock
L’austriaco Franz Bibiza è un rapper classe 1999 che sta attirando grandi attenzioni presso la critica musicale, tanto in patria quanto in Germania. “Wiener Shickeria” è il suo quarto album, nonché quello che gli ha permesso il salto in termini di cura per il prodotto e di riscontro: pur dignitosi, i tre dischi precedenti non lasciavano modo di intuire una simile svolta. Questa nuova fatica rischia addirittura di rendergli stretta l’etichetta di rapper: non è in effetti semplice trovare paralleli per il suo flow ironico e rilassato, spesso inframezzato da frammenti parlati, ora confidenziali, ora sarcastici.

Se quello che succede in “Wiener Shickeria” non ha però precedenti nemmeno nella sua stessa discografia, è anche per il cambio in cabina di regia: nei primi tre album i produttori più ricorrenti erano Demian Pengg (in arte Prodbypengg) e Enzo Gaier, i quali trovano spazio in sole tre tracce delle ventuno che compongono questo nuovo lavoro.

I nomi più ricorrenti a questo giro sono Matthias Oldofredi, produttore house al centro della scena viennese da una decina d’anni col nome d’arte di Filous, e Johannes Madl, di cui non si hanno notizie e che sta venendo sostanzialmente battezzato dall’album in oggetto.
Grazie al loro supporto, le rime dissacranti e cadenzate di Bibiza incontrano un caleidoscopio di generi, che gira come una trottola impazzita nella notte viennese (del resto, dietro al rapper interessato alle ultime tendenze urbane ci sono anni di ascolti di Cure, Smashing Pumpkins e Red Hot Chili Peppers, dei quali il dodicenne Bibiza caricava cover su cover su YouTube). 

“Wiener Schickeria” è strutturato come un viaggio nel cuore di Vienna, alla scoperta di un pianeta alieno fatto di contrasti tra adorni imperiali, ultime tendenze e devianze, bellezza neoclassica e droghe. Durante il racconto, filtrato dal costante uso di sostanze (cocaina e alcol vengono citati praticamente in metà dei brani), Bibiza ci svela una città lontana dagli stereotipi che la vogliono noiosa e attempata.
Parte del disco sfoggia un tono piuttosto sardonico, sin dall’iniziale “Guten Morgen”, in cui l’artista è presentato dalla voce di Nicholas Ofczarek, popolare attore e membro fisso del Burgtheater di Vienna. Le fa seguito il ritmo imponente del basso di “Opernring Blues”, il primo giro attorno alla città lungo la sua celebre circonvallazione. Un apparato indie rock, che vede anche chitarre tirate a lucido intente in assoli sensuali, continua a farla da padrone nella successiva “Schick mit Scheck”, così come nella frizzante “Eine Ode an Wien”, guidata da un bizzarro hook di chitarra effettata con chorus e delay. In “Alkoholiker” sono presenti addirittura delle roboanti tonalità hard rock. 

Con il suo andamento sincopato da electropop robotico, “Ballern am balkon” fa registrare il primo grande cambio di direzione, perché in questo concept-album alla scoperta delle sciccherie viennesi si trova anche il modo di ballare. Lo conferma l’irrefrenabile doppietta composta da “Kik (Skit)” e “Blau”: nella prima fanno capolino un cassa e un basso sintetizzato marcatamente house, mentre la seconda sembra mescolare l’electro-disco di Giorgio Moroder e il futurepop dei Vnv Nation
Se “Marie” è un lied pianistico che sembra fuoriuscire da un vecchio grammofono, il ritmo uptempo di “Femme Fatale”, rimpolpata dal suono di un Mellotron, sembra voler portare l’ascoltatore nel cuore di una festa alla corte austroungarica. “Am Weg in die Villa” presenta invece un andamento più dimesso, che ben si sposa a un testo malinconico snocciolato con fare decadente, benché il giro di chitarra su cui è impernata abbia chiare discendenze funk: 
Piove, nel profondo del mio cuore,
baby, prendi i miei dolori, perchè da solo non ce la faccio. 
La mia natura cambia con il mio stile di vita,
dentro di me c’è da tempo una glaciazione e sto rimanendo da solo
I toni incontrati in “Am Weg in die Villa” non sono una mosca bianca. Quando Bibiza dismette i panni della rockstar impenitente, dell’istrionico cicerone che fa da guida alla scoperta di una città peccaminosa e conturbante, scorgiamo l’uomo e tutte le sue vulnerabilità, la paura di rimanere solo e non farcela, schiacciato fra apatia e incertezza per il futuro. 
Sono sensazioni ben esemplificate dall’andamento claudicante e dalle malinconiche voci filtrate con l’eco nella conclusiva “Regen”, il cui testo riflette sull’inquietudine causata dall’incomprensione da parte dei genitori: 

Non molto tempo fa, non era ancora pronto, era un bambino ancora ignaro della realtà
Era un bambino molto irrequieto, che voleva puntare in alto, davvero in alto, in questo mondo senza confini[…] Ma dentro di lui non c’era molto altro, soltanto irrequietezza,
voglio dire, i genitori non scelgono i propri figli,
ma sono soprattutto i figli a non scegliere i propri genitori, vero?
[…] È più una coincidenza e ora lui è da qualche parte, intrappolato su questo pianeta,
atterrato da qualche parte nello spazio

Il conflitto generazionale e le aspettative della propria famiglia sono al centro anche di “Akademie der bildenden Künste”:
Sì, è molto bella e le piace ascoltare la musica ad alto volume
Le piace osare e non torna mai a casa prima delle otto [del mattino]
Oh Dio, è la rovina del suoi genitori
È stata alla business school solo per un semestre
Non è quello che voleva una volta papà, oh no
Che vergogna per la sua famiglia
C’è dunque varietà nella palette sonora, ma anche in quella delle emozioni espresse, una multiformità che fa del disco un’avventura coinvolgente, con alla guida una delle voci più singolari e importanti del pop europeo contemporaneo.
L’album ha raggiunto il numero 6 della classifica austriaca, consentendo a Bibiza di fare capolino nella scena mainstream locale, mentre in Germania il suo operato rimane per il momento ancora relegato al sottobosco, per quanto, come si diceva all’inizio, vanti un’elevata considerazione presso gli addetti ai lavori.

23/08/2023