DUTCH UNCLES - True Entertainment

2023 (Memphis industries)
art-pop, new wave, progressive pop

“Endzoned”. Suona un po’ come “friendzoned” e un po’ come “endzone”, la parte del campo da football in cui può avvenire un touchdown. È uno dei neologismi su cui è costruito il manualetto “The Dictionary Of Obscure Sorrows” di John Koenig (Simon & Schuster, 2021), che lo definisce come “la sensazione vuota di avere ottenuto esattamente ciò che pensavi di volere, solo per renderti conto che non ti rende felice”.
Ascoltando il nuovo album dei Dutch Uncles, l’impressione che traggo è grossomodo quella. Ancora più Japan periodo “Tin Drum”, ancora più King Crimson era “Discipline“… Però più canzonettistico, più pop. Finalmente! E invece no. Non ingrana. Manca qualcosa. “L’anima”, scriverebbe qualcuno di più vitalista di me. “Il basso di Mick Karn e la batteria di Bill Bruford”, qualcuno di più cinico. Ma mancavano anche prima, eppure “Big Balloon” funzionava alla perfezione (l’ho riascoltato per sicurezza: confermo).

Eppure, dai, la traccia di apertura è un bel pezzo. Arpeggino elettronico reiterante, poliritmo tre-contro-due, voce dedita al palese channeling del David Sylvian dei tempi che furono. Qualche passaggio sferzante in slap bass, movenze funky modello Talking Heads, una linea chitarristica che non sarà proprio Fripp ma insomma – l’area è quella. Anche la traccia successiva, “Damascenes”, è ben costruita (accordi di piano ben distanziati, synth preprogrammati, frase di basso discendente che s’infila dentro nei passaggi chiave). E pure il brano dopo ancora, “Tropigala (2 to 5)”: anzi, questo è proprio il più immediato dell’album, con un ritornello che resta in mente subito e gli stacchetti disco ben congegnati affidati alle chitarre.
Inutile procedere con la cronaca brano-per-brano: ogni singola canzone è raffinata e realizzata con maestria. Quindi perché lamentarsi? In effetti, forse non ce ne è motivo. Ma la percezione di vuotezza non se ne va. Ho una teoria: è per via di Duncan Wallis, il cantante. A furia di fare il verso a David Sylvian, ha finito anche per ricalcarne quell’inespressività un po’ leziosa (se siete arrivati fin qua nella lettura, probabilmente questo è il punto in cui la interromperete sdegnati). Nel disco precedente, il limite era efficacemente mascherato dall’intricatezza delle architetture. In “True Entertainment”, invece, le composizioni sono più lineari e l’elemento si fa più soverchiante.

Comunque sia, il disco non può dirsi mal concepito. È poco comunicativo e meno sorprendente dei precedenti, ma rimane un album che ciascun amante del jigsaw-pop stile Everything Everything (nonché ciascun fan dei Japan) dovrebbe ascoltare. L’assolo sintetico di “In Salvia”, benché brevissimo, ha del magico, e la penultima “End Belief”, anche se non rilasciata come singolo, possiede uno dei ritornelli più accattivanti della carriera della band. Pezzi così frizzanti, peraltro, con ogni probabilità renderanno al meglio dal vivo. Purtroppo al momento il tour annunciato contempla solo date britanniche, ma mai dire mai.

03/04/2023

Tracklist

  1. True Entertainment
  2. Damascenes
  3. Tropigala (2 to 5)
  4. Poppin'
  5. Exit Row
  6. I'm Not Your Dad
  7. Deep End
  8. In Salvia
  9. End Belief
  10. Dead Letter