JAMES RIGHTON - Jim, I’m Still Here

2022 (Deewee)
electro-pop, synth-wave

Non dev’essere stato facile scrollarsi di dosso l’eccitazione che girava attorno ai primi Klaxons, soprattutto quando l’elettrizzante “Myths Of The Near Future” strappò la vittoria del Mercury Prize. Erano tempi diversi, il rock non era ancora stato dato per morto e la Gran Bretagna sembrava trovare sempre una faccia da schiaffi da rivendere come il nuovo Mick Jagger. Quindici anni dopo, più che un cambio di guardia abbiamo assistito a una vera Caporetto e le nuove rockstar hanno un pedigree molto diverso – leggasi: Harry Styles.

Non è quindi un caso che James Righton, adesso anche devoto padre di famiglia assieme a una certa Keira Knightley, abbia intrapreso la via dell’indipendenza d’autore. Pure il suo secondo album solista “Jim, I’m Still Here”, infatti, esce sotto la DEEWEE dei belgi Soulwax, una presa di posizione non solo stilistica ma anche di difesa contro un’industria discografica che non ha fatto prigionieri.

James oggi è un dandy raffinato ed elitario, che si dedica esclusivamente a progetti d’amore dall’alto dei quattrini accumulati in passato. La sua musica è animata da uno spirito malinconico e vagamente decadente, tutta tentazioni sintetiche, robotica vintage e perversioni anni Ottanta.

 

La matrice produttiva del lavoro luccica dei conturbanti synth degli Human League, misti con un’oscurità alla Tubeway Army e la carica erotica dei primi Eurythmics – la pulsante “Never Give Up On The City”, la tensione spaziale della muscolosa “Release Party” o una traccia chiamata addirittura “Touch”, proprio come quel famoso album a firma Lennox & Stewart.

Immancabile un occhiolino alla Minneapolis di Prince nel singolo “Pause”, mentre “I Want To Live” posa un’autunnale parlata stile It’s Immaterial sopra un sofisticato tappeto synth-pop. Impossibile non farsi sedurre dalla lunare ballata “A Day At The Races” o dai languori di “Empty Rooms” – quest’ultima arricchita da una perlacea linea di tastiera offerta addirittura da Benny Andersson in una rarissima uscita extra-ABBA. “Playing To Win” impiega un po’ a ingranare, ma quando finalmente la melodia si abbandona alle lacrime, si ha l’impressione di essere atterrati sul pianeta rosso degli Air di “10000 Hz Legend”.

Incastonati tra intro e outro di “Livestream Superstar” e “Farewell Superstar”, i tre quarti d’ora di “Jim, I’m Still Here” offrono un ascolto esteticamente impeccabile, anche se magari uniforme nella scrittura e un filo asettico per l’ascoltatore casuale – vedasi la piatta “Real World Park”, ma fa specie soprattutto l’esperimento “Lover Boy”, dove aleatori esotismi del Sol Levante in chiave synth non raggiungono la grazia di onorevoli precedenti quali “Tin Drum” o i lavori di Sylvian con Sakamoto, il che è un vero peccato.

“Jim, I’m Still Here” non sembra quindi anticipare la rinascita di una vecchia star, quanto piuttosto inscenare una fuga dal mondo comune – prova ne è la quasi totale assenza di attenzioni da parte della stampa musicale. Certo, lo stesso James pare tutt’altro che turbato dalla questione; il suo secondo album è un ascolto che entra nelle orecchie di soppiatto, senza grosse canzoni da cantare in coro, ma cesellato al dettaglio da un amore per tastiere e drum machine che, su un dato pubblico, farà sempre un certo effetto.

 

I compagni d’etichetta Charlotte Adigéry & Bolis Pupul avranno fatto l’exploit critico quest’anno, ma in quanto a canzoniere, il buon vecchio Jim è ancora qua.

06/09/2022

Tracklist

  1. 1. Livestream Superstar
  2. 2. Pause
  3. 3. Touch
  4. 4. Release Party
  5. 5. Real World Park
  6. 6. Never Give Up On The City
  7. 7. A Day At The Races
  8. 8. I Want To Live
  9. 9. Lover Boy
  10. 10. Emtpy Rooms feat. Benny Andersson
  11. 11. Playing To Win
  12. 12. Farewell Superstar

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