ACTIVITY - Unmask Whoever

2020 (Western vinyl)
art-rock, post-punk
Muggabears, Grooms e adesso Activity. Travis Johnson compie un ulteriore passo nell’oscurità e nelle paranoie della moderna società americana, questa volta con al seguito il fedele batterista – nonché ex-Grooms – Steve Levine, il bassista Zoë Browne dei Field Mouse (band dream-pop americana da non confondere con i Field Mice) e il chitarrista Jess Rees dei Russian Baths, mentre al banco di produzione siede un ingegnere del suono dal titolato curriculum, ovvero Jeff Berner (Psychic TV).

Elettronica, dream-pop, psichedelia rimodellano le attitudini indie-rock di Johnson, supportato da un ensemble all’altezza delle visionarie e cosmiche riletture avant-rock sperimentate in passato. Non solo Sonic Youth, Pavement e kraut-rock. Gli Activity setacciano le moderne metamorfosi di Broadcast e Beak>, lasciando fluttuare fiumi di synth e vapori darkwave che coronano una scrittura efficace e ancora più matura.

La musica di “Unmask Whoever” è malandata, acre, anche quando il ritmo sembra scandito con il battito del cuore (l’imprevedibile singolo “Calls Your Name”); né l’energia smodata dell’elettronica, né la mutevolezza del suono delle chitarre riescono a rendere agevoli le originali trame pop.

Al centro di tutto vi è un’intesa perfetta tra i quattro musicisti, foriera di interessanti commistioni di stile: evanescenze dream-pop, trip-hop e abrasioni shoegaze che si sposano in “Spring (Low Life)”, ardori romantici alla Cocteau Twins che non disdegnano le alterazioni elettroniche dei Broadcast in “In Motion”.

Tutto l’album è un ribollire di emozioni e turbative sonore dai connotati ossessivi e sinistri: è infatti quasi diabolica la progressione dei pochi accordi di chitarra e dell’incipit ritmico di “Earth Angel”, un’oscura litania che si deforma su strali noise dalle difficili connotazioni strumentali. La band americana non conosce confini nel raffigurare sogni e incubi, convogliando suoni darkwave e industrial pronti a trafiggere la struttura Velvet-iana di “Auto Sad”, raggiungendo così le soglie del terrore più algido.

Peccato che nel mettere troppa carne a cuocere il filo conduttore di “Unmask Whoever” non sia sempre a fuoco, ma a ciò non corrisponde un calo di tensione. Innegabilmente il duello tra synth e chitarre di “Nude Prince” poteva essere più ambizioso e la ninna nanna di “Looming” tiene forse troppo a bada le influenze kraut e trip-hop che provano a infettarne l’estetica, ma il fremito della sperimentazione dona anche agli episodi meno incisivi un fascino malsano e inquieto.

Le tenebrose e angoscianti attitudini della musica della band newyorkese non hanno nulla di sconvolgente e oltraggioso, ma solo perché anni e anni di orrore puro hanno alimentato cinismo e indifferenza: brani come la vellutata “I Like The Boys” e la placida e sognante “Violent And Vivisect” non agitano l’anima. Tuttavia la tribolante jam di rock ed elettronica di “The Heartbeats” si insinua nella mente come un mantra psych-tribal-acid, sintetizzando alla perfezione tutte le potenzialità di una band che, a dispetto delle evidenti professionalità ed esperienza, ha tutta la verve di un gruppo di esordienti.

21/07/2020

Tracklist

  1. 1. In Motion
  2. 2. Calls Your Name
  3. 3. Spring (Low Life)
  4. 4. Nude Prince
  5. 5. Looming
  6. 6. Earth Angel
  7. 7. The Heartbeats
  8. 8. I Like The Boys
  9. 9. Violent And Vivisect
  10. 10. Auto Sad

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