L’ex-membro del trio Emeralds, Steve Hauschildt, giunge al suo quinto album solista con un Lp – “Dissolvi” – segnato in particolare dalla presenza di svariate collaborazioni. Innanzitutto la produzione del maestro dell’elettronica contemporanea Rafael Anton Irisarri, per continuare con la partecipazione di due musiciste dedite alla ricerca di elaborate risonanze vocali su substrato ambient. Gabrielle Herbst, in arte GABI, e Julianna Barwick – autrice del piccolo gioiello “Nepenthe”. Se già “Strands” (2016) aveva un’impronta decisamente più ritmica tra dub e techno, questa appare ancora più accentuata in “Dissolvi”.
Il titolo scelto – ispirato alla frase latina di San Paolo “cupio dissolvi” – farebbe pensare, in prima battuta, a una cupa aspirazione all’oscurità e persino alla morte, ma le sonorità sono forse le più cariche di vitalità della discografia di Hauschildt. “Cupio dissolvi” andrebbe quindi inteso come scissione della mente (o dell’anima) dal corpo, come liberazione necessaria per viaggiare con le mente senza i limiti imposti dalla fisicità della materia, un obiettivo che la musica contemporanea dovrebbe sempre tener presente.
Questa è la sensazione che si prova in “Saccade”, dove la voce di Julianna Barwick contribuisce all’arricchimento di una struttura musicale semplice e minimale, inconsistente ma allo stesso tempo inquietante, in quanto il titolo si riferisce ai movimenti saccadici – cioè i movimenti involontari dell’occhio – metafora dei milioni di telecamere che continuamente ci osservano e ci spiano a nostra insaputa. “Syncope”, con la partecipazione di GABI, è decisamente più techno ma è nella voce che si trova il vero punto di forza. “M Path” si muove in territori che i Boards Of Canada hanno esplorato in lungo e largo negli ultimi quindici anni, mentre “Aroid” o “Alienself” suonano come piccole pulsazioni techno ripetute su onirici tappeti di synth. “Lyngr” contiene rapide fluttuazioni elettroniche con cori di voci su vocoder, mentre la title track in chiusura pare il momento di maggiore ricerca, con pulsazioni distorte e ricerca di paesaggi contemplativi.
Più che “cupio dissolvi” – cioè “l’essere sciolti dal proprio corpo” – come nobile e utopica aspirazione artistica, il nuovo lavoro di Steve Hauschildt appare come un viaggio onirico con ritmi anche rapidi e vitali, ma sempre con una vitalità al confine tra il sogno e il sopore, dove l’onirico diventa simile alla visione sfocata del dormiveglia.
Si salvano le due collaborazioni, le citazioni sparse di Boards Of Canada e Autechre e la title track, il resto svanisce nel mare magnum della produzione elettronica contemporanea.
04/09/2018