FRANKIE COSMOS - Vessel

2018 (Sub pop)
indie-pop
Being alive

Matters quite a bit

Even when you

Feel like shit

Being alive

(da “Being Alive”)

Inutile girarci troppo intorno: Greta Kline ci ha fregati ancora. Pensavamo di aver imparato a diffidare del suo zuccheroso indie-pop da cameretta, dell’urgenza di mini-canzoni che in una manciata di secondi arrivavano dritte al punto, del suo songwriting a metà tra introspezione impegnata e scazzo calcolato. Invece siamo qui a salutare con curiosità l’arrivo di “Vessel”, terza prova su disco a firma Frankie Cosmos, la prima con Sub Pop. Se ancora non la conoscete, Greta Kline è una ventiquattrenne americana dai capelli corti e dal cognome pesante, la chitarra elettrica perennemente sotto braccio e un talento fuori dal comune.

Dopo una serie interminabile di release su Bandcamp (la pagina Wikipedia parla chiaro, l’elenco è davvero lungo), la sua parabola artistica la porta a confezionare i suoi quadretti anti-folk in due album, “Zentropy” e “Next Thing”, che delineano piuttosto bene il manifesto della poetica di Frankie Cosmos. E che “Vessel” nei suoi quaranta minuti scarsi non fa che confermare. Un album primaverile, agrodolce e costellato di piccoli appunti chitarristici che superano raramente i due minuti, un’attitudine obliqua che si rifà tanto al mood asciutto e da outsider di Daniel Johnston quanto al feminine touch a stelle e strisce di Courtney Barnett. Canzoni dall’incedere vagamente cinematografico, perfette colonne sonore per primi amori più o meno corrisposti, per ogni adolescenza che, per citare tre nostri allegri amici, “coincide con la guerra”.

Va detto che, rispetto al recente passato, non si registrano grosse novità di stile o di forma. Ci sono momenti tirati e ai confini del garage (“Cafeteria” e gli adorabili saliscendi elettrici di “Being Alive”), non mancano bozzetti sunshine-pop che più pop non si può (l’incedere in punta di chitarra di “Ballad of R & J”, i dolci coretti sixties di una “Duet” che attinge a piene mani dal canzoniere dei Best Coast). Molto più spesso le escursioni di Greta si risolvono in riflessioni a tratti dolorose e malinconiche su sé stessa e sul mondo che ha intorno, come in “Jesse” (“I like to be a shadow in a shadow/ more deep when visible than invisible”) o in “Same Thing” (“Nothing is deserved/ nothing is earned/ like the pillow’s cold side”).

Ad ogni modo, al di là dei singoli episodi, ciò che accomuna i diciotto brani di “Vessel” sono essenzialmente due cose: la voce della Kline, a tratti angelica, un po’ naïve ma mai davvero fragile, e il senso di libertà disimpegnato del miglior indie-pop battente bandiera DIY. Nulla di nuovo all’orizzonte ma, visto il livello qualitativo ben sopra la media dei diretti competitor, per adesso può anche bastare così.

Non ci è dato sapere cosa riserverà il futuro alla giovane Greta: di sicuro la ragazza ha stoffa e, ammesso che abbia il coraggio di osare di più nei prossimi anni, non potrà che migliorarsi. Più che promossa.

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13/04/2018

Tracklist

  1. 1. Caramelize
  2. 2. Apathy
  3. 3. As Often as I Can
  4. 4. This Stuff
  5. 5. Jesse
  6. 6. Duet
  7. 7. Accommodate
  8. 8. I'm Fried
  9. 9. Hereby
  10. 10. Ballad of R & J
  11. 11. Ur Up
  12. 12. Being Alive
  13. 13. Bus Bus Train Train
  14. 14. My Phone
  15. 15. Cafeteria
  16. 16. The End
  17. 17. Same Thing
  18. 18. Vessel

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