DARLINGSIDE - Extralife

2018 (More doug rec.)
baroque pop, folk

Sono germogli folk, quelli che i Darlingside trasformano in un avvolgente e armonicamente ricco baroque-pop, sono armonie lasciate a sedimentare in avvolgenti ed eleganti stratificazioni vocali, accordi di banjo, chitarre acustiche e violini.
Il risultato è un raffinato indie-folk contemporaneo, indulgente e carezzevole, le cui sonorità sono delicate e avvolgenti, come il vento che scivolando sulla sabbia lascia dietro di sé gocce di rugiada.

E’ un luogo incantato, quello dove il gruppo di Massachusetts compie un viaggio immaginario, partendo dall’infanzia verso un incerto futuro, come se i protagonisti fossero all’interno di un enorme videogioco.
In “Darlingside” le fiabesche armonie dell’acid-folk americano anni 70 e le cristalline e malinconiche alchimie vocali di Crosby, Stills & Nash, incontrano le moderne riletture del patrimonio folk-rock messo in essere da Fleet Foxes e Microphones, tra accordi acustici sempre gentili e suoni e voci ricchi di riverberi ed echi.
Gli arrangiamenti non hanno timore della loro eccessiva indulgenza nei confronti di romanticherie d’altri tempi, le quali non solo rafforzano l’atmosfera bucolica e sognante alla Woodpigeon, ma a modo loro scavano in quella tradizione che, partendo dagli Everly Brothers e dai Beach Boys, ha caratterizzato la musica popolare americana, fino alle fantasiose escursioni contemporanee di Bon Iver.

Sono momenti di pura magia quelli che tengono insieme voci e armonie in “Hold Your Head Up High” o “Futures”, canzoni che difendono la loro forza persuasiva senza ricorrere all’uso di strategie ritmiche che non siano quelle delle chitarre acustiche (il gruppo usa di rado solo una grancassa).
L’“Extralife” del titolo è il leit-motiv che regge il racconto lirico e musicale del nuovo album dei Darlingside, un flebile supporto filosofico legato all’esistenzialismo e alla fugacità delle emozioni.
Allo stesso modo il canto è ora assorto (“Old Friend”), ora più solare e positivista (“Singularity”), mentre la musica si ammanta di delicate e giocose metafore e sibili elettronici (“Eschaton”), per poi librarsi verso angeliche assonanze (“Lidisfarne”), sempre devote a quella magia che va da “Surf’s Up” a “If I Could Only Remember My Name”.

I Darlingside tengono sempre desta la curiosità dell’ascoltatore con pregevoli minimalismi armonici a base di violino e fiati (“Orion”), folk-pop dai tratteggi gospel (“Rita Hayworth”) e superbi incastri tra fiati, chitarre elettriche e virtuosismi vocali (“Indian Orchad Road”).
Canzoni che sono sigillo di quel fascino estatico che oltre a entusiasmare i fan del genere, non lascerà indifferenti anche il fruitore casuale e stilisticamente poco avvezzo a sonorità più tenere e oniriche.

15/04/2018

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