La seconda vita artistica del compositore Lino “Capra” Vaccina – già esponente di primo piano della stagione sperimentale italiana degli anni Settanta con Aktuala, Telaio Magnetico, con le collaborazioni insieme a Franco Battiato e Juri Camisasca e soprattutto col pilastro del minimalismo italiano “Antico adagio” (1978) – diventa sempre più fruttuosa e sorprendente per chi vuole intraprendere quei sentieri di etnomusicologia che Vaccina ha da sempre percorso.
Dopo l’ottimo “Arcaico armonico” (2015), con la collaborazione dell’amico di sempre Camisasca, è la volta del nuovo “Metafisiche del suono”, che apre nuove vie alle precedenti intuizioni di Vaccina. Le percussioni si arricchiscono di pianoforte (Lino Vaccina), di oboe e corno inglese (Camillo Mozzoni), chitarra e salterio (Michael Tanner) e viola (Alison Cotton).
E’ un nuovo percorso alla ricerca della musica delle origini, di una spiritualità primordiale, di suite minimali che – come la metafisica in filosofia – si occupano del suono nella sua interezza, la ricerca di un suono assoluto, non condizionato da esperienze umane, di una musica che è (metafisicamente) grande “sempre”, non influenzata dalla contemporaneità, concettualmente quasi pre-umana, sempre esistita. Vertici di questa ricerca sono i due brani pilastro dell’Lp – “Metafisica del suono“ e “Metafisica del silenzio” – dove suono e silenzio diventano due elementi che, filosoficamente, potremmo tradurre in tutto e nulla, dove il silenzio non è automaticamente “assenza” di suono ma – seguendo la scuola di John Cage – diventa suono esso stesso.
Due suite divise in vari movimenti che si librano tra piano, percussioni e cenni di chitarra in un caleidoscopio di suoni ripetuti che esplorano prima l’elemento-suono, poi l’elemento-silenzio. In particolare i quasi 14 minuti di “Metafisica del suono” rappresentano una delle pagine più ambiziose della carriera del compositore. Non mancano i ricordi di una sacralità primitiva che rimanda alle percussioni degli Aktuala (“Lo spazio trascendente”) e a una certa spiritualità dei Popol Vuh (“Geometrie astrali”).
In questo lotto di brani uno dei più coraggiosi è certamente “Il silenzio interiore”, commovente composizione per percussioni che si pone come ricerca pacata di se stessi, di musica per ritrovarsi e allontanarsi dal caos. Un vero viaggio interiore alla scoperta del proprio silenzio, elemento ormai dimenticato nella nostra società contemporanea, dove la chiacchiera e l’opinione urlata priva di pensiero diventa una cifra quasi imprescindibile. La musica di Lino “Capra” Vaccina si pone quindi in assoluto contrasto con tutto questo, aliena alla contemporaneità, che – come appunto la metafisica – cerca quello che è “vero” sempre, non mera pulsione modaiola.
17/01/2018