Pubblicato dalla Ams Records e prodotto da Livio Magnini dei Bluvertigo, il debutto omonimo dei Christadoro prende il nome dal leader Massimiliano Mox Cristadoro, batterista attivo già da più di un trentennio nel panorama hardcore, punk, rock, alternative e gothic italiano (dagli esordi con i Crash Box continuando coi Carnival Of Fools, collaborazioni con La Crus, Monumentum, Cristina Donà e poi i Santa Sangre e gli Incudine) oltre che speaker radiofonico e scrittore.
Cristadoro non ha scelto un repertorio di inediti, bensì una serie di brani composti da una parte di quelli che sono stati e sono, in un periodo selezionato tra gli anni 70 e gli inizi degli 80 (con le eccezioni del brano di Franco Battiato e il breve bozzetto cromatico per sola chitarra di Franco Mussida), i più grandi cantautori italiani. Le canzoni, che non seguono nell’album un ordine cronologico, vivono tutte una nuova veste rock, complici la produzione stellare di Magnini (che aggiunge anche preziosità stilistiche come avviene ne “Il sosia di Gaber”, dove la voce è duplicata per rendere l’effetto della doppia presenza) e, ovviamente, gli arrangiamenti di Cristadoro.
Due esempi esplicativi sono la traccia conclusiva, “L’ombra della luce” di Battiato, che in origine era una composizione per archi e voce mentre la nuova versione è eseguita in formazione rock con chitarra, basso, batteria, tastiere e voce, e il rendimento de “L’ultimo spettacolo” di Roberto Vecchioni che, strutturata come una suite, sembra citare i Pink Floyd di “The Dark Side Of The Moon” con incursioni della declinazione hard del classico progressive inglese.
È così spiegata la selezione di musicisti e amici che Cristadoro ha chiamato per contribuire alla realizzazione del lavoro, a partire dal bassista Fabio Zuffanti (nome di spicco dei musicisti nostrani, dagli esordi più vicini al progressive-rock con Finisterre e La maschera di cera alla più recente carriera solista) al giovane Pier Panzeri, attuale chitarrista de Il biglietto per l’Inferno, fino a Paolo Botta (tastierista per Yugen e Not A Good Sign). Infine, la voce di Andrea Dal Santo, ex-Noize Machine e prima ancora con Diumvana (cioè i Vanadium senza Pino Scotto), che si dimostra buon interprete in tutte le rivisitazioni spiccando ne “L’ombra della luce” e in “Solo” di Claudio Baglioni, grazie alla veste conferitagli con un riff vicino al metal. Si tratta della versione che più stravolge l’originale (che comprendeva un arrangiamento d’archi) e che dà risalto anche a Botta, che lega al già citato riff un piano elettrico virando in territori jazz-rock e regala poi un solo di synth. La intro è suonata da Zeno Gabaglio al violoncello.
Le sonorità presenti in questo esordio si muovono nell’oscurità e trovano un antecedente nell’album “In Absentia Christi” (1995) dei già citati Monumentum e anche nel ben più vecchio “Death Walks Behind You” (1970) degli Atomic Rooster, per i quali Cristadoro mostra sincera passione.
Si deve comunque tenere conto del fatto che “Christadoro” deve essere posto a confronto con la controversa realtà cantautorale odierna. Il recupero degli stili del passato – in questo caso il prog classico – e il fatto che almeno cinque tracce su sette facciano parte di una particolare categoria di brani che mostrano il labile confine tra canzone e poesia – “L’operaio Gerolamo” di Lucio Dalla su tutte, scritta in collaborazione con il poeta Roberto Roversi – sono interpretabili come un tacito invito a confrontare ciò che è accaduto prima con ciò che dobbiamo ascoltare oggi.
Cristadoro cita Richie Havens per mostrare il suo intento: “Interpreto solo canzoni che mi emozionano”. Proprio la mancata presa di posizione e l’atteggiamento quasi solipsistico di Cristadoro lasciano, però, che questo progetto corra il rischio di rimanere un debole suggerimento invece di un forte monito. Ci resta la consapevolezza, già da qualche anno maturata, del bisogno, al giorno d’oggi più che mai, della poesia nella canzone italiana.
17/06/2017