Not A Good Sign

From A Distance

2015 (Fading) | prog-rock, neo-prog

L'Italia è da sempre terra di rock progressivo, dal Sud al Nord sono numerosi i gruppi che in vario modo hanno dato lustro alla lunga storia del prog italiano. Ancora nel 2015 questa tradizione non deve ritenersi conclusa. Tornano infatti i milanesi Not A Good Sign con il loro secondo Lp, dopo l'omonimo del 2013. La band, formata dai fondatori Paolo "Ske" Botta (tastiere) e Francesco Zago (chitarra), con l'aggiunta di Alessio Calandriello (voce), Alessandro Cassani (basso), Martino Malacrida (batteria), torna con "From A Distance", album che continua sulla falsariga del lavoro precedente: qui si chiude anche l'esperienza di Francesco Zago che, poco dopo la registrazione, passa il testimone al chitarrista Gian Marco Trevisan.

La forza dei Not A Good Sign sta nella conoscenza approfondita dei grandi classici del progressive rock (King Crimson, Van Der Graaf Generator, Yes), del neo-prog (Marillion) fino ai più recenti Steven Wilson e Opeth, rivisitati in chiave moderna, personale, approfondendo molto l'aspetto più melodico. Non può infatti non saltare all'occhio quanto l'album manchi di lunghe suite tipiche del prog classico e come la componente voce sia decisamente prioritaria. Assenti i virtuosismi estremi e la ricerca di complessità esasperate a favore di conciliazione tra melodia e tecnica, la formula del gruppo crea un prog fruibile anche da chi non ha mai apprezzato particolarmente il genere. Il risultato finale è un prodotto di buona qualità che ha proprio nel suo punto di forza il suo limite, quello di non contenere idee “rivoluzionarie” capaci di stupire il “cultore” del prog, ma di accompagnarlo in un mondo di tastiere e chitarre che si rincorrono mettendolo tranquillamente a suo agio, dando all'ascoltatore quello che lui si aspetta.

Questo accade per la maggior parte dell'album se non in alcuni frangenti in cui i suoni si allontanano da stilemi già noti. Quando i Not A Good Sign suonano prog svolgono il loro compito in modo assolutamente impeccabile, ma quando cercano di andare oltre, allora creano i loro momenti migliori. Il riferimento è alle varie occasioni in cui piano classico, oboe, vibrafoni e glockenspiel dialogano aggiungendo un approccio che ricorda la musica da camera superando in parte il concetto stesso di rock. "Wait For Me", energico esordio crimsoniano, contiene già in sé tutti gli elementi tipici del prog classico. Si passa dai momenti più melodici come la ballad "Going Down", al riuscitissimo esperimento di classica moderna di "Aru Hi No Yoru Deshita", al riff di "Pleasure Of Drowning", che sta a metà tra il Petrucci di "Metropolis Pt. 2" e il Fripp di "Thrak", alla voce straziante di Calandriello in "Not Now".

I due brani più lunghi che superano di poco i sette minuti, "I Feel Like Snowing" e sopratutto "Open Window", per quanto non accostabili all'idea di suite, sono quelli che conciliano meglio le varie anime del gruppo, melodia, tastiere solenni (l'intro di "Open Window"), chitarre a volte morbide a volte quasi prog-metal, alternate al vibrafono di Jacopo Costa, fino ai crescendo finali che virano verso sonorità epiche. Un lavoro che chiude in modo impeccabile il ciclo di Zago nei Not A Good Sign e che lascia aperta la porta per aprirne uno nuovo.

(22/05/2015)

  • Tracklist
  1. Wait For Me
  2. Going Down
  3. Flying Over Cities
  4. Not Now
  5. Aru Hi No Yoru Deshita
  6. Pleasure Of Drowning
  7. I Feel Like Snowing
  8. Open Windows
  9. The Diary I Never Wrote
  10. Farewell
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