E’ dai tempi di Mik Kaminski e della sua band Violinski che il violino non è protagonista di un album pop, questo per l’oggettiva probabilità in operazioni del genere di tracimare nel kitsch.
Nato a Seattle, Kaoru Ishibashi vanta collaborazioni importanti con Regina Spektor e gli Of Montreal, era membro dei Jupiter One e il suo precedente album “151a” ha ottenuto consensi di critica e pubblico.
L’idea dietro il suo progetto Kishi Bashi è intrigante: il tentativo di mettere in contatto il rock’n’roll con trame di pop barocco deve sicuramente pagare il suo tributo agli Electric Light Orchestra, ma Karou saccheggia anche alcune bizzarrie pop anni 80, frutto delle intuizioni di Arthur Russell e di Trevor Horn, senza dimenticare di strizzare un occhio al progressive inglese.
Non è un caso che molte atmosfere e soluzioni d’arrangiamento delle undici tracce di “Lighght” evochino sia gli Yes di “90125” che i contemporanei Andrew Bird e Owen Pallett, con un citazionismo che penetra tra le maglie del mainstream, con un ironia sufficiente a rendere il tutto godibile.
Ed è così che gli intrecci prog di voci e synth di “Once Upon a Lucid Dream (in Afrikaans)” e le tentazioni pop in bilico tra Elo e Burt Bacharach di “The Ballad of Mr. Steak” convivono senza stridere, nell’attesa che “Hahaha Pt.1” e “Hahaha Pt.2” trascinino il tutto nelle braccia di un’elettronica dai timbri psichedelici che piacerà molto ai fan degli Animal Collective.
Euforico, leggermente sopra le righe, l’album di kishi Bashi suona interessante e inconsapevolmente geniale, il violino tratteggia con originalità pagine di bizzarrie folk-dark alla Psychic Tv (“Bittersweet Genesis For Him And Her”), superbe intuizioni pop (“Carry On Phenomenon”) e fragilità acustiche (“Q&A”).
Karou Ishibashi mette a frutto i suoi studi classici creando solide strutture su cui dar vita ad ardite soluzioni glam–prog (“Philosophize In It! Chemicalize With It!”) ma anche a ballate dall’ampio respiro lirico (la conclusiva e suadente “In Fantasia”) tenendo saldamente in piedi il tutto con ironia e nonsense.
Dopo un esordio che giocava sull’effetto sorpresa, Kishi Bashi usa la fantasia e la leggerezza per rendere più gustoso un insieme pericolosamente zuccherino e frivolo, per una musica pop desueta, dal fascino trasversale.
25/08/2014