Antonella Ruggiero

Antonella Ruggiero

Il mio canto libero

intervista di Claudio Fabretti
"Due anni fa avevo voglia di silenziare la mia musica sulle piattaforme, ora ho deciso di mettercela tutta". Ama le scelte radicali, Antonella Ruggiero, e lo conferma con questa svolta digitale che l'ha spinta a pubblicare per la prima volta, sia in streaming sia in download, la sua opera omnia solista (27 album per un totale di 372 canzoni). Ce ne parla in questa chiacchierata ad ampio raggio, che spazia dalla sua carriera solista ai successi con i Matia Bazar, passando per la canzone popolare, gli omaggi a Fabrizio De André, la passione per il Quartetto Cetra e i ricordi della sua Genova.

Com'è nata questa tua svolta digitale?
Mi ero convinta davvero di togliere tutto, ma poi c'è stata la pandemia, è arrivata la guerra... Insomma, in un periodo nero come questo mi sembrava giusto diffondere un po' di musica nell'etere: è l'unica cosa che non fa male a nessuno. È la mia musica, come l'ho voluta e interpretata in questi anni. Oltre tutto anche all'estero mi chiedevano da tempo come fare a ritrovare brani che non riuscivano ad ascoltare da nessuna parte, essendo scomparsi anche i dischi. Volevo mettere un punto su questa faccenda, così ora tutto è tornato alla luce.

E non è poco. Una mole enorme di brani, cui si sono aggiunti i 18 riarrangiati da Roberto Colombo in "Come l'aria che si rinnova"...
Sono diciotto brani tratti da una quantità molto significativa di mio materiale inedito - non brani di altri, cover ecc. Mi sembravano pezzi adatti a questo momento, ma volevo dare loro una veste sonora diversa rispetto agli originali: è stato tolto l'impianto ritmico lasciando in risalto ad esempio la tessitura degli archi, per dar vita a un suono più etereo e rarefatto. Come dice il titolo, il senso è quello di aprire una stanza e rinnovare l'aria.

Quindi sei una sostenitrice della tesi che le canzoni possono evolversi nel tempo?
Sì, sicuramente. Possono cambiare vestito, intenzioni. Il bello è anche questo: non rimanere ancorati a un'unica idea originaria.

Di questo tuo percorso solista, di cui si parla sempre troppo poco, quali sono i dischi a cui ti senti più legata?
Tutti. Perché mi hanno permesso di spaziare dal pop alla canzone d'autore, dall'elettronica alla musica sacra e classica, dalla canzone popolare ai suoni del mondo. Un'eterogeneità di stili che ho voluto sintetizzare in una raccolta dal titolo un po' strano, "Quando facevo la cantante", anche quello un bel tomo!

Hai una passione per le raccolte voluminose, mi pare di capire...
Sì, perché quelli che mi hanno sempre continuato a seguire conoscono tutto, ma ci sono tanti altri che magari sono rimasti legati unicamente alla mia attività degli anni 70-80 nei Matia Bazar, e per loro c'è bisogno di sintetizzare e condensare anche tutto quello che ho fatto dopo.

Sono forse quelli che non si sono mai dati pace per il tuo addio al gruppo...
Già, sono quelli che ragionano come se Peter Gabriel non se ne fosse mai andato via dai Genesis! Però ci vedo anche un lato positivo: vuol dire che la semina di quegli anni è stata buona.

Antonella RuggieroIn "Quando facevo la cantante", c'era anche una interessante sezione in dialetto, con cover di "Creuza de mä" di Fabrizio De André, ma anche "O mia bela Madunina", "Amara terra mia", "Addio, Lugano bella" e la geniale "Crapa pelada" del Quartetto Cetra. Credi sia importante preservare la memoria di quella fetta di storia della canzone italiana?
È un tipo di canzone che non si sente molto in giro ma che tanti, anche giovani artisti, oggi riprendono in mano, rivisitandola a modo loro. Le radici antiche della nostra musica rimangono: questa è la cosa fondamentale, non dimenticare quello che è stato fatto, anche perché le canzoni fanno sempre parte della storia e della geografia. Sono testimonianze viventi di tutte le vicissitudini attraverso le quali è passato il nostro paese. Tanti giovani le vanno a cercare proprio perché raccontano un passato importante.

A proposito del tuo concittadino De André, tra i tanti omaggi che gli hai dedicato, ci sono anche due concerti dedicati a "La Buona Novella". Cosa ha rappresentato per te?
Sì, ho fatto due concerti in Sardegna interamente dedicati a "La buona novella" con l'orchestra corale di Santa Cecilia e i musicisti dell'Ensemble Laborintus, con voce recitante di Maria Antonietta Azzu. È stato anche un recupero dello show che avrei dovuto fare due anni fa, prima del lockdown. Fabrizio ha scritto e detto cose che restano sempre incredibilmente attuali: versi e note che rimarranno sempre validi per ogni epoca e per tutti noi. Come Pasolini. Come Battiato. Anche per questo mi piace spesso riprendere le sue canzoni, sono patrimonio di tutti.

Restando a Genova, che rapporto hai con la tua città, che hai lasciato da ragazza?
Ho mantenuto un legame attraverso la musica, in particolare: quando canto certe canzoni che parlano di Genova o scritte da cantautori genovesi, con la testa sono là, è come un'immersione nei ricordi: infanzia, adolescenza... Poi a 22 anni sono partita insieme al gruppo e da allora l'ho vista sempre meno. Però è rimasta incisa nella mia mente.

Quali sono i ricordi più vivi della Genova della tua infanzia?
Ricordo la zona operaia, Cornigliano... questo mare di Ponente sempre unto dal nero delle acciaierie. Hanno deturpato una meraviglia naturale. È stato come installare delle ciminiere a Portofino. Nei ricordi però mi resta anche la Genova antica, medievale, dove abitavano i miei nonni. Poi la città negli ultimi anni si è trasformata, ha cambiato volto, ma dentro di me resterà sempre la Genova dell'infanzia.

Antonella RuggieroQuattordici anni nei Matia Bazar. Sembravate molto affiatati, malgrado qualche avvicendamento nella line-up: qual era il segreto della vostra armonia?
Era una visione abbastanza univoca di come frequentare la musica, di cosa fare... Ognuno aveva la sua testa, le sue idee, il suo background, ma c'era un amalgama strano e particolare che ci teneva uniti. Siamo arrivati così alla fine di questi lunghi quattordici anni insieme. Poi, come succede in tutti i gruppi, c'è qualcuno che ha voglia di andarsene, di liberarsi di quelle che possono sembrare delle piccole catene. A me è capitato nel 1989.

Anche in quel caso, hai deciso di mettere un punto, uscendo definitivamente dal gruppo. Te ne sei mai pentita?
No, nemmeno per un secondo. Quei 14 anni di vita nei Matia Bazar sono stati straordinari. Ma nel 1989 ho deciso che poteva bastare così. Volevo anzitutto fermarmi: mi sono presa una pausa di sette anni. E poi sono ripartita con tutti questi progetti, che non avrei potuto portare a termine restando nel gruppo. Fu tutto molto chiaro: avvisai tutti un anno prima, inviando una lettera agli altri membri del gruppo. Abbiamo portato a termine insieme gli ultimi concerti con la massima serietà e poi ci siamo salutati, senza rimpianti.

Quali fasi della saga dei Matia Bazar ricordi con più affetto?
Il primo periodo degli anni 70, quello delle canzoni con cui siamo diventati famosi nel mondo: abbiamo girato dall'Urss al Giappone, dal Sudamerica all'Europa, proprio perché erano hit amatissime anche all'estero, che venivano passate regolarmente nelle radio. E poi il periodo della svolta elettronica, quello di dischi come "Tango" e "Aristocratica".

Ecco, a proposito di scelte radicali, quello fu un vero Elettrochoc per citare un vostro celebre brano dell'epoca. Come nacque?
Noi quattro soci - io, Stellita, Golzi e Marrale - non volevamo restare ancorati a quello che avevamo fatto, seppur con un enorme successo. All'epoca eravamo tutti immersi nelle nuove sonorità che arrivavano specialmente dall'Inghilterra e dalla Germania: il post-punk, la new wave, l'elettronica. Volevamo trasportare in Italia quel sound e abbiamo trovato in Roberto Colombo la persona giusta, visto che già stava realizzando cose particolarissime che ci piacquero molto. Così l'abbiamo introdotto nel gruppo per realizzare quel progetto ed è diventato il nostro quinto uomo. Poi, finita quella storia, se n'è aperta un'altra con "Ti sento" e così via, fino a quel fatidico 1989 in cui ho salutato tutti.

Cosa hai provato a vedere i Matia Bazar con altre cantanti? Li hai seguiti? E c'è qualcosa di quella produzione successiva che hai sentito più vicina alla vostra esperienza originale?
Non ho mai avuto problemi a veder usato il marchio Matia Bazar con altre cantanti. È stato giusto anche per loro continuare, seppur in un altro modo. Le voci sono state diverse, i generi pure, ma sinceramente non mi sono interessata molto ai dischi che hanno pubblicato.

Una eventuale reunion, anche momentanea, resta esclusa?
Non avrebbe senso: purtroppo due di noi non ci sono più (Stellita e Golzi, ndr), siamo rimasti in due del nucleo originario ed è bello che i ricordi restino legati a quello che abbiamo fatto in quegli anni: è tutto lì e rimane. E nessuno lo può toccare.

Con Marrale sei rimasta in contatto?
Sì, per un po' non ci siamo più sentiti, poi abbiamo ripreso i contatti. Ridiamo, ricordiamo i bei momenti vissuti insieme...

Antonella RuggieroParliamo della tua voce: prodigio naturale o frutto anche di studio ed esperienza?
Alla base c'è il dono di natura. Dopodiché, il fatto di aver iniziato subito e dal vivo, sul campo, mi ha aiutato: mentre canti ti ascolti e vai avanti. Non ho mai fatto corsi di alcun genere, salvo qualche lezione di lirica nel 1981 (ma mi insegnò giusto come fare dei buoni vocalizzi a bocca chiusa prima di fare i concerti). Sono sempre stata sola con me stessa nei confronti della mia voce e continuo ad esserlo, perché è un mezzo straordinario di comunicazione, per poter anche interpretare tutto quello che ho affrontato, dalle canzoni antiche e popolari a quelle più moderne. Una sfida a non cantare mai nello stesso modo: entro in quei mondi, come fa un attore. La voce è uno strumento: lo puoi usare come vuoi, a patto di trattarlo bene. Io ho cercato di preservarlo e di utilizzarlo nel modo migliore.

A proposito di lirica, hai mai pensato di cimentarti anche in quel campo?
No, mai. Quello è un altro mondo che bisogna affrontare fin da giovanissimi, con grande rigore e impegno. Lì non puoi fare quello che ti pare, devi eseguire quello che c'è scritto. Una sfida che si gioca proprio su un altro terreno. Ho solo cantato certe arie d'opera perché mi piacevano, facendole diventare mie e senza alcuna altra pretesa.

Quali sono le tue cantanti preferite?
Ricordo che negli anni 70 una che mi ha colpito tantissimo è stata Nina Hagen, una cantante della Berlino Est totalmente libera di usare la voce in modo straordinariamente anarchico. Poi le grandi interpreti blues e rhyhtm 'n' blues. Negli anni Ottanta, Sade, Kate Bush, più di recente Bjork che ha il suo percorso così particolare e interessante.

E tra le italiane?
Vado indietro nel tempo e dico Lucia Mannucci del Quartetto Cetra. Facevano delle cose talmente sofisticate e difficili che nessuno è riuscito a superarli. Poi citerei Caterina Valente, un'artista duttile che scriveva, cantava in maniera speciale. E poi tante altre, ovviamente...

Sono tempi neri: serve Empatia, come dicevi in tuo disco recente?
È l'unica cosa che ci può salvare, perché sono anni difficili, oscuri, di cui nessuno di noi può conoscere l'esito. Siamo tutti impotenti e si fa fatica a trovare una speranza anche per le nuove generazioni.

Quantomeno la musica si è liberata delle restrizioni che l'hanno penalizzata durante la pandemia. Farai concerti questa estate?
In realtà in questi due anni sono riuscita a fare molti concerti in giro per l'Italia, compatibilmente con le limitazioni, e devo ringraziare chi è riuscito a organizzarli nella massima sicurezza. Ora siamo più liberi e vediamo cosa riusciamo a fare: sto definendo il calendario dei concerti estivi, in cui proporrò le canzoni del mio repertorio solista e anche dei brani dei Matia Bazar, magari con una veste nuova e arrangiamenti diversi.

(Originariamente pubblicata sul quotidiano Leggo)

Discografia
Libera (Mca, 1996)
 Registrazioni moderne (Mca, 1998)
 Sospesa (Mca, 1999)
 Luna Crescente (Sacrarmonia) (Sony, 2001)
 Antonella Ruggiero (Universal, 2003)
 Sacrarmonia Live (Sony, 2004)
 Big Band (Sony, 2005)
 L’abitudine della luce (Edel, 2006)
 Stralunato Recital Live (live, Edel, 2006) 
 Souvenir d’Italie (Edel, 2007) 
 Genova La Superba (Edel, 2007)
Pomodoro genetico (Liberamusic, 2008)
 Cjanta Vilotis (Liberamusic, 2009)
 I regali di Natale (Liberamusic, 2010)
 Contemporanea Tango (Liberamusic, 2010)
 Il meglio di Antonella Ruggiero (antologia, Edel, 2012)
 L'impossibile è certo (Liberamusic, 2014)
 Cattedrali (Liberamusic, 2015)
  La vita imprevedibile delle canzoni (Sony, 2016)
 Quando facevo la cantante (antologia, Liberamusic, 2018)
 Empatia (live, Liberamusic, 2020)
 Come l'aria che si rinnova (antologia, Bmg, 2022)
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

La danza
(videoclip da Libera, 1996)

Amore lontanissimo
(videoclip da Registrazioni moderne, 1998)

Controvento
(videoclip da Sospesa, 1999)

Attesa
(videoclip da Pomodoro genetico, 2008)

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