Faintin' Goats

Faintin' Goats

Di divinitÓ fallibili e danze androidi

intervista di Francesco Nunziata

Con il loro electro-punk-noise-industrial-shitgaze, i beneventani Faintin’ Goats si stanno facendo strada nel sottobosco del rock italiano, in cui dal maggio scorso si aggira il fantasma di “Failin’ Gods”, loro secondo disco che, pur lasciando ancora intravedere ampi margini di miglioramento, si è lasciato apprezzare da queste parti per una serie di piccole, instabili partiture, dove lo spirito anarchico della San Francisco sotterranea di fine anni Settanta convive con il desiderio di trasformare l’ansia dei nostri giorni in energia da scaricare in danze androidi.
Per saperne di più, abbiamo rivolto ad Alessio Del Donno e Daniele Pescatore una serie di domande.

 

Per prima cosa, raccontateci come vi siete conosciuti e come avete cominciato a fare musica, magari dando risalto anche alle vostre rispettive formazioni musicali.
Alessio: Ci conosciamo da quando eravamo ragazzini, forse avevamo undici o dodici anni. Qualche anno dopo, già suonavamo di tanto in tanto, sperimentando con chitarre e amplificatori, suonando le cover dei Nirvana nella cameretta di Daniele. Poi le nostre strade si sono divise. Io ho suonato nei 23 and Beyond the Infinite dal 2013 al 2020, con una costante attività live in Italia e all’estero. In parallelo, ho mantenuto altre formazioni per serate o improvvisate in sale prove con diversi musicisti. Daniele ha preso invece la strada del blues.

 

Quali sono le band che vi hanno maggiormente influenzato?
Chrome, Butthole Surfers, Psychic Tv, Movie Star Junkies, Big Black, Factums, Marc Ribot, Captain Beefheart, Pop Group, Shit and Shine, Dead Combo, Six Finger Satellite, Liars, Fall, Suicide, Cheveu e tanti altri… siamo appassionati di musica e in generale ci piace esplorare e ampliare sempre il raggio d’ascolto.

Perché avete impiegato ben cinque anni per dare un seguito a "Monomania"?
Nel frattempo entrambi abbiamo mantenuto e portato avanti anche altri progetti. Abbiamo iniziato a comporre "Failin’ Gods" quasi subito dopo l’uscita di "Monomania". Nel frattempo, ci sono stati diversi spostamenti, fine dell'università per entrambi e lavori in Italia e all’estero, per non menzionare la pausa forzata dovuta al Covid. In questi anni abbiamo elaborato una visione diversa del progetto e ci siamo impegnati per trovare una dimensione più compatta ai nostri pezzi. Suonavamo sempre, ma senza la fretta di dover pubblicare un disco a tutti i costi. E intanto abbiamo composto i brani per le compilation internazionali, realizzato qualche videoclip e partecipato alla soundtrack del cortometraggio "La Noce".

“Failin’ Gods” è un disco "autoprodotto e autoconfezionato”. L’estetica del DIY è una necessità o una fede?
È sicuramente una necessità. Ma soprattutto è un gran divertimento. E dalla necessità, virtù. A noi interessa suonare, fare dischi, organizzare concerti, realizzare video, tutto in libertà totale. Anche se sembra che ormai per fare musica sia necessario esclusivamente seguire la stessa “rat-race” e quindi registrare “in un certo modo” e pubblicizzarsi “in un certo modo”, avere un ufficio stampa che ti organizza i concerti “in certi posti”, dover sempre investire tempo e denaro per qualunque cosa vuoi fare e poi non esserne neanche contenti - abbiamo pensato che tutto questo non ci interessava. Il DIY ti dà libertà totale, perché non devi render conto a nessuno di quello che vuoi fare e di come devi farlo.

Rispetto al vostro esordio, nel nuovo disco siete stati più "battaglieri" nell'utilizzo del groove. Direi che, di fondo, nelle vostre ultime composizioni c'è anche una tutt'altro che secondaria tensione ballabile. Che ne pensate?
È estremamente voluto. Abbiamo scoperto che ci piace far ballare il pubblico e ci divertiamo anche noi molto di più. Con gli anni ci siamo trovati a variare di tanto in tanto la nostra strumentazione. A un certo punto, abbiamo deciso di fermarci e fermare gli esperimenti in una serie di brani accomunati da quel groove. "Failin’ Gods" è il risultato. Abbiamo scartato svariati brani proprio per concentrarci su un’idea di sound più compatta. La tensione ballabile è qualcosa su cui continueremo a sperimentare.

So che siete interessati anche a una commistione costante tra musica e video. In che modo tenete fede a questa passione?
Alessio: Sin dal primo brano pubblicato su YouTube, ho voluto occuparmi in prima persona dei videoclip, poiché già durante la composizione in sala, quello che suonavamo mi evocava un certo tipo di immagini, e così è stato per i tutti i videoclip. Da lì abbiamo entrambi pensato fosse adeguato presentare anche durante i concerti una serie di visual montate ed elaborate ad hoc. Non sempre, però, li utilizziamo. Quando non ci sono, il live assume una carica diversa, più “punk” e violenta. Quando, invece, sono presenti, è più facile essere attratti dalle immagini, e l’atmosfera si fa più psichedelica.

Siete per caso anche appassionati di cinema? Se la risposta è affermativa, in che modo la "settima arte" influenza la vostra musica?
Alessio: La risposta è affermativa. Mi diverto a sperimentare con le riprese e i video da quando avevo sedici anni e, parallelamente alla musica, mi occupo per lo più di realizzare cortometraggi e documentari, oltre a essere un appassionato "studioso". Per quanto riguarda l'aspetto prettamente compositivo, il cinema ci ha sicuramente influenzato anche in maniera più “sotterranea”, poiché la scrittura non parte necessariamente da uno spunto cinematografico, piuttosto può capitare il contrario. Il riutilizzo di inserti sonori tratti da film e da materiale video, un po’ come il “found-footage” che utilizzo nei nostri videoclip, è quindi un linguaggio che ci piace, proprio per restituire immaginari vagamente cinematografici. Una sorta di collage che permette a mondi ed estetiche diverse di incontrarsi.

Che tipo di riscontri avete avuto fino a questo momento?
Dopo la pubblicazione di "Monomania", siamo stati invitati dall’etichetta russa UIS a partecipare alla compilation internazionale "Вароша", da lì l’etichetta greca E.C.T. ci ha invitati a partecipare a un’ulteriore compilation, “International”, con artisti e progetti da tutto il mondo, ma ci ha anche supportati nella pubblicazione di "Failin’ Gods". Altre etichette, poi, si sono mostrate interessate, sempre restando in circuiti di autoproduzione e distribuzione. Dopo la pandemia abbiamo avuto, inoltre, occasione di suonare molto di più, girando dalla Sicilia alla Lombardia, tra live club, spazi occupati, circoli o pub (!?), ottenendo riscontri diversi e interessanti. È fondamentale trovare un contesto adeguato alla nostra musica e un pubblico disposto a essere sorpreso e ammaliato dal nostro caos. Per ora, ci è andata bene. È capitato in più di un’occasione che qualche matto se ne uscisse dicendo che era da anni che non si divertiva così, sentendo qualcosa che “non so bene cosa sia, ma mi è piaciuto un sacco”. Questo ci fa piacere, poiché il pubblico è ancora molto curioso e va stimolato nella giusta direzione…

Parlateci del progetto "La Noce - OST (Music From The shortmovie)".
Alessio: È un cortometraggio che ho diretto nel 2019, ideato e scritto con Pasquale Del Giudice. Parla di un malato di prostata che riflette sulla sua condizione. Essendo un tema un po’ grottesco e un po’ drammatico, abbiamo pensato che poteva essere interessante provare a scrivere parte della soundtrack con le sonorità elettroniche noise dei Faintin’ Goats. Hanno partecipato anche altri musicisti e amici del panorama beneventano, Alessio Politano (Oisel) e Andrea Vernillo (Atto Seguente), con cui abbiamo anche composto un brano in featuring, un blues “notturno” con un pianoforte e voce pulita, “My Generation’s Wrong”. È stato interessante provare differenti soluzioni compositive, partendo da suggestioni sonore o dall’utilizzo delle immagini del corto come riferimento per la composizione, o addirittura talvolta discostandoci totalmente dopo aver fissato la scena ben in mente. Gli esperimenti di scrittura delle colonne sonore fanno parte di quel discorso di dialogo costante tra forme artistiche diverse cui accennavo sopra.
Daniele: Per me è stata la prima esperienza nella composizione e registrazione di una colonna sonora. È stato molto interessante produrre qualcosa ad hoc per un cortometraggio e mi piacerebbe continuare su questa strada, magari anche con sonorizzazioni live.

Perché gli appassionati dovrebbero ascoltare la vostra musica?
Perché forse è qualcosa che molto probabilmente non hanno già sentito, qualcosa di fresco e diverso dal marasma musicale italiano recente.

Benevento non è certamente la prima citta a cui un appassionato di musica pensa quando cerca di farsi un'idea del rock italiano, soprattutto quello più "sotterraneo". Che tipo di rapporto avete con la vostra città? Musicalmente parlando, c'è vita nella "città delle streghe"?
C’è vita, ma è nascosta e frammentata. Ci sono molti progetti interessanti, ma pochi spazi dedicati alla musica dal vivo. Molti progetti nel tempo hanno dovuto spesso cercar fortuna altrove. Oltre ai già citati Atto Seguente e Oisel, abbiamo condiviso numerose volte il palco con Unruly Girls, un progetto con cui abbiamo una forte intesa e con cui abbiamo anche sperimentato alcune composizioni e chissà che non pubblicheremo qualcosa assieme... Citiamo anche i 23 and Beyond the Infinite, Caboose, Catash, Enzo Mirone, The Delay in the Universal Loop, Forever Alien, Sweet Jane and Claire, Peth Ks Jamba, Evod…

Cosa dobbiamo aspettarci se veniamo a vedervi suonare dal vivo?
Tanto casino, noise, ritmiche incalzanti, visual epilettiche, feedback, qualche imprevisto e gente che balla.

Che progetti avete per il futuro?
Qualche collaborazione con altri musicisti, un disco più danzereccio, un tour nei Balcani e in Grecia. Poi si vedrà…

Discografia
 

Monomania (autoprodotto, 2017)

 

La Noce - OST (Music from the shortmovie) (autoprodotto, 2020)

Failin' Gods (autoprodotto, 2022)

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