Ryley Walker

Ryley Walker

Un songwriter senza tempo

intervista di Stefano Santoni

Dopo il trasferimento a New York, un tentativo di suicidio e il conseguente lungo periodo di riabilitazione fisico e mentale e la creazione della sua personale etichetta Husky Pants Records, il cantante/chitarrista dell'Illinois è tornato finalmente a far sentire la sua voce e a registrare un nuovo album con un veterano della scena di Chicago come John McEntire dietro al mixer. "Course In Fable" è uscito il 2 aprile. Con un misto di felicità ed emozione abbiamo contattato Ryley Walker per una piacevole intervista in esclusiva che ha toccato moltissimi temi: dall’evoluzione del suo suono ai suoi riferimenti stilistici, passando per la genesi del nuovo album e i suoi progetti futuri.

Ciao Ryley, innanzitutto dobbiamo dire che siamo particolarmente felici del tuo ritorno sulle scene. Sei sempre stato un grande lavoratore e immaginiamo che non sia stato così facile per te fare una lunga pausa per ricostruire te stesso. Qual è stata la scintilla che ti ha spinto a iniziare a lavorare su un nuovo album?
Sono felice di poter dire che sono tornato e penso che la mia nuova musica sia la migliore di sempre. Ho lavorato moltissimo su me stesso, ho scandagliato a fondo la mia anima riuscendo a trovare molta gioia nel quotidiano. Questo mi è di grande ispirazione per continuare a creare nuove sonorità.

La tua musica ha due facce, e ho sempre trovato questo atteggiamento molto eccitante e affascinante. È un processo naturale per te creare l’incredibile e avventuroso equilibrio tra sperimentazione e struttura classica?
Tutti i miei dischi preferiti superano sempre i limiti. Amo infrangere le regole. Ritengo che sia una cosa fondamentale non fare mai la stessa cosa due volte.

Dal folk a Derek Bailey, passando per la scena di Chicago degli anni 90 ricca di suggestioni: la scena impro-jazz e post-rock. Hai scelto John McEntire come produttore proprio per catturare questa atmosfera?
John è stato senza alcun dubbio uno degli architetti nella costruzione di quel “suono di Chicago” con Tortoise, Sea And Cake e mille altri progetti. Sono da moltissimi anni un fan del lavoro di John. Per lui produrre questo disco è un sogno che si avvera. È stato molto disponibile e amichevole e con lui si è creata subito un’atmosfera che prediligeva un suono accurato e pulito. In questo ci siamo trovati perfettamente d’accordo perché io volevo davvero tanto avere un disco dal suono il più possibile brillante e pulito.

In che percentuale all’interno del nuovo album possiamo trovare le tue esperienze degli ultimi anni e perché ti sei trasferito a New York?
Mi sono trasferito a New York City tre anni fa. Sono molto felice di essere qui. Amo le grandi città giganti che hanno un cattivo odore. Quindi qui mi trovo perfettamente a mio agio. Questo disco è stato principalmente ispirato dall’essere intrappolato a New York, visto che recentemente, come tutti, non ho avuto possibilità di muovermi!

Come vedi il tuo viaggio musicale e i cambiamenti nelle direzioni stilistiche dal primo all’ultimo album? Ho notato un progresso significativo nelle tue performance canore, sembra che ora tu abbia più fiducia in te stesso come cantante. Mi sbaglio?
Hai ragione, penso che il mio modo di cantare sia migliorato molto. Ma, sai, non ho mai avuto una formazione professionale in musica o spettacolo e ho imparato tutto quello che so semplicemente suonando dal vivo e facendo pratica a casa. Lo faccio da 10 anni, quindi spero di essere davvero migliorato. Rispetto agli inizi, credo che il mio modo di cantare adesso sia molto più naturale e rilassato. Credo che dovrei smettere di fumare, forse anche questo potrebbe aiutarmi.

Molti pensano a te come un songwriter legato alla scena folk britannica degli anni 70, ma credo sia una visione molto superficiale perché la tua musica è sempre in continua evoluzione. Il tuo obiettivo sin dall’inizio era trasformare le tue vecchie passioni musicali in qualcosa di profondamente personale e non convenzionale?
Sono un grande fan della musica folk britannica, ma è importante avere sempre la voglia di progredire artisticamente. Sono una persona che si annoia molto facilmente, quindi devo trovare sempre il modo di sfidare me stesso. Spero che ogni disco e ogni fase della mia vita siano diversi. Non riesco a stare fermo con le mani in mano! Pensa che adesso sono ossessionato dal progressive rock britannico e italiano. Ci sono dei lavori assolutamente geniali.

Hai sempre amato lavorare con altri musicisti e le collaborazioni tra musicisti erano il fulcro della scena di Chicago negli anni 90. Parlami della tua attuale collaborazione con David Grubbs. Lui è uno dei miei idoli musicali ed è un altro che ha saputo cambiare passando dai Bitch Magnet ai Gastr Del Sol passando per giganti del jazz come Rob Mazurek e Mats Gustafsson. Hai intenzione di registrare un album con lui dopo aver suonato insieme al Café OTO, tempio londinese dell’improvvisazione?
Improvvisare con altri musicisti è senza dubbio il mio modo preferito di fare musica, ed è vero che è tuttora una grande tradizione del suono proveniente da Chicago. Sono felice di esserne stato testimone nel passato e di essere riuscito successivamente nel mio piccolo a dare anche un personale contributo. Suonare con David Grubbs è un altro sogno che si avvera. Non è solamente un artista straordinario, ma anche un amico prezioso. Abbiamo registrato un album insieme, che ho intenzione di pubblicare questo autunno. È un onore per me.

Quali sono le tue ispirazioni quando scrivi i testi? Le tue liriche sono sempre profondamente stratificate, a volte astratte e criptiche, ma spesso con una dose di umorismo oscuro e talvolta non è così facile capirne il significato, forse perché sono molto personali. Come è cambiata la tua scrittura nel nuovo album?
Sono sempre ispirato da un flusso di coscienza legato alla paranoia. Vita di città, camminate al freddo, depressione e droghe. Tutto molto personale, ma credo che anche altre persone possano identificarsi in quello che scrivo.

Il nuovo disco è più facile solo in superficie, una sorta di sfida per l’ascoltatore che deve essere molto attento a cogliere ogni singolo dettaglio. L’ho trovato molto emotivo e diverso dagli altri anche se, allo stesso tempo, è segnato da un tuo stile distintivo. Qual era il tuo obiettivo nello scrivere “Course In Fable”? E come si differenzia dai suoi predecessori.
In questo disco, volevo soprattutto che ci fossero autenticità e onestà, e credo di aver centrato pienamente il bersaglio. È il mio suono e il mio stile, e ne sono molto orgoglioso. Il mio obiettivo era creare qualcosa che fosse il più possibile guidato dalla chitarra elettrica e ispirato al progressive rock. Sono un grande fan dei Genesis. Volevo avere un album dall’inizio alla fine che avesse una narrazione complessiva legata alla paranoia. Le canzoni sono state scritte tutte con la chitarra acustica, ma le ho immaginate come grandi ed epici pezzi rock. I brani sono stati tutti provati molte volte e registrati come demo, quindi sapevamo esattamente cosa fare una volta entrati in studio, cosa che non è mai accaduta durante la creazione degli album precedenti.

Ho sempre associato la tua musica ad alcune etichette indipendenti che tu conosci benissimo, come Drag City o Thrill Jockey. La tua personale etichetta Husky Pants ha l’obiettivo di diventare come queste oppure l’hai creata per avere piena libertà artistica e per lanciare nuovi artisti?
Sono molto felice di avere la mia etichetta personale. È piccola, ma guidarla è estremamente gratificante. Mi piace il controllo creativo e avere l’opportunità di poter pubblicare la musica dei miei amici. In passato sono stato aiutato molto dalle etichette discografiche, ma adesso voglio lavorare secondo i miei termini e le mie tempistiche.

Sono sempre stato curioso di conoscere i gusti musicali degli artisti. A volte sono rimasto sorpreso scoprendo che hanno gusti diversi dalla musica che producono. Nel tuo caso mai immaginavo che tu potessi pubblicare un disco come “The Lillywhite Sessions” dedicato alla produzione della Dave Matthews Band. Tu stesso hai detto che ami il progressive e i Genesis. Ma ami anche i Genesis dell’era Phil Collins? E quali sono le tue band preferite di cui sei ancora un fan accanito?
I Genesis sono il mio gruppo preferito in assoluto e amo sia il periodo di Peter Gabriel che quello di Phil Collins. Amo tutto di loro. Questo fa di me un pazzo? Allora sono davvero orgoglioso di esserlo. Oltre ai Genesis i miei gruppi preferiti sono: Sonic Youth, Sonny Sharrock, Thinking Fellers Union Local 282, il Miles Davis elettrico, Gastr Del Sol, Papa M, Led Zeppelin e Pink Floyd.

Cosa pensi della politica americana, soprattutto dopo quest’anno burrascoso segnato dagli scontri razziali, dalla caduta di Trump e dalla pandemia?
Non userò mezze parole. Penso che siamo una nazione profondamente malata. Che Dio ci aiuti.

Nei tuoi album precedenti ho amato il lavoro di LeRoy Bach e Cooper Crain (anche perché sono un fan di Wilco e Nick Cave). Con i tuoi attuali musicisti (Bill MacKay alla chitarra, Ryan Jewell alla batteria e Andrew Scott Young al basso) hai già lavorato in passato e si sente che siete estremamente affiatati. Pensi di aver trovato i perfetti compagni di avventura? E come è nata l’idea di inserire una piccola sezione di archi?
Sì, tutti i membri della band sono vecchi amici che amo molto. Abbiamo un ottimo rapporto di lavoro basato sulla fiducia e sull'armonia musicale. Non avrei voluto nessun altro nel disco. Sono stati da subito la mia prima scelta. Aggiungere gli archi è stata un’idea di John, ed è stata una scelta molto intelligente. Hanno aggiunto alla musica dei toni di drammatica bellezza.

Quali sono i tuoi piani per il futuro?
Lavorare su più registrazioni legate al noise e all’improvvisazione e imparare a suonare meglio gli assoli di chitarra.

Grazie davvero per la tua pazienza e disponibilità.
Grazie a te.



Discografia
 All Kinds Of You   (Tompkins Square, 2014)6,5
Primrose Green  (Dead Oceans, 2015)7
 Golden Sings That Have Been Sung  (Dead Oceans, 2016)6,5
Deafman Glance  (Dead Oceans, 2018)7,5
 The Lillywhite Sessions  live (Dead Oceans, 2018) 
 Bozo In Big Smoke  live  (Husky Pants Records, 2020) 
Course In Fable  (Husky Pants Records, 2021) 8
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