20/05/2017

Faust

Centro Stabile di Cultura, San Vito di Leguzzano (Vi)


“Non esiste gruppo più mitico dei Faust” diceva Julian Cope nel suo “Krautrocksampler” e il duo storico formato da Werner “Zappi” Diermaier e Jean-Hervé Péron, con l’aggiunta del chitarrista Amaury Cambuzat, non fa altro che confermarcelo.

Simboli viventi di tutto il movimento del kraut-rock e forti della pubblicazione del nuovo eccellente album “Fresh Air“, i Faust traghettano con coerenza le sperimentazioni destrutturanti post-atomiche degli esordi nel nuovo millennio, incapaci di fare arte fine a se stessa (dice Jean-Hervé Péron “l’arte per l’arte è finita”), ma sempre strettamente legati alla contemporaneità (la guerra in Libia e in Siria, i morti nel Mediterraneo, la Marsigliese destrutturata e stravolta del brano “Chlorophyl”, simbolo della Repubblica francese con le mani sporche di sangue per tutte le atrocità accadute negli ultimi anni). 

Fin dal loro ingresso è palpabile l’aura di leggenda che li ammanta fin dal lontano 1971, anno del lancinante esordio. Il nuovo live riesce quindi a evitare il rischio del classico revival passatista, per essere invece attuale ancora nel 2017. Si parte con una versione dilatata (più dieci minuti) e caustica di “Mama Is Blue” del mitico album “nero” (“So Far” del 1972), ricca di droni e distorsioni che sconquassano le orecchie degli ascoltatori. Il lungo trip continua tra brani della più recente discografia, tra martelli pneumatici a dettare tempi e flessibili da sottofondo industrial. All’interno del grande calderone c’è spazio per una versione caotica e violenta del classico “The Sad Skinhead” del loro quarto album “Faust IV” (1973) e per i lunghi dialoghi franco-inglesi tra Jean-Hervé Péron e Amaury Cambuzat di “Fresh Air” e “Fish” che, da una parte, riportano alla mente il dialogo a due del leggendario brano del 1971 “Miss Fortune“, dall’altro sono talmente legati alla contemporaneità da far sembrare i Faust un gruppo sperimentale esordiente. 

Il vero messaggio che è passato è che l’arte non può che parlare dei propri tempi, dando anche messaggi universali, ma sempre riferiti alla realtà in cui si è immersi. Da qui nasce la figura metaforica del “pesce” descritta nel nuovo brano “Fish”, testimone muto e impotente dell’oscena violenza che porta alla morte migliaia di vite umane nelle acque del Mediterraneo, come conseguenza di guerre e scelte politiche che sono la vera cifra dei nostri anni.

L’impressione è che i Faust, indipendentemente dalla loro carta d’identità, non saranno mai dei dinosauri (triste fine di un’infinità di musicisti), ma saranno sempre avanguardia. L’unico momento di auto-celebrazione si ha alla fine con la versione breve e dinamica del loro brano più celebre, la suite elettronico-cosmico per eccellenza, il brano che li ha incoronati simbolo dell’immensa stagione della musica sperimentale tedesca: “Krautrock“, dall’album “Faust IV” (1973). 

(Foto di Ivan Serra)

OndaRock Logo

Cavalca l'onda della grande musica

Aggiungi OndaRock alle tue Fonti preferite su Google Discover. Non perderti le nostre recensioni, le pietre miliari e le ultime news direttamente nel tuo feed.