Nel 1971 la radiografia di un pugno chiuso ha segnato un’epoca. Era il primo album dei Faust che con quel pugno indicavano un’ideologia (estrema sinistra), il terrore della guerra atomica (la radiografia) e il loro stesso nome (pugno in tedesco, appunto faust). Cover iconica ai massimi livelli, in un’epoca in cui un pugno chiuso voleva dire avere una visione alternativa – giusta o sbagliata che fosse – della società. Dopo cinquant’anni ci troviamo in un periodo storico totalmente diverso in cui avere visioni alternative sembra impossibile, che ha sepolto i sogni di una generazione, e ai Faust non resta altro da fare che alzare il dito medio, forse l’unico modo per mostrare oggi il proprio disprezzo verso la società contemporanea.
Progetto parallelo dei Faust, composto da Gunther Wüsthof e da Zappi della band originale insieme a Andrew Unruh e Jochen Arbeit degli Einstürzende Neubauten, questa sorta di multinazionale del rock alternativo tedesco pubblica “Daumenbruch” a nome faust (stesso nome ma in lettere minuscole). Se il progetto è parallelo, di sicuro la filosofia è la stessa, cioè quella della totale sperimentazione e libertà e, in questo caso, della pura improvvisazione. Registrato separatamente da tutti i musicisti che hanno sovrapposto le loro parti senza sapere cosa avrebbero fatto gli altri successivamente, “Daumenbruch” è un grande calderone di trovate kraut e noise che seguono un percorso preciso.
Tre lunghe composizioni, per un totale di quasi un’ora di musica, segnate da improvvisazioni che hanno in comune continue accelerazioni, uno sviluppo verticale dei suoni (un costante aumento di intensità) che nelle parti finali diventano sempre più avvincenti. Tre manifesti di musica tra industrial e alt-rock carichi di vitalità: non freddi esperimenti sonori senz’anima ma pura riflessione sul ruolo autentico dell’artista del Ventunesimo secolo.
Emergono chiaramente i due brani principali, “Weisse Schokolade” (quasi ventitré minuti) e “Border River” (quasi diciannove minuti) a far rivivere i fasti delle sonorità kraut, immortali come la libertà che i Faust hanno orgogliosamente mantenuto in più di cinquant’anni di carriera.
20/09/2023
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