13/07/2023

Fake Fest

Beky Bay


Sembrava che tutto fosse contro il Fake Fest. O perlomeno, dal secondo giorno dedicato ai Libertines annullato quasi subito, alle notizie scomparse, alla ricomparsa senza il cosiddetto “more TBA” nell’unica giornata rimasta, lasciando così il palco ai soli Idles e Murder Capital, lo sciopero dei mezzi, e per ultimo, ma non meno importante, il rischio (scampato) di maltempo, inizialmente i presagi in merito non erano dei migliori. A dispetto di tutto ciò, nel tardo pomeriggio del 13 luglio il Beky Bay della calda e assolata Igea Marina è stato preso d’assalto da numerosi (post-)punk-rocker di ogni età. L'ingresso nell'arena è più ordinato e tranquillo del previsto: la gente se la prende molto comoda tra panini, birrette e relax per scaldare i motori, a parte pochi che occupano immediatamente i primi posti sottopalco.
L’apertura è lasciata al dj-set di Fabio Nirta, che, tra Tuxedomoon, Fugazi, Bloc Party e molti altri, riempie le circa due ore di attesa. A metà del set il dj prende inoltre la parola per ricordare alcuni gruppi marchigiani ai quali era molto legato, dedicando un estratto di "Love Will Tear Us Apart Again" dei Joy Division ad Andrea Guagneli, il batterista scomparso dei Brothers In Law.

 

Il cielo è ormai sereno e una leggera brezza avvolge l’arena sulla spiaggia al culmine del crepuscolo, giusto in tempo per l’arrivo dei micidiali Murder Capital. La band post-punk dublinese guidata dall’affascinante frontman James McGovern sciorina due manciate precise di canzoni, una metà da “When I Have Fears” e l’altra da “Gigi’s Recovery”, dalle quali traspaiono grande precisione di suono e prestazioni spinte al massimo, in una performance da lasciare senza fiato.
Il gruppo carbura sui ritmi serrati e minacciosi della reboante “For Everything”, squarciata dalle sferzate di chitarra di Cathal Roper e Damien Tuit, decollando su “More Is Less”, il cui finale è cantato in faccia alle prime file. Batteria e basso, suonati rispettivamente da Diarmuid Brennan e Gabriel Paschal Blake, sono protagonisti della scura e drammatica “Green & Blue”, per poi cedere il testimone agli ottimi passaggi strumentali corali, più taglienti rispetto a quelli ascoltati su disco, di “A Thousand Lives” e “Crying”.
James si muove sicuro di sé sul palco, mandando qualche bacio alla folla a più riprese, e lasciandosi quasi inghiottire da essa durante “Gigi's Recovery”, alla quale fa seguito l'orecchiabile e veloce “Return My Head”.
L’esplosiva “Feeling Fades” rappresenta uno dei momenti più alti dell’esibizione, dove McGovern prende la rincorsa per fare un bel tuffo dal palco e surfare sulla folla, mentre il crescendo di “Ethel” evoca battimani che continuano anche con la vorticosa chiusura “Don't Cling To Life”. Ma le sorprese gradite per il pubblico dei Murder Capital non finiscono qui, poiché il giorno seguente si aggiungerà l’annuncio di una terza data autunnale a Bologna, collocata tra quelle già pubblicate di Milano e Roma.

Si consuma nel giro di poco l'attesa per i mitici Idles: alle prime avvisaglie della potente “Colossus” partono fin da subito con furia i poghi, alimentati dal chitarrista Lee Kiernan, che scende di corsa in mezzo al pubblico in medias res, esattamente come ci si potrebbe aspettare da qualunque show della band di Joe Talbot e dal frontman stesso mentre fa roteare il microfono in aria. Si macinano pezzi su pezzi, successi vecchi e nuovi, come lo spoken word distorto della pesante “Car Crash”, la sudata e partecipata “Mr. Motivator” e la bassline killer della trascinante “Mother”.
Un’ulteriore vetta è rappresentata dalle ritmiche ossessive di “Meds” e “I'm Scum”, dove Talbot fa abbassare gli spettatori, invitandoli a mettere via i cellulari e a intonare l’adorabile coro “Fuck The King!”. Le rasoiate di “Crawl!” e “Divide And Conquer” si placano momentaneamente sulla splendida e tormentata pseudo-ballad “The Beachland Ballroom”, prima della formazione di mosh-pit sulla devastante “The Wheel”. “1049 Gotho” apre la strada agli svarioni di “Love Song”, nel bel mezzo della quale vengono intonate dal chitarrista Mark Bowen e da Talbot “My Heart Will Go On” di Céline Dion, “Easy” dei Commodores, “Knowing Me, Knowing You” degli Abba, e altre, il tutto mentre Kiernan si gode l’ennesimo bagno di folla.
La doppietta di granate provenienti da “Ultra Mono”, “A Hymn” e il raid martellante di “War”, introduce l’ultima parte del live dalla band di Bristol, dominata dal trittico scatenato “Never Fight A Man With A Perm”, “Danny Nedelko” e “Rottweiler”, perfetta conclusione di uno dei concerti più energici, appiccicaticci e spassosi di quest’estate caldissima.

Una serata all'insegna del divertimento con due tra le migliori band post-punk (e forse in generale) in circolazione. Arrivederci Fake Fest, torna più forte e organizzato di prima, perché le impressioni lasciate, in mezzo alla tempesta di mille imprevisti, sono valide e le premesse sono state in fondo ripagate.

Setlist

Idles

Colossus
Car Crash
Mr. Motivator
Mother
Meds
I'm Scum
Crawl!
Divide And Conquer
The Beachland Ballroom
The Wheel
1049 Gotho
Love Song
A Hymn
War
Wizz
Never Fight A Man With A Perm
Danny Nedelko
Rottweiler


The Murder Capital

For Everything
More Is Less
Green & Blue
A Thousand Lives
Feeling Fades
Gigi's Recovery
Return My Head
The Stars Will Leave Their Stage
Ethel
Don't Cling to Life

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