A quasi cinquant’anni dalla nascita, i Cure hanno finalmente ottenuto il riconoscimento più simbolico della loro carriera. Il 1° febbraio 2026, alla 68ª edizione dei Grammy Awards a Los Angeles, la band di Crawley ha vinto i suoi primi due Grammy: Best Alternative Music Performance per “Alone” e Best Alternative Music Album per “Songs Of A Lost World”.
Entrambi i premi sono stati assegnati durante la Premiere Ceremony, la parte non televisiva della serata in cui vengono annunciati la maggior parte dei riconoscimenti di genere.
Al momento della proclamazione, però, i Cure non erano presenti: secondo alcune fonti, i membri del gruppo sarebbero in Inghilterra per partecipare ai funerali di Perry Archangelo Bamonte, chitarrista e tastierista storico, scomparso il 24 dicembre 2025 a 65 anni dopo una breve malattia.
Bamonte aveva iniziato a collaborare con il gruppo negli anni Ottanta come membro della crew, per poi diventare componente ufficiale nel 1990. Ha suonato in album centrali come “Wish”, “Wild Mood Swings” e “Bloodflowers”, ed era rientrato stabilmente nella formazione per il tour “Shows Of A Lost World” tra il 2022 e il 2024.
In assenza della band, è stato letto sul palco un messaggio preparato da Robert Smith, affidato al presentatore Jesse Welles. Nella nota, Smith ha ringraziato la Recording Academy, il team coinvolto in “Songs Of A Lost World” e il pubblico che ha sostenuto i tour più recenti, chiudendo con una frase semplice e diretta: “Senza di voi, nulla di tutto questo sarebbe possibile”.
Fino al 2026, il rapporto dei Cure con i Grammy si era limitato alle candidature. In passato erano stati nominati due volte come Best Alternative Music Album: nel 1993 con “Wish” e nel 2001 con “Bloodflowers”, battuti rispettivamente da “Bone Machine” di Tom Waits e da “Kid A” dei Radiohead. Dopo quella sconfitta, per oltre vent’anni non erano più comparsi nelle shortlist.
La svolta è arrivata con “Songs Of A Lost World”, pubblicato nel 2024: quattordicesimo album in studio e primo lavoro completo dopo il 2008, ha riportato il gruppo al centro dell’attenzione, ottenendo la doppia nomination poi trasformata in vittoria.
I Grammy coincidono con un altro traguardo simbolico. “Boys Don’t Cry” è entrata ufficialmente nel Spotify Billions Club, diventando il primo brano dei Cure a superare il miliardo di ascolti sulla piattaforma. Pubblicata inizialmente come singolo nel 1979 e successivamente inclusa nella raccolta statunitense “Boys Don’t Cry”, la canzone è da sempre uno dei titoli più riconoscibili del gruppo. La versione remixata del 1986, “Boys Don’t Cry (New Voice – New Mix)”, ne ampliò ulteriormente la diffusione internazionale.
Per celebrare il risultato, le etichette Rhino/Elektra e Fiction/Polydor hanno annunciato una campagna speciale in edizione limitata: la pubblicazione digitale, per la prima volta, della versione rimasterizzata “Boys Don’t Cry (86 Mix)”, nuove edizioni in vinile 12″ e 7″, CD e bundle digitali, oltre a una selezione di b-side — “Plastic Passion”, “Pillbox Tales” e “Do The Hansa” — rimasterizzate da Matt Colton.
Premi a parte, il 2026 dei Cure era già densissimo di impegni. Tra giugno e agosto la band attraverserà l’Europa con una lunga serie di festival e concerti all’aperto, come annunciato sul sito ufficiale e nei comunicati più recenti. Il tour segue la conferma che il gruppo ha già registrato 13 nuovi brani ai Rockfield Studios per un futuro seguito di “Songs Of A Lost World”, oltre all’uscita del film-concerto “Show Of A Lost World”.
Ecco tutte le date dei Cure programmate finora: