Madvillain

Madvillainy

2004 (Stones Throw) | hip-hop, beatmaker

How DOOM hold heat and preach non-violence?
Shhh, he about to start the speech, c'mon, silence
On one starry night, I saw the light
(“Raid”)

La maschera di ferro come il generale Massimo Decimo Meridio, a nascondere lo sguardo ferito di un uomo che ha masticato tutto e il suo contrario, costretto all’esilio perché deluso dalle regole del mercato discografico. Un musicista tradito, offeso, ingannato dalle dinamiche spicciole di un circuito ritenuto perlopiù fasullo, "villain" (per l'appunto) fino al midollo.
Prima di vivere per circa 4 anni quasi alla stregua di un clochard e di imbattersi nel circolo losangelino targato Stones Throw dell’amico Madlib, il rapper londinese Daniel Thompson Dumile, in arte MF DOOM, frequenta in lungo e in largo i circoli underground di stampo hip-hop della natia Londra e in seguito dell’adottiva New York. E' un cammino, il suo, attuato nei primi anni 90 con il fratellino Dingilizwe, aka Dj Subroc - nel 1993 investito fatalmente a soli vent’anni da un pirata della strada -, e lastricato di pubblicazioni bizzarre, moniker altrettanto insoliti (Zev Love X, King Geedorah, Viktor Vaughn), crew esplosive (Monsta Island Czars, KMD), una montagna di progetti paralleli e una porta sempre aperta al Nuyorican Poets Café di Manhattan. Insomma, un vero vulcano.

Ma Dumile è innanzitutto un innovatore. Un divoratore seriale di beat, dischi introvabili e fumetti. Il suo avatar MF DOOM è infatti un omaggio al celebre Dottor Destino (Doctor Doom) della Marvel, il cui vero nome è Victor Von Doom. Con il personaggio creato da Stan Lee e Jack Kirby, Dumile condivide l’evento tragico, il lutto che annienta l’anima, mutandone infine la forma. Madre trinidadiana, padre zimbabwese, in costante viaggio da un continente all’altro, Daniel è in un certo senso figlio di “zingari” proprio come Victor. E come quest’ultimo sa cosa vuol dire essere un perfetto eremita. Nei suoi versi traspare quindi la medesima “cattiveria”. Un cinismo necessario che applica senza mai sforare nella riottosità dozzinale e fine a se stessa di chi gioca a fare il rapper duro e puro senza aver dapprima assaggiato sulla propria pelle i drammi della vita.

Nell’alter ego di Dumile, la bontà che trionfa attraverso la guerra del generale romano interpretato da Russel Crowe e la colta spietatezza del cattivo marveliano per antonomasia si intersecano a seconda dell’occasione anche nelle performance dal vivo. La sua è una dicotomia apparente, ingannevole, che rappresenta di fatto l’inquietudine di una personalità forte costretta tuttavia a soccombere.
Con Otis Jackson Jr., per tutti Madlib, Dumile instaura un rapporto di amicizia e profonda stima fin da subito. C’è sintonia tra i due, al netto dell’approccio in parte diverso. E lo dimostrano le interviste rilasciate durante il lancio del duo Madvillain dai toni super-confidenziali.
E’ il primo trimestre del 2004, e il quartier generale della Stones Throw di Chris Manak è una sorta di centro di controllo del Kennedy Space Center di Cape Canaveral con una missione ben precisa: mutare in ogni modo possibile quella cosa chiamata hip-hop con tonnellate di vinili pescati da ogni angolo della terra, vivisezionati in studio per estrarne i ritmi migliori, i frammenti melodici da spedire in loop per qualche secondo prima di incollare un nuovo sample, a creare così un climax in apparenza imprescrutabile, denso di malinconie che si snodano senza sosta.

In tutto questo magico ambaradan, per un Jackson maggiore già ai vertici ce n’è già uno “minore” pronto a fare il grande salto con un debutto intrigante, “Disrupt”. C’è poi Dilla in stato di grazia e ormai alle porte, in procinto da passare dalla BBE all’etichetta di Peanut Butter Wolf per dare vita di lì a poco a quel miracolo irripetibile che è “Donuts”. Non solo. Ci sono anche il synth-funk di Gary Wilson e una vagonata di progetti in cantiere. C'è davvero tanto. Manca però il primo disco partecipato in grado di cambiare le carte sul tavolo.
Ebbene, “Madvillainy” è l’album che tutti aspettano. L’opera a suo modo compiuta in un mare magnum di intuizioni sparse a cocci. “DOOM è come il mio cugino super-intelligente. Trattiamo libri, dischi, Sun Ra, biografie di Charlie Parker”, dichiarerà a più riprese Madlib. Madvillain è in effetti una creatura a due teste. Un mostro paradossalmente tranquillo che si aggira in lontananza, in punta di piedi. Eppure capace di mordere solo con lo sguardo.

Il sound è curato in maniera certosina da Madlib, che pesca praticamente tutto ciò che gli capita a tiro dalla sua incalcolabile collezione di vinili. Non si contano, dunque, le cucitore invisibili, i beat presi in prestito e le sfumature impercettibili a fungere da tappeto melodico di 22 tracce dalla durata perlopiù breve. Trame jazz, riff rock, suoni alieni, bassi funky, vocalizzi in salsa Motown, tempi mutevoli, stop&go improvvisi, discorsi campionati a destra e a manca, arpe, sequenze di piano messe in circolo per pochi istanti prima di dare vita a un movimento breakdance: “Bistro” e “Raid” sono rispettivamente gli esempi migliori presenti in attacco per decodificare l’intesa tra DOOM e Madlib.

E' una mutazione sonora costante, quella che si dipana in "Madvillainy", e che allo stesso tempo asseconda una narrazione altrettanto mutevole, mai doma, in guardia perenne, pronta a sferrare colpi che arrivano da tutte le parti, manco Jackson e Dumile fossero due figli della sacra scuola di Hokuto. In questa ricorsa allo strapazzamento di turno, si inseriscono qui e là gli amici MC Wildchild e M.E.D., e la promettente cantante neo-soul Stacy Epps, meteora dell'epoca con un solo disco all'attivo nel 2008, il consigliatissimo "The Awakenigns". Il tutto mentre MF DOOM parla di comunità afroamericana ormai per metà corrotta (“Accordion”) e Madlib filosofeggia a fasi alterne sull’importanza dei valori del passato (“Shadows Of Tomorrow”).

The light of the past is the light which was
The wisdom of the past is the light of the past
The light of the future is the light which is to be
The wisdom of the future is the light of the future see
Yesterday belongs to the dead
Tomorrow belongs to the living
The past is certified as a finished product
Anything which has ended is finished
That which is perfect is finished
The perfect man is no exception to the rule
The perfect man of the past is made according to the rule of the past
The rule of the past is a law of injustice and hypocrisy

E i sample? Un frullato fantasmagorico. Giusto per citare alcuni dei mostri sacri tirati in ballo: Bill Evans, Osmar Milito & Quarteto Forma, Philip Proctor and Peter Bergman, Steve Reich, The Mothers of Invention, Lew Howard & the All-Stars, Maria Bethânia, Lata Mangeshkar, Sun Ra, Boogie Down Productions, parti dello show televisivo Pinky and the Brain e chi più ne ha più ne metta.
La varietà dei campionamenti del duo è quindi la cifra da cui partire per intendere un ricetta unica nel suo genere, che farà epoca e che contribuirà all’accrescimento di quella strana figura comunemente intesa come beatmaker e di tutto l’hip-hop per la maggiore a carattere strumentale, formatosi lungo la West Coast negli 80 e diffusosi a macchia d’olio in buona parte dell’occidente. Il flow ipnotico di brani come “Figaro”, la dolcezza appena abbozzata in “Curls”, gli intermezzi eterei in scia soul come “Eye”, o le partiture sfuggenti alla stregua di una colonna sonora disturbata di una pellicola blaxploitation come “All Caps” definiscono la struttura singolare di un autentico capolavoro. Il lascito supremo di un musicista che ci ha lasciati troppo presto. Un gigante della scena hip-hop di cui sentiremo sempre la mancanza.

(05/12/2021)

  • Tracklist
  1. The Illest Villains
  2. Accordion
  3. Meat Grinder
  4. Bistro
  5. Raid (featuring MED a.k.a. Medaphoar)
  6. America’s Most Blunted (featuring Lord Quas)
  7. Sickfit
  8. Rainbows
  9. Curls
  10. Do Not Fire!
  11. Money Folder
  12. Shadows of Tomorrow (featuring Lord Quas)
  13. Operation Lifesaver a.k.a. Mint Test
  14. Figaro
  15. Hardcore Hustle (featuring Wildchild)
  16. Strange Ways
  17. Fancy Clown
  18. Eye (featuring Stacy Epps)
  19. Supervillain Theme
  20. All Caps
  21. Great Day
  22. Rhinestone Cowboy




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