Mylčne Farmer

L'autre...

1991 (Polydor) | dance-pop, art pop, french pop

Con "Ainsi soit je..." (1988) che diventa uno dei casi discografici di fine anni Ottanta, rimanendo nella Top 10 francese per ben 44 settimane, l'entrata in studio per lavorare al seguito viene costantemente posticipata. Così, laddove fra il primo e il secondo album di Mylène Farmer era passato meno di un anno e mezzo, per "L'autre...", sua terza fatica, se ne dovranno aspettare più di tre.
La squadra che vi lavora è la stessa: Laurent Boutonnat compone, arrangia, produce e suona le tastiere, Thierry Rogen programma i ritmi e cura la tecnica del suono, Bernard Paganotti suona il basso [nota 1] e Slim Pezin le chitarre. Farmer, oltre a firmare i testi, ci mette volto e voce.

Nato in una famiglia di alto rango, Boutonnat ha avuto la strada spianata sin da giovane: il padre, pluridecorato, ha occupato i piani alti di Croce Rossa e Wwf, mentre la madre è stata all'interno delle istituzioni francesi per decenni, come consigliera e sottosegretaria di vari ministeri. Ha così potuto studiare cinematografia e musica sin da bambino, e rimediare l'appoggio della Rca ancora prima di trovare qualcuno cui far cantare le sue composizioni. È lui che, durante un'audizione, scova l'attrice in erba Mylène Gautier e decide di assoldarla ancora prima di sentirla cantare, convinto dal suo aspetto.
I due scoprono di avere i gusti molto vicini a livello artistico, dalla musica al cinema, passando per la letteratura: fra le passioni che condividono, c'è l'ammirazione per la sfortunata attrice americana Frances Farmer, stella della Hollywood anni Trenta la cui carriera venne compromessa da una diagnosi di schizofrenia paranoide. Mylène decide di adottarne il cognome e sin dai primi testi che scrive è chiaro quanto abbia a cuore la salute mentale e le problematiche correlate.

La novella Farmer può sembrare inizialmente una figura malleabile nelle mani del proprio produttore, come a suo tempo France Gall con Serge Gainsbourg: nel suo primo album, "Cendres de lune" (1986), Boutonnat firma quasi da solo musica e parole, oltre a dirigere i video per accompagnare i singoli di lancio. Già da "Ainsi soit je...", però, i testi sono interamente della cantante, che da lì in poi andrà acquisendo sempre più peso, fino a comporre anche la musica delle proprie canzoni (la prima sarà "Tomber 7 fois..." nel 1995), a far dirigere i propri video da altri registi e infine a collaborare con altri produttori.
Cura inoltre in proprio, col supporto di alcuni professionisti (Sophie Tellier negli anni Ottanta, Christophe Danchaud nei Novanta), le coreografie di tutti i balletti, colonna portante di ogni suo concerto e parte fondamentale dell'immaginario legato alla sua figura.

Queste precisazioni sono necessarie al fine di specificare che Farmer è un personaggio con una propria visione artistica e perfettamente capace di orientarsi: se per molto tempo ha lasciato il timone a Boutonnat è stato per affinità elettiva e per fiducia nelle sue capacità artistiche, non certo per mancanza di iniziativa. Che l'apporto della cantante sia fondamentale è del resto facilmente comprovabile: all'infuori di Farmer, Boutonnat non ha prodotto alcun artista di rilievo, se si fa eccezione per la non esaltante esperienza dell'idolo per adolescenti Alizée. Anche in quel caso, però, si è trattato di un fuoco di paglia durato appena un paio d'album: nonostante Farmer le abbia curato i testi, senza la sua voce e la sua presenza scenica il gioco non poteva durare.
Pertanto, anche se "L'autre..." appartiene ancora all'epoca in cui il timone è saldamente in mano a Boutonnat, non si deve commettere l'errore di ritenere Farmer il mero volto dell'operazione.

"Désenchantée", singolo di lancio dell'album, esce nel marzo del 1991 e alla fine di aprile raggiunge il primo posto in classifica, dove rimane per nove settimane: risulterà il secondo singolo più venduto dell'anno. [Nota 2]
Il video voluto da Boutonnat è un mini-film di dieci minuti in cui Farmer, in abiti maschili, viene reclusa in un campo di concentramento per ragazzi, dove finisce per guidare una rivolta. Bruciato il campo e uccisi i soldati a sua custodia, tuttavia, i rivoltosi si ritrovano a vagare senza meta in una steppa glaciale in cui non si intravede alcuna traccia di civiltà all'orizzonte. Il filmato dura dieci minuti, il doppio della canzone: il primo minuto e mezzo è stato così riempito con un caotico remix, mentre i titoli di coda sono accompagnati da uno sfondo di musica ambient. Si tratta di soluzioni efficaci per il video, ma è un bene che non compaiano nella versione uscita come singolo e poi inserita nell'album, non avendo motivo di esistere senza le immagini a sostegno.
"Désenchantée" è un inno dance-pop con una maestosa introduzione di pianoforte e un trillo di sintetizzatori orchestrali che ne scandisce l'andamento a più riprese, ora comprimendosi, ora dilatandosi. La sezione ritmica è composta da una drum machine, una linea di synth bass e una di basso acustico alternate e a tratti sovrapposte. L'iconico ritornello è sospinto da un coro femminile, pur dal carattere efebico e dal timbro vicino alle voci bianche, da una chitarra distorta (tenuta abbastanza dietro nel mixaggio da non risultare invasiva) e nel finale da stratificazioni di voci via via più fitte.
È una veste sonora sontuosa, la cui dimensione epica ben si adatta al senso di smarrimento descritto dal testo:
Nuotare nelle acque agitate degli indomani,
galleggiare nell'aria troppo pesante del nulla quasi assoluto.
A chi tendere la mano?
Se devo cadere dall'alto, che la mia discesa sia lenta
non ho trovato pace che nell'indifferenza
eppure vorrei ritrovare l'innocenza
ma niente ha senso e niente funziona.
Tutto è caos, e per giunta
tutti i miei ideali, parole guaste.
Cerco un'anima che possa aiutarmi
appartengo a una generazione disincantata
Benché Farmer abbia dichiarato che durante la stesura non avesse intenzione di dipingere un manifesto politico-sociale, ma soltanto di rappresentare il proprio stato d'animo, quei versi sono diventati il simbolo di una generazione e hanno donato senso di appartenenza a quella che è poi diventata una delle legioni di fan più fedeli della scena francese.
L'album esce a distanza di circa un mese dal singolo, introdotto da una copertina che vede la cantante in compagnia di un corvo, in omaggio alla sua passione per Edgar Allan Poe.

Si nota da subito il distacco tecnologico dal precedente album: fra il 1988 e il 1991 i metodi produttivi hanno compiuto un balzo epocale, la cui sfida è stata subito raccolta da Boutonnat. Così, le sonorità si allontanano dal synth-pop e dalle atmosfere gotiche, per passare a un pop elettronico dalle trame eteree, vicino al dream-pop a livello timbrico e alle diverse sfumature della musica da club a livello ritmico, dalla house dei momenti più concitati al downtempo di quelli più distesi. A quest'ultimi appartiene l'iniziale "Agnus Dei", che con le sue voci impalpabili, i sospiri, il titolo in latino ripetuto ossessivamente e le stratificazioni elettroniche rimanda a "MCMXC a.D." degli Enigma, uscito neanche cinque mesi prima. Ricorrono in ambo gli album, non a caso, anche i riferimenti alla repressione sessuale insita nel Cristianesimo.

"Je t'aime mélancolie" è guidata da un groove di pianoforte house, ma si muove a soli 105 bpm, con un passo decisamente più lento della media del genere, poggiandosi su schizzi di suoni campionati e chitarre funky. Anche qui la voce di Farmer si muove fra il canto e il sospiro, motivo per cui viene del tutto naturale che a tratti assuma una funzione simile alla musica ambient, lasciata a posarsi sulla base come un elemento astratto o un tocco d'atmosfera. Questa peculiarità, che rappresenta uno dei suoi elementi di forza, l'ha anche resa un personaggio divisivo: a fronte della sua enorme popolarità, non è insolito incappare in una rumorosa minoranza critica che accusa Farmer di non saper cantare.

"Psychiatric", il momento più cupo, ha una base techno ambient densa di suoni ambientali campionati (in particolare il cigolio di porte e cancelli, a simboleggiare un luogo di reclusione per persone affette da disordini mentali) e un paio di frasi in inglese ripetute ossessivamente: "Non sono un animale", "È facile questa volta perdere la testa".
"Regrets", in duetto con Jean-Louis Murat [Nota 3], è una celestiale ballata per sparsi accordi di pianoforte, strati di tastiere fluttuanti, lunghe note di basso fretless, nonché, a partire da 3' 19", un tintinnio sintetico profumato d'estremo Oriente, accostabile allo stile di Ryuichi Sakamoto. Le due voci si avvolgono fra versi che rimandano a paesaggi naturali forse derivati dal romanticismo ottocentesco, grande passione di Farmer, e densi di malinconia:
Lontano, lontano dal mondo
dove nulla muore mai
ho fatto questo lungo, dolce viaggio
le nostre anime si fondono alle nevi eterne
l'amore ha nascosto il suo vero volto.
[...]
Manteniamo l'innocenza e l'incuria dei nostri giochi di una volta emozionanti.
Non avere rimpianti
fidati di me e pensa a tutti i "no way"
l'indifferenza dei sensi
non avere rimpianti
fai la promessa
tu sai che l'inverno e l'autunno non si sono potuti amare
Se "Pas de doute" si muove sugli stessi sentieri di "Désenchantée", con il suo dance-pop trionfante, "Beyond My Control" è un cupo electropop per campionamenti vocali astratti, synth orchestrali e dure batterie dal timbro industrial.
Chiude "Nous souviendrons nous", ambient pop per voce e tastiere, senza sezione ritmica, che finisce a un passo dalla new age di Enya o dai tratti più pacati dei Clannad.

Il 10 maggio 1991 "L'autre..." raggiunge il primo posto della classifica francese degli album, dove rimane per venti settimane consecutive. [Nota 4]
Nel corso dei mesi successivi ne vengono estratti altri tre singoli: "Regrets" (che raggiunge il numero 3 e vende 125mila copie), "Je t'aime mélancolie" (numero 3) e "Beyond My Control" (numero 8). [Nota 5]
Se "Ainsi soit je..." è il disco che fa entrare Farmer nell'Olimpo del pop francese, "L'autre..." è quello che la conferma, impresa in fin dei conti ancora più difficile. Da lì in poi la sua carriera non avrebbe più conosciuto ostacoli: a tutt'oggi, con oltre dodici milioni di copie, è la donna francese che ha venduto più album in patria (per mettere le cose in prospettiva: nessun'altra ha raggiunto i dieci milioni).

All'estero viene talvolta presentata come "la Madonna francese", definizione che in realtà le porta un grave disservizio: prima di tutto, perché rischia di farla passare come emulo di un'altra artista, e in secondo luogo perché fra le due non ci sono molti elementi in comune. Entrambe hanno mescolato dance e pop, entrambe sono anche ballerine, ma Farmer è un personaggio decisamente più raffinato: i suoi testi metaforici e simbolici hanno riferimenti letterari che non sussistono in quelli di Madonna, mentre le musiche - distanti dalla necessità di inseguire ogni moda a ogni costo - hanno attraversato atmosfere gotiche e dream-pop, fino a toccare suggestioni new age, con un approccio intellettuale semmai più vicino a quello di Kate Bush.
Enigmatica, poco propensa all'apparizione televisiva e a rivelare dettagli sulla propria vita privata, Farmer ha compiuto l'impresa di diventare la regina del pop francese scegliendo la via più difficile.


[Nota 1] Paganotti è stato bassista dei Magma in album come "Üdü Ẁüdü" (1976) e la trilogia dal vivo "Rétrospective" (1981), per poi collaborare agli storici dischi gemelli pubblicati da Jacques Higelin nel 1979: "Champagne pour tout le monde" e "Caviar pour les autres...". In generale, è uno dei più apprezzati turnisti della scena francese, richiesto da Charles Aznavour, Francis Cabrel, Christophe, Jacques Dutronc, Johnny Hallyday, Bernard Lavilliers, Véronique Sanson e molti altri.

[Nota 2] Nel 1991 un solo singolo ottenne il disco di platino, avendo superato ufficialmente il mezzo milione di copie vendute: "La zoubida" di Lagaf'. Dato il suo andamento in classifica, piuttosto simile, "Désenchantée" si piazzò plausibilmente poco sotto quella soglia.

[Nota 3] Murat è un cantautore di culto, poco noto a livello di grande pubblico, ma tenuto in grande considerazione dalla critica e soprattutto dai colleghi (Julien Clerc, Françoise Hardy, Indochine e Sylvie Vartan fra coloro che hanno registrato sue canzoni).

[Nota 4] Wikipedia riporta il disco sopra i due milioni di copie, ma senza citare fonti affidabili. Due stime più credibili sono state calcolate da Chartmasters e Infodisc, sovrapponendo le quali si può stabilire con discreta certezza che le vendite furono superiori al milione e 400mila copie sul mercato interno.

[Nota 5]I tre brani vengono accompagnati da altrettanti video, diretti da Boutonnat. In quello di "Je t'aime mélancolie" Farmer alterna passi di danza a un combattimento contro un pugile, mentre quello di "Beyond My Control", carico di immagini erotiche, è ancora oggi vietato ai minori di diciotto anni.
 

(14/08/2022)

  • Tracklist
  1. Agnus Dei
  2. Désenchantée
  3. L'autre
  4. Je t'aime mélancolie
  5. Psychiatric
  6. Regrets (con Jean-Louis Murat)
  7. Pas de doute
  8. Il n'y a pas d'ailleurs
  9. Beyond My Control
  10. Nous souviendrons nous






Mylčne Farmer sul web