Nina Simone

Pastel Blues

1965 (Philips) | vocal jazz, blues

Nina Simone è stata una delle più importanti artiste che gli Stati Uniti abbiano prodotto nel Ventesimo secolo: cantante jazz iconica, su altezze raggiunte probabilmente soltanto da Ella Fitzgerald e Billie Holiday; donna dalla vita tormentata che ha vissuto in prima linea la discriminazione dei neri negli stati del sud e per questo in seguito avvocato per la causa; pianista di grande estro, capace di brillare in più contesti, grazie alla stratificazione del suo retroterra culturale.

Nata Eunice Kathleen Waymon, assume il nome d'arte Nina Simone, ufficialmente come omaggio all'attrice francese Simone Signoret, ma pragmaticamente per non far arrivare a sua madre, ministro metodista, la notizia che sua figlia suonasse musica immorale. Il proposito non potrà però venire mantenuto, data la crescita repentina e inarrestabile della sua fama concertistica, seguita dal debutto nel mondo discografico verso la fine degli anni Cinquanta.

Per il suo album di debutto, "Little Girl Blue" (Bethlehem, 1959), sceglie ingenuamente di essere pagata una tantum e ciò le comporta una notevole mole di mancati introiti. Dalla padella alla brace, lascia l'etichetta e approda alla Colpix, che la scrittura a patto di avere totale controllo sul materiale che registrerà. Interessata a ottenere un sostegno economico per poter continuare il suo percorso accademico come pianista, accetta la condizione e pubblica nove album, parte in studio e parte dal vivo, fino al 1964.
Al termine dell'esperienza, approda alla Philips e lì inizia la sua vera carriera, per quanto alla libertà artistica corrisponderà, in privato, un periodo di abusi da parte di Andy Stroud, suo marito e agente, che aveva lasciato la carriera militare per poter gestire al meglio quella della moglie.

La produzione per la Philips si distingue per i contorni politici e sociali che fino a quel momento le erano stati preclusi, al netto dell'ampio ripescaggio di brani dalla cultura nera. Senza più briglie, Simone interpreta - e talvolta scrive di proprio pugno - brani che attaccano frontalmente gli Stati Uniti della segregazione razziale, in perfetto sincronismo con l'apice del black power.
È difficile scegliere un album fra i suoi sette incisi in questa fase, senza dubbio la più brillante, essendo piuttosto vicini per attitudine e qualità: se "Pastel Blues" ha un vantaggio sugli altri, è quello di contenere un brano particolarmente lungo, che svela il potere di Simone in un formato per lei più esteso del solito.
Il disco è prodotto dal celebre Hal Mooney, arrangiatore assoldato da ogni cantante jazz che abbia inciso un disco negli Stati Uniti fra gli anni Cinquanta e Sessanta (raramente un'iperbole è stata così vicina alla realtà). Con Nina Simone il rapporto sarà comunque particolarmente intenso e continuativo.

"Be My Husband" apre la scaletta con la voce di Simone che risuona poderosa su arrangiamento sottrattivo composto soltanto dall'hi-hat di una batteria e dal battito di mani e piedi. Con una melodia ripetitiva, influenzata dai canti tradizionali degli schiavi neri, la narratrice lamenta i maltrattamenti del marito:
Mantieni la promessa che mi hai fatto,
che starai lontano da Rosalie, yeah.
Se vuoi che io cucini e cucia, yeah,
all'infuori di te non c'è posto dove andare.
Per favore non trattarmi (in maniera) così dannatamente meschina,
sei l'uomo più crudele che io abbia mai visto
Quello che l'ascoltatore non poteva all'epoca immaginare è che Simone subisse questo e altro all'interno delle mura domestiche: paradossale che il brano sia firmato proprio da Stroud, quasi come fosse una confessione delle proprie colpe.

"Nobody Knows You When You're Down And Out" è una fedele rilettura dello standard blues risalente agli anni Venti, scritto da James Cox e reso celebre da Bessie Smith. Entra qui il pianoforte, che rimarrà protagonista fino al termine dell'album.
"End Of The Line" è un inedito firmato da due autori freelance, Cynthia Medley e John Edmonson, che non hanno lasciato altre tracce significative all'infuori di questo brano. Si tratta di una ballata sui generis, con Simone impostata su un timbro vocale androgino (sembra quasi di sentire Anohni con trentacinque anni di anticipo) e il suo piano che sfoggia deliziosi barocchismi, mettendo sul piatto un mai sopito amore per la classica (è bene ricordarlo, la prima musica che Simone abbia mai suonato).

Con "Trouble In Mind" si torna agli anni Venti, alle radici di jazz e blues. Il brano venne scritto da Richard M. Jones e in seguito portato al successo da Bertha "Chippie" Hill e Louis Armstrong. Simone l'aveva già inciso dal vivo per l'album "Nina Simone At Newport" (1960), ma la nuova versione è più concisa, durando la metà, e mette in evidenza la componente blues del brano, con una delicata linea di chitarra elettrica.
Con "Tell Me More And More And Then Some" ripesca, probabilmente salvandolo dall'oblio, un brano poco noto scritto e registrato da Billie Holiday nel 1940, mentre il primo lato del vinile si chiude con "Chilly Winds Don't Blow", blues screziato di ragtime. Anche in questo caso è la sua seconda versione del brano, scritto per lei nel 1959 dal produttore Hecky Krasnow e dal compositore William Lovelock.

"Ain't No Use", che apre la seconda parte, è un lento blues travolto da virtuosismi pianistici, scritto per Simone da Rudy Stevenson, chitarrista che fu parte della sua band di accompagnamento dal 1965 al 1967.
"Strange Fruit" torna nel repertorio di Billie Holiday: poesia scritta nel 1937 e musicata in seguito dallo stesso autore, Abel Meeropol (insegnante ebreo e convinto comunista, più volte sotto indagine per via delle sue posizioni), è stata incisa da Holiday nell'aprile del '39 e viene oggi considerata una delle più importanti canzoni americane del secolo. Indicata come il primo grido a favore dei diritti civili in una nazione ancora distante dalle proteste organizzate e dai movimenti di massa, alla sua origine si combinavano del resto un bianco perseguitato per le sue idee e una nera discriminata per il colore della sua pelle, neanche fosse un segno del destino.
Simone la canta accompagnandosi al pianoforte, in una quiete surreale, separando le note con lunghe pause, con la voce perfettamente catturata in tutte le sue screziature, dall'arrochimento al sospiro, mentre enuncia un testo di ventotto anni prima, come a sottolineare quanto poco nel frattempo fosse cambiato.
Alberi del sud che portano strani frutti,
sangue sulle foglie e sangue alle radici.
Corpi neri che oscillano nella brezza del sud,
scena pastorale del sud galante,
quei grandi occhi sporgenti e la bocca contorta.
Profumo di magnolia, pulito e fresco,
poi all'improvviso odore di carne bruciata,
ecco la frutta da cogliere per i corvi
È però la chiusura a spiccare e a mostrare una nuova dimensione per l'artista. "Sinnerman" è un brano tradizionale inciso da una moltitudine di musicisti a partire dagli anni Cinquanta, ma Simone è stata la prima a riconoscerne l'origine popolare.
La prima versione venne registrata, con il titolo di "On The Judgement Day", dai Sensational Nightingales, quartetto gospel che se ne accreditò la paternità. Due anni dopo, con il titolo di "Sinner Man", toccò al cantante folk Willie Holt insieme all'orchestra di Les Baxter, e anche in questo caso gli interpreti se ne intestarono testo e musica. Nel 1971 sarebbe stato Peter Tosh a prendersene la firma, in una versione che lo vedeva alla voce dei Wailers, intitolata "Downpressor".
Simone conosceva però sin troppo bene la canzone, avendola imparata da sua madre quando era bambina: la indicò pertanto come tradizionale e se ne attestò soltanto l'adattamento. Il testo narra la fuga di un peccatore durante il Giudizio universale:
Oh peccatore, dove corri?
Tutti in quel giorno dovremo correre verso le rocce.*
Per favore nascondetemi, corro verso le rocce.
Ma la roccia gridò, non posso nasconderti, la roccia gridò,
non ti nasconderò qui.
Le ho detto: roccia, che problema hai, roccia?
Non vedi che ho bisogno di te, roccia?
Così sono corso al fiume, stava sanguinando,
sono corso al mare, stava sanguinando,
così sono corso al fiume, stava ribollendo,
sono corso al mare, stava ribollendo.
Così sono corso dal Signore,
per favore nascondimi Signore, non vedi che sto pregando?
Non mi vedi quaggiù mentre prego?
Ma il Signore disse, vai dal Diavolo,
così sono corso dal Diavolo, stava aspettando
*Nota: l'immagine evocata viene da un passo dell'"Apocalisse di Giovanni".

Va specificato che nella succitata traduzione mancano ampie porzioni del testo, perché Simone ripete in continuazione frasi e nomi, come a mimare la sensazione di frenesia e caos della situazione descritta, del resto pienamente rappresentata dalla musica: 147 battiti per minuto con rumorosi fraseggi di piano che inseguono una sezione ritmica in levare. La corsa procede per oltre dieci minuti, concedendosi anche intermezzi in cui imbastire giochi di handclapping o lasciar risplendere il resto della band, in particolare il contrabbassista Lisle Atkinson e il batterista Bobby Hamilton.
Questa Simone titanica e apocalittica suona anche come metafora dei tumulti sociali degli Stati Uniti dell'epoca e trascende qualsiasi etichetta, frullando cultura nera (jazz, soul, blues, spiritual) e bianca (la musica classica, ma anche la teatralità assorbita coverizzando in passato i brani di Broadway, le chanson di Charles Aznavour e Jacques Brel, le opere di Kurt Weill e Bertolt Brecht).
Nel corso dei decenni la "Sinnerman" di Simone è stata campionata da Timbaland, Flying Lotus, Kanye West, Felix Da Housecat e molti altri, diventando un punto di riferimento per la cultura nera, come del resto l'intero album che la contiene.

(06/06/2021)

  • Tracklist
  1. Be My Husband
  2. Nobody Knows You When You're Down And Out
  3. End Of The Line
  4. Trouble In Mind
  5. Tell Me More And More And Then Some
  6. Chilly Winds Don't Blow
  7. Ain't No Use
  8. Strange Fruit
  9. Sinnerman


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