Roxette

Roxette

Pop-rock per cuori infranti

di Giuseppe D'Amato

Amatissimi dal pubblico ma spesso snobbati dalla critica, verso fine anni 80 Per Gessle e Marie Fredriksson hanno coniato una formula pop terribilmente efficace, fatta di tastiere elettroniche, energia rock e melodie orecchiabili. Tra inni da stadio e canzoni romantiche, ecco la storia dei magic-friends svedesi che hanno fatto innamorare il mondo
Never is a long time, goodbye
no answers for the asking,
It's a long time, goodbye
no mercy for the aching
La triste notizia della scomparsa di Marie Fredriksson a soli 61 anni, avvenuta il 9 dicembre 2019, ha lasciato l'amaro in bocca e parecchi cuori spezzati, ma non ha colto affatto impreparati i suoi fan più attenti. La storica voce dei Roxette infatti è venuta a mancare dopo una durissima lotta contro il cancro, iniziata circa diciassette anni prima a seguito di una caduta accidentale nel bagno della propria abitazione, episodio in cui batté violentemente la testa in terra procurandosi alcuni danni permanenti al cervello e perse parte della visione dell'occhio destro e della mobilità di quel lato del corpo, oltre alla capacità di leggere e contare. Non, però, quella di cantare: soccorsa immediatamente dal marito e trasportata d'urgenza in ospedale, venne sottoposta a diversi cicli di radioterapia e chemioterapia che le riabilitarono gradualmente alcune funzionalità primarie, così da restituirla poco a poco alla vita. Superato quell'infausto 11 settembre 2002, Marie seppe districarsi ancora per molti anni con intatte grinta e determinazione lungo un percorso artistico di grande dignità, sino all'inevitabile momento della resa.
Canto, scrittura, pittura, pianoforte i suoi punti fermi. A donarle la fama, però, sono stati i Roxette, duo in verità mai troppo osannato dalla critica, ma con oltre settantacinque milioni di dischi venduti nel mondo in trent'anni di carriera. Il momento migliore della band si può collocare tra metà anni Ottanta e inizio anni Novanta, quando veri e propri inni pop-rock ("The Look" e "Joyride" su tutti) e numerose ballate romantiche (memorabili "Listen To Your Heart" e "It Must Have Been Love") incalzarono le classifiche regalando alla band enorme popolarità.

Gli anni 70, la Svezia, un ritratto di Marie

Ȍssjȍ è uno sperduto villaggio svedese nel municipio di Angelholm, contea della Scania, cinquecento chilometri a sud di Stoccolma. Gun-Marie Fredriksson nasce qui il 30 maggio 1958, ultima di cinque figli. L'infanzia trascorsa a giocare sui marciapiedi come altri bambini, ma non è facile come sembra: il padre Charles Gȍsta ha gravi problemi con l'alcol, la piccola ne soffre molto e cresce nella paura dell'uomo che, oberato da ristrettezze economiche, è costretto a vendere la fattoria di famiglia e porta tutti a Ȍstra Ljungby, dove trova impiego come postino, mentre la madre Inez Dagmar si ricicla operaia in una fabbrica del luogo. Poco tempo dopo arriva un altro scossone, quando la sorella maggiore Anna-Lisa perde la vita in un tragico incidente stradale. "Aveva appena vent'anni e stava andando ad acquistare il vestito per la sua festa di fidanzamento, durante il viaggio però la sua macchina venne travolta da un'auto-cisterna. Io ne avevo solo sette, la ricordo a malapena, ma ancora oggi sento perfettamente il dolore che sconvolse e fece a pezzi la mia famiglia: fu in quel momento che capii che dovevo imparare a badare a me stessa".
Con entrambi i genitori impegnati a tempo pieno e impossibilitati ad accudire i figli, Marie e gli altri fratellini vengono su grazie all'aiuto di amici e parenti. "Imparai a leggere le note e a strimpellare in un collegio domenicale che frequentavo assieme all'altra mia sorella Tina, lì avevamo un pastore meraviglioso che ci insegnò a cantare e suonare strumenti musicali. Ella Fitzgerald, Bessie Smith, Billie Holiday... adoravo qualunque loro canzone, mi dava un senso di libertà totale. Ho dei bellissimi ricordi". Quindi l'adolescenza e uno smisurato amore per la musica, coltivato nel doposcuola di Svalȍv, dove stringe amicizia con gli studenti del dipartimento di teatro e mette a punto degli arrangiamenti per spettacoli amatoriali. A diciassette anni mostra già qualità vocali fuori dal comune e arricchisce il cast di un piccolo musical da lei stessa scritto e portato in giro per la Svezia, culminato in un'esibizione tenuta a Stoccolma davanti al primo ministro Olof Palme.

A quell'età ascolta Joni Mitchell, Beatles, Deep Purple e Jimi Hendrix, così dopo il diploma cerca una via di fuga a Halmstad. Lavora in teatro, intanto prende contatto con la scena indie locale e muove i primi passi negli Strul (in italiano "Fastidio"), fondati nel 1978 col boyfriend dell'epoca Stefan Dernbrandt: si tratta di una rudimentale punk-band dalla line-up vasta e frammentaria, la maggior parte dei suonatori difatti sono guest occasionali destinati all'oblio dopo qualche serata. Anche i provini per le case discografiche si rivelano fallimentari e non trovano etichette disposti a finanziarli, tuttavia riescono a raccogliere i fondi per istituire un festival indipendente ("Strulfestivalen") grazie al quale si tengono a galla alla meno peggio sino all'estate del 1981 quando Dernbrandt, terminata la relazione personale con la Fredriksson, decide di abbandonare il progetto. Lei invece si intestardisce e medita di continuare con l'altro membro più assiduo della band Martin Sternhufvud, finché gli Strul non ottengono alcuni passaggi alla tv svedese, ma il primo e unico singolo "Ki-I-Ai-Oo/ Strul Again" è un flop e dopo una disastrosa esibizione a Pop Around The Clock per la radio nazionale i due decidono di cambiare rotta. Ribattezzatisi MaMas Barn ("MaMas Children" dalle iniziali dei rispettivi nomi), strappano finalmente un contratto con la Cbs Records e nel novembre 1982 pubblicano Barn Som Barn ("Children As Children"), prodotto da Finn Sjöberg degli Abba (non supera le 1.000 copie). Sia pur trascurabili, queste prime esperienze si rivelano comunque fondamentali nella formazione della Fredriksson, se non altro perché le consentono di incontrare l'amico-collega di una vita Per Gessle, futura mente e suo alter ego nei Roxette, coinvolto anch'egli dagli Strul in un paio di session.

Per Gessle, la musica, i Gyllene Tider
In Svezia quando ascolti una canzone in inglese alla radio a nessuno importa veramente del testo, lo stesso accade in Germania e un po' in tutta Europa. La lingua è uno strumento come un altro, ma qui abbiamo un'ottima tradizione di cantautori e ci tengono molto che il pubblico capisca ciò che dicono, un po' come Leonard Cohen e Bob Dylan, per questo preferiscono cantare in svedese. Io invece cominciai a scrivere a tredici anni, quattro anni prima di iniziare con la musica, ma mi piacevano anche le altre lingue, la comunicazione, le parole straniere... le adoperavo per poesie, appunti e cose del genere: per questo oggi canto sia in svedese che in inglese
Polistrumentista talentuoso e competente, Per Håckan Gessle (Halmstad, 12 gennaio 1959) ha un background completamente diverso da Marie Fredriksson. Ultimo di tre fratelli, cresce in una famiglia della middle-class svedese: suo padre Kurt non se la passa male, fa l'idraulico a tempo pieno e possiede una piccola azienda, la madre Gunborg Elisabet invece si occupa dell'educazione dei bambini e nel frattempo dà lezioni private di pittura su porcellana. Ancor prima di iscriversi a scuola conosce già abbastanza bene l'inglese, grazie alla lettura di Nme, Melody Maker e altre riviste specializzate che rimedia al chiosco di fronte casa. Un giorno il fratello Bengt ha bisogno di cinque corone per comprarsi le sigarette e gli vende "The Kinks Controversy" dei Kinks, Per lo ascolta e in breve si appassiona alla musica: impara a suonare piano e armonica, scrive testi, canta, gli piacciono Animals, Blondie e i Beach Boys. Si tinge i capelli di rosso per imitare David Bowie e per sbarcare il lunario si dà da fare in una serra dove coltiva funghi.
La gavetta procede a passo spedito, e al tempo dell'incontro con Marie e gli Strul è tutt'altro che un poppante, anzi, in patria può già definirsi a buon diritto una celebrità: i suoi Gyllene Tider (si può tradurre "Golden Ages", in omaggio alla canzone "The Golden Age Of Rock 'N Roll" di Mott The Hoople del '74) vanno davvero forte, basti pensare che in quel momento sono la seconda band svedese di sempre per numero di vendite dopo gli Abba (verranno scavalcati per forza di cose proprio dai Roxette ma anche da Ace Of Base, Europe, Cardigans e Dr. Alban). Si erano formati tempo addietro, attorno al '76: Gessle ancor giovanissimo si stava facendo le ossa insieme a Mats Persson nei Grape Rock, quindi Micke Syd Andersson, Anders Herrlin e Göran Fritzon si erano aggiunti al nucleo, a completare un quintetto power-pop di sicuro avvenire, i Gyllene Tider appunto, capaci di quattro pregevoli album dalle più disparate sfumature stilistiche.

Il primo omonimo Gyllene Tider del febbraio 1980 è un successone, trainato al numero 1 in Svezia dal singolo quasi-reggae "Flickorna På Tv2"/"The Girls On Tv2", ad oggi la loro hit maggiore. Anche il secondo Moderna Tider (o "Modern Times", marzo '81) raggiunge la vetta, forte di accattivanti ritornelli rock e testi sulla vita di paese: viene promosso da un tour per la Scandinavia al quale fa seguito nel 1982 il terzo Puls ("Pulse"), che contiene la bella "Sommartider"/"Summer Times" e "Flickan i en Cole Porter's Sång"/"The Girl In A Cole Porter Song".

La band entra in crisi nel 1985 subito dopo l'uscita di Heartland Cafè, esperimento interamente in inglese che malgrado le 45.000 copie sul mercato di casa non fa breccia oltreconfine: per il lancio negli Stati Uniti della mini-hit "Teaser Japanese" la Capitol Records insiste su un nome da esportazione che possa conferire al gruppo maggior appeal internazionale, e per l'occasione sbuca fuori il più trendy "Roxette" (da un brano del '75 di Dr. Feelgood) ma lì per lì non funziona e il sogno americano si risolve in un modesto formato Ep di sei sole tracce (titolo accorciato in "Heartland") che passa praticamente inosservato. Il marchio "Roxette" così viene momentaneamente accantonato: poco male, lo recupereranno alcuni anni dopo Marie Fredriksson e Per Gessle per riscrivere in coppia la propria storia. Ma facciamo un po' di ordine.

Incontri ravvicinati: gli esordi

Dunque i Gyllene Tider si sciolgono, Gessle non se ne sta a guardare e ci riprova con due dischi solisti che però faticano a replicarne i fasti, l'eponimo Per Gessle (1983) e Scener(1985), che guarda caso annovera tra le back-vocalist anche Marie Fredriksson: questo in realtà è solo uno dei tanti incontri ravvicinati del periodo, poco tempo prima infatti la cantante era già stata ingaggiata ai cori di Heartland Cafè sempre dall'amico, che ricambierà prontamente il favore scrivendo "Tag Dette Hjärta"/"Take This Heart" e "Rickie Lee" per il debutto solista della cantante Het Vind ("Hot Wind") - la seconda venne poi esclusa dalla tracklist. È proprio Per a spingerla in tale direzione, Marie infatti sembra intrappolata in un vicolo cieco ed è ansiosa di esplorare nuovi percorsi, nel tentativo di dare una svolta a un'esistenza piatta che non la soddisfa. Gessle ha fiuto e la ritiene "troppo brava per nascondersi dietro le quinte o suonare le tastiere", così caldeggia questa ipotesi e la presenta al fido ex-produttore dei Gyllene Tider Lars Lindbom che dopo qualche titubanza la mette sotto contratto con la Emi Svezia e la scrittura per l'album Romantisk Blackout della sua "Lasse Lindbom Band", dove Fredriksson è finalmente libera di sfoggiare appieno il proprio potenziale.

Di qui al salto solista il passo è breve: Het Vind, dicevamo, esce il 20 settembre 1984 preceduto dal singolo "Ännur Doftar Kärlek"/"Still The Scent Of Love" che in patria raggiunge la top 20, mentre la title track segnala la curiosa B-side "Natt Efter Natt" (cover in svedese di "All Through The Night" di Cyndi Lauper). Il resto della scaletta si adagia senza troppi sbalzi su un soft-rock contemporaneo di facile ascolto, che preannuncia un'estetica cara a molte power-ballad dei futuri Roxette.

Il secondo Den sjunde vågen ("The Seventh Wave") le frutta l'ambito Rockbjȍrnen come miglior voce femminile svedese (in totale se ne aggiudicherà quattro, è record nella storia del premio): esce il 17 febbraio 1986 e riscuote un buon successo commerciale, stavolta molti dei testi li scrive insieme allo stesso Lindbom con cui nel frattempo ha allacciato una relazione sentimentale (interrottasi proprio durante le registrazioni e raccontata tra le righe di "När du såg på mej"/"When You Looked At Me"). La maggior parte dei brani - "Den Bästa Dagen"/"The Best Day" e "En Känsla Av Regn"/"A Sense Of Rain" i più meritevoli - vennero concepiti durante l'estate '85 nel relax delle Isole Canarie, dove i due si concessero una pausa dai tanti impegni e Marie si dedicè alla lettura di "Papillon", novella autobiografica di Henri Charrière la cui trama ispirò il titolo dell'album (Charrière osserva che "le onde arrivano in serie da sette, l'ultima la più grande e più forte").
Terminata una tournée di due mesi che la vede protagonista anche all'edizione inaugurale del Badrock Festival (si tiene presso le rovine del castello di Borgholm sul Mar Baltico), arriva la proposta indecente.

Perle dagli anni 80: ecco i Roxette
Today Sweden, Tomorrow the world
Al direttore della Emi, Rolf Nygren, non sono sfuggiti nel corso degli anni gli innumerevoli scambi di cortesia tra Per e Marie: vista la chiara sintonia tra i due, pensa che non sarebbe poi così male affiancarli in studio, in fin dei conti stiamo parlando dell'autore e della cantante più promettenti su piazza. Detto fatto: in quattro e quattr'otto Gessle rispolvera un suo vecchio motivetto, "Svarta Glas"/"Black Glasses" e lo traduce in inglese col titolo "Neverending Love", che esce nel luglio 1986 e vende 50.000 copie. È il primo singolo in assoluto dei neonati Roxette e l'inizio di una carriera intensa e ricca di soddisfazioni.
A dire il vero già parecchi anni addietro io e Marie discutevamo della possibilità di realizzare un giorno un album insieme, magari proprio in inglese. Eravamo ancora giovani e distratti dalle rispettive ambizioni soliste, ma accarezzavamo l'idea del successo, diventare famosi, fare qualcosa di importante... Entrambi condividevamo un sogno, e capimmo che era arrivato il momento di provarci, ora o mai più
(Per Gessle)
"Neverending Love" fa da preludio all'album Pearls Of Passion, che viene pubblicato il 31 ottobre dello stesso anno con risultati alterni. Se in Svezia difatti, dove i due giocano in casa, si fa largo con estrema facilità (seconda posizione in classifica e 200.000 copie vendute nel giro di poche settimane), altrove l'accoglienza è decisamente più tiepida. Viene messo a punto in un paio di settimane e prodotto da Clarence Öfwerman, che si occuperà delle loro sorti con serietà per oltre trent'anni (spesso lo si può notare anche on stage durante i concerti, lui e il fratello Steffan suonano tastiere e percussioni), ma come in molti di questi casi non tutto funziona al meglio: gran parte del materiale sbuca fuori da vecchi demo originariamente previsti per un terzo progetto solista di Per mai realizzato, cosicché molte tracce vengono sgrossate un po' frettolosamente tanto da suonare rozze e incompiute (la stessa "Neverending Love", che avrebbe dovuto costituire l'ossatura portante dell'album, si ferma a un ritornello catchy e poco più - in precedenza era stata offerta alla conterranea Pernilla Wahlgren che però l'aveva rispedita al mittente), inoltre sono completamente assenti quelle robuste schitarrate che più avanti diverranno il loro marchio di fabbrica.
Insomma, l'impazienza gioca brutti scherzi, malgrado ciò questo debutto non è da gettare interamente alle ortiche. Tra gli episodi meglio riusciti sicuramente "Surrender" (duetto caldo e appassionato, è un classico del loro format), "Voices" (invero un po' acerba, ma mostra in fieri più di una barlume delle abilità che il duo avrebbe presto sviluppato) e la scoppiettante "Soul Deep", che riesuma una vecchia bozza in lingua originale ("Dansar Nerfor Ditt Stupp I Rekordfart"/"Dancing Down Your Dive In Record Speed") riapprontata ad hoc da Gessle (le lyrics, ritenute "troppo sciocche", vengono lievemente modificate), Marie ci mette il carico col suo possente contributo vocale e lo trasforma nel primissimo vero cavallo di battaglia della band (presenza fissa ad honorem in quasi tutti i loro live). Perle ai porci? Macché, non esageriamo: Pearls Of Passion impacchetta canzoncine sì gradevoli ma affatto trascendentali ("So Far Away", "Joy Of A Toy" e "From One Heart To Another"), lasciano qualche rimpianto "Secrets That She Keeps" e "Call Of The Wild" che nel contesto avrebbero fatto un figurone se trattate con la giusta dovizia, ma l'etichetta non ammette ritardi sulle consegne e la corsa contro il tempo ne frena gli slanci. Peccato. Chiudono senza intoppi "Turn To Me", "Like Lovers Do" e il secondo singolo "Goodbye To You".

A integrare la release giunge nel marzo 1987 Dance Passion, operazione remix che rioffre più o meno la stessa scaletta in versione dance (per la gioia soprattutto dei fan italiani altrimenti all'oscuro dei brani e della nascita della band, dato che Pearls Of Passion era stato diffuso dalla Emi solo in Scandinavia e in Canada). Alti e bassi, dunque, ma almeno utili a rompere il ghiaccio: ad ogni modo, la prima è andata e i Roxette s'imbarcano per il "Rock Runt Riket" ("Rock Around The Kingdom"), mini-festival a tre con Ratata ed Eva Dahlgren (altri beniamini locali con i quali spartiscono il palco per tutta l'estate, insieme avevano inciso il singolo "I Want You" e la propongono come bis in ensemble ad ognuna delle quindici tappe).

Piccolo meritato break e Marie ne approfitta per pubblicare il suo terzo album solista e quello di maggior successo ...Efter Stormen("...After The Storm"), malgrado il parere contrario di Gessle, timoroso che la nuova uscita e il relativo tour potessero distogliere attenzioni e rubare l'esclusiva al duo rallentandone la crescita. Ma Marie ha già deciso, le aspettative dei fan e dei media nei suoi confronti ora sono molto alte e non vuole tradirli. L'album viene pubblicato il 12 ottobre dello stesso anno ed è un trionfo annunciato, 50.000 copie in meno di un mese e numero uno in patria, trainato dalla suggestiva title track "Efter Stormen" (prima Top Ten per lei) e da "Bära For En Dag"/("Just For A Day"). Le atmosfere introspettive e i lineamenti folk-rock dei brani sembrano prendere le distanze dai lavori precedenti e ne esaltano la versatilità della voce, consacrandola stellina in ascesa. Da ascoltare "Om Du Såg Mej Nu" ("If You Saw Me Now"), toccante dedica al padre scomparso qualche anno prima ("se potessi vedermi adesso chissà cosa diresti...").

Negli stessi giorni partecipa con tre canzoni al tribute album per Cornelis Wreeswijk "The Flying Dutchman", quindi furoreggia di nuovo nelle classifiche col singolo non-album "Sparvöga/Sparrow-Eye". Niente paura, lungi dal tarpare le ali ai Roxette, l'eco del successo individuale di Marie semmai dà un'ulteriore spinta, né in tanti anni lei e Per avranno mai uno screzio sul versante professionale, tanta è l'intesa e la comunione di vedute.

Dressed For Success: gli anni d'oro

Anno 1988, pronti per il decollo. Due anni dopo l'incerto Pearls Of Passion, esce Look Sharp!, tutt'altra storia. Viene registrato a Stoccolma tra marzo e settembre e perfezionato ai Trident II Studios di Londra, stavolta sotto la supervisione di Adam Moseley. Gessle vuole cambiare approccio rispetto al passato, allettato dalle nuove frontiere aperte dalla tecnologia, e ha in mente qualcosa di più avveniristico, digitale, moderno, così entra in conflitto con Clarence Öfwerman, che invece vorrebbe confermare in toto lo staff del primo album. "Fortuna che l'ingegnere del suono si ruppe una gamba e venne sostituito", ci scherza su in una lunga intervista concessa alla tv olandese. "Adam era un programmatore incredibile e ci introdusse all'era dei computer. Comprai un sintetizzatore Ensoniq ESQ-1 e imparai a usare i sequencer, per "The Look" bastavano un dito e tre accordi. Ne ero entusiasta e la feci sentire subito a Marie ma lei all'inizio non sembrava troppo convinta, diceva che mancava del tutto la melodia e poi non si sentiva portata per il rap... ma si divertiva a cantare la parte col 'na na na na na', quindi decise di provarci". Il risultato è una bomba, "The Look" spalanca ai Roxette le porte del mainstream e resta ad oggi forse il loro pezzo più rappresentativo, un'irresistibile miscela pop/rock e dance-vibeche non si stacca più dalla testa.
What in the world can make a brown-eyed girl turn blue?!
When everything I'll ever do I'll do for you...
And I go la la la la la she's got the look!
Era stata pensata per il pubblico scandinavo e quello tedesco, loro ideale target di riferimento, poi un colpo di fortuna li porta in cima al mondo. Miglior promoter, tale Dean Cushman, studente americano di stanza in Svezia per un exchange (simile al nostro Erasmus) e accanito fan della band. Di ritorno a Minneapolis, il ragazzo porta la musicassetta a uno show-radio della stazione KDWB 101.3 FM, dove gli ascoltatori possono richiedere le loro canzoni preferite o farne conoscere di nuove. Il direttore è lì alla reception e trova che la copertina del disco sia davvero intrigante (immortala la testata di un fantomatico The Daily Roxette, magazine poi fondato davvero online http://www.dailyroxette.com/ nel 1997 e redatto dai fan), così, incuriosito, decide di mandare l'album on air per alcune settimane. Fioccano le richieste in particolare proprio per "The Look", prima traccia in scaletta, finché i Roxette non si convincono quasi controvoglia a farne un singolo che sbanca il mercato a stelle e strisce (numero uno nella Billboard Hot 100) e cambia per sempre le loro vite. E dire che in un altro momento l'idea non sarebbe stata presa nemmeno in considerazione: salvo rarissime eccezioni, infatti, vengono selezionati come singoli solo brani cantati dalla Fredriksson, secondo precisa direttiva artistica del mentore Gessle, che intende spostare il focus sulla collega per valorizzare al meglio l'immagine del duo.

Pubblicato il 21 ottobre 1988, Look Sharp! è uno degli album più cool di fine decennio e stabilisce in maniera chiara i dettami della loro formula: tastiere elettroniche, chitarra rock e melodie ritmate, il cocktail è esplosivo e tremendamente efficace. In Svezia debutta direttamente al numero uno e conquista sei dischi di platino grazie ad altri pezzi da novanta, su tutte ovviamente "Listen To Your Heart", ballad romantica ad alto tasso emotivo e in assoluto uno dei vertici della loro produzione: l'indimenticabile intro per solo piano unita a un'interpretazione di razza conferisce al brano una bellezza cinematografica à-la "Total Eclipse Of The Heart" o "Take My Breath Away", molto affine pure ai ruggiti heavy delle americane Heart (il ritornello in effetti sembra scopiazzare le strofe di "What About Love" delle sorelle Wilson, ma le due band sono sotto contratto per la stessa etichetta Emi, che mette a tacere ogni diatriba).
Oltre a "The Look" e "Listen To Your Heart", però, c'è molto altro nel calderone, ad esempio il tormentone "Dangerous" (negli Stati Uniti, secondo solo a "Escapade" di Janet Jackson), l'irruenta "Chances" (il videoclip diretto da Jeroen Kamphoff alterna spezzoni a colori tratti da concerti a scene in bianco e nero girate all'interno di un casinò, Marie veste i panni di mazziere del Black-Jack e croupieralla roulette, Per quelli di scommettitore ai tavoli da gioco) e "Dressed For Success", scalmanato siparietto a due che chiude il lotto dei singoli (in Europa è questo il primo estratto) con un messaggio benaugurante:
Whatcha gonna tell your brother? - Oh oh oh
Whatcha gonna tell your father?" - I don't know!
Whatcha gonna tell your mother? -Let me go...
I'm gonna get dressed for success, shaping me up for the big time, baby
Get dressed for success, shaping it up for your love...
Che sia di buon auspicio per se stessi e la propria carriera? Probabile, dato che di qui in avanti la strada sarà tutta in discesa, certo è che intanto il gustoso botta e risposta confeziona un inno alla libertà ribelle e sbarazzino. Alcuni li hanno definiti scherzosamente gli Eurythmics di Svezia, anche se le differenze stilistiche tra le due band sono tante ed evidenti, d'altronde per la new wave siamo fuori tempo massimo. Almeno in sala make-up, però, il paragone con gli scozzesi calza a pennello: lei capelli biondi a spazzola, fisico minuto e abiti da maschiaccio, forse meno sofisticata di Annie Lennox ma sul palco identica grinta; lui occhialoni scuri, cappotto di pelle e chitarra perennemente a tracolla, non ha le intuizioni geniali o il carisma di un Dave Stewart ma stessa spietatezza al songwriting. Intendiamoci, dalla penna di Gessle non usciranno mai pagine di elevata storia dell'arte, né si farà profeta di un credo musicale avanguardistico e rivoluzionario, difficilmente però le sue creazioni scenderanno sotto la sufficienza. Così, tornando a Look Sharp!, anche un paio di filler francamente evitabili - "Half A Woman, Half A Shadow" e "(I Could Never) Give You Up") - risultano piacevoli e decorosi. Sopra le righe "Paint", dolce e malinconica (perfetto lo sparring), "Shadow Of A Doubt" (ipnotiche frasi di tastiera stile "The Sun Always Shines On Tv" dei cugini norvegesi a-ha, stavolta sì di ispirazione wave) e la più spigliata "Dance Away" (il robotico riff iniziale ricorda vagamente "When The Phone Starts Ringing" degli Eighth Wonder). La morbida e jazzata "Cry" e "Sleeping Single" sono la ciliegina sulla torta e si fanno notare per l'accuratezza degli arrangiamenti (schiocco di dita a tenere il passo e sax in evidenza).
Divertirsi e far divertire il pubblico: se questo è il diktat, in Italia ci riescono egregiamente all'Arena di Verona, dove deliziano la platea del Festivalbar '89 con "Dressed For Success" e "The Look". In totale l'album vende nove milioni di copie nel mondo e innalza i Roxette al rango di superstar: se ne accorge persino la Touchstone Pictures che li vuole fortemente a fianco di David Bowie, Red Hot Chili Peppers, Natalie Cole e Robert Palmer nella colonna sonora di "Pretty Woman", film commedia con Richard Gere e Julia Roberts diretto da Garry Marshall in uscita nelle sale nel marzo 1990. I due ci mettono la firma con "It Must Have Been Love", altro smash colossale che polverizza le chart.
Lay a whisper on my pillow, leave the winter on the ground
I wake up lonely, this air of silence in the bedroom and all around
Touch me now, I close my eyes and dream away...
Soundtrack ideale per ogni storia d'amore che si rispetti - con o senza lieto fine - nella sua edizione definitiva conquista anch'essa la vetta degli Stati Uniti e ci rimane per due settimane scalzata solo da "Step By Step" dei New Kids On The Block. Malgrado il successo planetario però pochi sanno che il brano risale in realtà a circa tre anni prima: appena terminata la promozione di Pearls Of Passions la Emi cerca di battere il ferro finché caldo e chiede loro di allietare i fans con un bonus natalizio "intelligente", così nel dicembre 1987 esce (ma solo sul mercato svedese) una prima stesura intitolata "It Must Have Been Love (Christmas For The Broken Hearted)", che dopo un moderato riscontro in patria cade presto nel dimenticatoio. Quando due anni dopo li contatta l'emissario della Touchstone, Gessle lì per lì su due piedi non ha pronto del materiale nuovo, ma aguzza l'ingegno e restaura il rudere universalizzandone il significato (vengono rimossi circa venti secondi di intro e ogni riferimento al Natale, il verso "It's a hard Christmas day" diventa "It's a hard winter day"), cosicché le note della canzone consegnano all'Eternità una delle love story più famose del cinema: si possono ascoltare durante la scena chiave del film, Vivian (Julia Roberts) sale sulla limousine, un attimo dopo Edward (Richard Gere) lascia l'albergo e capisce di essere innamorato di lei. Quell'attimo però vale una vita intera ed è ormai troppo tardi ("it must have been love, but it's over now...").

The Big Love: gli anni Novanta
Come on join the joyride everybody! Get your tickets here, step right this way!
Non è mai troppo presto, invece, per Joyride (marzo 1991), che esce pochi mesi dopo e regala solo conferme. Ai due vengono promessi ponti d'oro e un budget praticamente illimitato a patto di trasferirsi a Los Angeles e lavorare con i più quotati producer americani, che intendono cavalcare l'onda della dilagante Roxette-mania per capitalizzare al massimo il momento propizio del gruppo, ma Per e Marie resistono alla tentazione e tutto sommato è un bene, dato che nonostante la portata intercontinentale, l'album riesce a mantenere intatte quelle freschezza e personalità tipicamente europee. "Siamo orgogliosi dei nostri musicisti svedesi e preferiamo continuare il nostro percorso insieme a loro", tagliano corto. "Ci riteniamo già fortunati, va bene così".
Le registrazioni durano undici mesi e si tengono tra gli studi Emi di Stoccolma e i Tits & Ass di Halmstad di proprietà dello stesso Gessle, che adesso prova a rafforzare le chitarre in modo da sviluppare un sound più aggressivo e orientato verso il rock, che possa scardinare le ultime resistenze e mettere in riga le residue schiere di detrattori (pochi in verità) che continuano ad accusarli di certa faciloneria e sciattezza di contenuti. E stavolta la fanno grossa: con 11 milioni di copie, Joyrideè il loro album più venduto di sempre, in questo momento i due hanno raggiunto una tale padronanza artistica e consapevolezza nei propri mezzi da consentire loro di fare praticamente qualsiasi cosa abbiano in mente, senza possibilità di fallire il bersaglio.
Hallo! You Fool! I Love You!
Il primo singolo estratto è la title track "Joyride", altro tiro da tre che si insacca direttamente al numero 1 degli Stati Uniti (quarto e ultimo centro dopo "The Look", "Listen To Your Heart" e "It Must Have Been Love") e un po' in ogni parte del mondo, grazie a un ritornello spassoso e malandrino e uno spiritoso fischiettio che scandisce l'andatura: l'assist lo serve l'allora fidanzata di Gessle (e sua attuale moglie da circa trent'anni) Åsa Nordin, che una mattina gli fa trovare sul pianoforte un bigliettino con sopra scritto "Hej, din tok, jag älskar dig" ("Ciao, scemo, ti amo"), il resto è la storia di un Lp che fa del buonumore, della vitalità e del dinamismo il proprio Dna, un terremoto di energia positiva ("The Big L.", "Hotblooded" e "Knockin' On Every Door") e sentimenti grezzi che trova nelle raw-ballad "Fading Like A Flower" e "Spending My Time" il suo epicentro emozionale (introper solo-piano in selvaggio crescendo la prima, più quieta e disperata la seconda).
Spending my time watching the days go by
feeling so small, I stare at the wall
hoping that you think of me too, I'm spending my time...
"Credevo sarebbe stato il nostro più grande successo di sempre", racconterà tempo dopo Gessle a proposito di quest'ultima "se solo la nostra compagnia americana non avesse licenziato un sacco di... ah, lasciamo stare". È nel suo B-side, però, che si nasconde il vero gioiello: "The Sweet Hello, The Sad Goodbye" è in assoluto una delle canzoni più belle dei Roxette, scritta originariamente nel 1990 per Thomas Anders dei Modern Talking (poi interpretata anche da Laura Branigan e Jason Donovan) e dunque esclusa dalla scaletta di Joyride (alla quale fu accorpata in alcune successive ristampe formato cd). Del brano esistono varie versioni, la migliore sicuramente è quella denominata "Bassflow Remake" a cura del dj Peter Boström che ammicca alla house.
Se con "Watercolours In The Rain" e "Church Of Your Heart" i due superano a pieni voti l'esame folk-acoustic (alla maniera di novelli Simon & Garfunkel), sono però un altro paio di ballate romantiche a innalzare il livello tecnico dell'album confermandoli autentici specialisti del settore, talvolta forse in carta carbone e un filino adolescenziali ma alcune, diamine, davvero belle. È il caso di "(Do You Get) Excited?" (che indovina un ritornello celestiale e sono brividi) e della tristemente premonitrice "Things Will Never Be The Same" (altro esercizio vocale da incorniciare della Fredriksson, più avanti sarà il suo epitaffio). Chiudono il cerchio lo scacciapensieri "I Remember You", "Small Talk" e la più sensuale "Physical Fascination".
Attenzione infine all'artwork di copertina, opera di Kjell Andersson e ispirato all'Ep "Magical Mystery Tour" dei Beatles del '67, il titolo dell'album invece trae spunto da una vecchia intervista in cui Paul McCartney definisce la sua esperienza di scrittura al fianco di John Lennon "a long joyride", vista la predilezione del collega per l'Lsd.
E Gessle? Anche lui si aiuta con le droghe? "No, non direi proprio... Lennon è una continua fonte d'ispirazione per me, ma non ho mai voluto avere a che fare con questo genere di queste cose, anche se nella cittadina dove sono cresciuto quasi tutti ne facevano uso. In giro per il mondo ci vengono offerte spesso da altri artisti, ma abbiamo sempre rifiutato. Semmai noi Roxette abbiamo, ehm... un problemino con l'alcol", ammette divertito. "Quando passiamo dalla Germania i dirigenti ci offrono fiumi di tequila e altre bevande, Marie batte tutti per distacco, se ne scola un paio di bottiglie alla volta!". Doveroso poi il confronto con gli altri fab four Björn, Agnetha, Benny e Frida, ultima grande pop band di Svezia ma "non scherziamo, loro sono inarrivabili", continua con sospiro di ammirazione Gessle, che tra l'altro nel 1982 aveva trasposto in musica il poemetto di Dorothy Parker "Threnody", ricavandone una canzone per l'album "Something's Going On" della Lyngstad . Il continuo paragone con gli Abba non li spaventa, semmai funge da stimolo: "Però apparteniamo a generazioni diverse, abbiamo lo stesso gusto per la melodia, ma rispetto a loro siamo nettamente più rock, magari ci accomuna il fatto che anche io e Marie, come loro quattro, eravamo già famosi prima di unire le forze, per il resto... che dire? Incrociamo le dita!".

Il primo tour mondiale "Join The Joyride World Tour" si apre il 4 settembre a Helsinki in un tripudio di suoni e colori su set finto-Mondrian e viene portato in giro sino all'estate successiva tra Europa, Australia, Nord e Sudamerica con cifre da capogiro (cento concerti per un'audience totale di circa un milione e settecentomila persone, il docu-film Live-ism propone estratti dello show tenuto al Sydney Entertainment Centre il 13 dicembre 1991). E proprio in una tappa dell'Australian leg invernale, la Fredriksson trova l'amore: si tratta di Michael "Mycke" Bolyos, tastierista degli Sugarcane che avrà un profondo impatto anche sulle sue scelte professionali. "Se non lo avessi incontrato - racconta - forse non sarei stata in grado di continuare con i Roxette. Passavo il tempo nei bar, bevevo troppo... non ero felice e litigavo con la stampa, dovevo essere sempre gentile, disponibile, dare le risposte giuste. L'attrice che è in me stava prendendo il sopravvento sulla vita privata, la verità è che mi sentivo confusa, persa e inadeguata". Si sposeranno con rito privato nel maggio 1994 (la coppia avrà due figli, Inez Josefin e Oskar Mikael), tra gli invitati al matrimonio non figurano Gessle e compagna, ma solo perché la cerimonia è riservata ai parenti più stretti.

Studi, concerti, stanze d'albergo e altri posti strani

Il Luna Park itinerante del "Join The Joyride World Tour" trova degna appendice in Tourism: Songs From Studios, Stages, Hotelrooms And Other Strange Places (29 agosto 1992), quarta prova in studio, spesso scambiata per un live. Le note di copertina preferiscono piuttosto la dicitura "tour album", ossia sedici pezzi vecchi e nuovi elaborati nelle location più disparate durante le pause dai concerti. "Fingertips", ad esempio, venne registrata ai Nas Nuvens di Rio De Janeiro, "Never Is A Long Time" (ninna-nanna delicatissima ma non soporifera) in un night-club di San Paolo, "Here Comes The Weekend" (di reminiscenze sixties) e la new version di "So Far Away" nella stanza 603 dell'Alvear Palace Hotel di Buenos Aires. L'idea è approfittare dell'adrenalina del momento, così al palinsesto vengono aggiunte alcune tracce dal vivo: "Joyride" e "The Look" (Sydney), "Things Will Never Be The Same" (Zurigo) e una rilettura in chiave country di "It Must Have Been Love" (intro rubata allo stadio San Carlos di Santiago del Cile, il resto perfezionato agli Ocean Way di Los Angeles).
Tornando agli inediti, il piatto forte è "How Do You Do", trascinante uptempo da 121 battiti al minuto che diviene istantaneamente uno dei brani più amati dai fan, insieme alle ballate gemelle "The Rain" e "Queen Of Rain", entrambe di una certa levatura. Da ascoltare anche "The Heart Shaped Sea" e "Cinnamon Street", mentre "Silver Blue" e "Come Back Before You Leave" rilanciano due vecchie B-side (rispettivamente di "The Look" e "Joyride").

Nel complesso, Tourism riceve critiche positive ovunque e i Roxette si aggiudicano l'Echo Award come gruppo dell'anno, in patria vengono addirittura insigniti da un'emissione filatelica che riporta i loro volti stampati sui francobolli a mo' di eroi nazionali. Purtroppo, però, "How Do You Do" resta l'ultima pezzo-monstre e non certo per demeriti propri: di qui in avanti difatti il pubblico americano sembra perdere interesse nei confronti del duo, il problema vero è l'esplodere in simultanea dei fenomeni grunge, hip-hop e hardcore cui la Fredriksson prova a tener testa prima prestando la voce al progetto benefico Artister För Miljö/ Artists For The Environment (sorta di Band Aid capitanato dall'ex-Abba Anni-Frid Lyngsta, tutti insieme cantano "Änglamark/Angel Land"), quindi col suo quarto lavoro solista Den Ständiga Resan (The Eternal Journey) a forti tinte dark e introspettive (lodevoli i singoli "Så Länger Det Lyser Mittermot/As Long As There Is A Light On The Other Side" e "Mellan Sommar Och Hőst/Between Summer And Autumn").
Ma non basta, il ricambio generazionale degli anni Novanta modifica i gusti musicali della gente, dunque ci vuole un taglio netto.

Quasi irreale: il declino dei joyrider

Eh già, perché dopo il trittico delle meraviglie Look Sharp!/Joyride/Tourism nessuno poteva pronosticarlo, ma il giocattolo si rompe. Non una caduta rovinosa, ma un lento e inesorabile logorio, in grado però di regalare ancora qualche colpo d'ala. Messa alle spalle una rapida comparsata allo Stockholm Circus per l'Mtv Unplugged (9 gennaio 1993, sono i primi artisti di lingua-madre non inglese a partecipare alla trasmissione), il 10 maggio tornano in studio come Roxette e danno alla luce "Almost Unreal", singolone nuovo di zecca commissionato dalla Walt Disney Pictures per la pellicola "Hocus Pocus" con Bette Midler. A giochi fatti, però, gli viene preferito un brano della girlband statunitense En Vogue e se la legano al dito.
Giusto qualche mese dopo esce il riadattamento cinematografico della celebre mascotte-Nintendo "Super Mario Bros" e la Walt Disney li richiama lesto in causa: Per e Marie per ripicca meditano di rinunciare, dopo qualche riluttanza, però, acconsentono all'uso del brano, visto che sono entrambi ammiratori di Bob Hoskins e Dennis Hopper. La querelle non si spegne del tutto e più tardi i due definiscono "ridicolo" il film, rinnegando pure la canzone come "parodia della band". In realtà, si tratta di un discreto midtempo in Re maggiore che fa la felicità almeno dei fan europei.

Su questa sponda dell'Oceano, infatti, i due imperversano con immutata attrattiva, dato che l'evoluzione nei costumi è meno radicale e Crash! Boom! Bang! del 1994 ne è la riprova: l'instant-classic "Sleeping In My Car" raggiunge subito la vetta nel paese natale grazie a un gagliardo refrain di derivazione pop-punk, che dà a Marie la possibilità di estendere le sue corde lungo unrange di più di tre ottave. Un po' tutto l'album segna una sterzata dalle consuete produzioniradio-friendly, mostrando un inaspettato cambio di marcia artistico votato a mettere i bastoni tra le ruote del monopolio-brit (Oasis, Blur, Verve, Suede, Stone Roses etc.) che a inizio decade spadroneggia in ogni dove.
La scaletta è equamente suddivisa in brani cantati da Gessle (spicca l'ingenua "Vulnerable"), Fredriksson (l'ottima title track quasi psichedelica "Crash! Boom! Bang!", "The First Girl On The Moon" e "What's She Like") o da entrambi ("I'm Sorry"), ma non è tutto oro quel che luccica e molti pezzi restano a metà strada, troppo rock per gli amanti del pop ("Harleys And Indians /Riders In The Sky", "Lies" e "I Like The Sound Of Crashing Guitars") e viceversa (gli altri singoli "Run To You" e la pirotecnica "Fireworks", comunque validi). "Place Your Love" (di stampo beatlesiano) e l'inno all'amore "Love Is All" lasciano il tempo che trovano, senza sussulti "Go To Sleep", "Lies" e "Do You Wanna Go The Whole Way".
In sintesi, manca il guizzo, eccezion fatta per la già menzionata "Sleeping In My Car", che rappresenta l'ultima incursione nella Billboard Hot 100 (timida sessantesima posizione, negli Usa venne distribuita una versione shortened dell'album in collaborazione coi McDonalds ma fuori dalle paninoteche la band esce definitivamente dai radar).

Meglio rituffarsi nella dimensione live, che da sempre li ritrae nelle vesti migliori: il "Crash! Boom! Bang! Tour" è un altro sold-out epocale e testimonia ancora una volta la bontà delle loro performance dal vivo - all'Ellis Park Stadium di Johannesburg li acclamano festanti in 130.000, memorabile poi la tappa di Pechino dove i Roxette sono la prima band occidentale a esibirsi dai tempi degli Wham! nel 1985 (previa scrupolosa autocensura delle lyrics e un anno di attesa per ottenere il visto).

Primo intervallo: rarità, raccolte, il mondo secondo Gessle

Il 1995 è tempo di bilanci, così a febbraio esce (solo in Giappone e Sudamerica) Rarities, archivio completo di demo, B-side, outtake e remix di varia natura (più stralci dell'Mtv Unplugged 1993 in precedenza mai messi su disco), a ottobre, invece, è la volta del best of Don't Bore Us! Get To The Chorus!, che raccoglie il meglio del loro repertorio e propone quattro inediti sempre in bilico tra virtuosismi hard-rock ("June Afternoon" e "She Doesn't Live Here Anymore") e melodie sdolcinate ("I Don't Want To Get Hurt" e la ballad di turno "You Don't Understand Me", firmata Gessle/Desmond Child, primo pezzo in ordine cronologico composto assieme a qualcuno non del loro entourage).

Nel 1996 Gessle partecipa al breve reunion-tour dei Gyllene Tider "Återtåget Live!" (frutta un Ep e il singolo "Juni, Juli, Augusti"), quindi mette mano al dizionario e traduce in spagnolo le più belle canzoni d'amore dei Roxette: il risultato è un po' goffo, dato che "Soy Una Mujer/Fading Like A Flower" e "Como La Lluvia En El Cristal/Watercolours In The Rain" tradiscono numerose storpiature ed errori di pronuncia, tuttavia Baladas En Español vende molto bene nei paesi latini, e in particolare in Argentina, dove gli aficionados sono sempre molto calorosi e accolgono a braccia aperte i singoli "No Sè Si Es Amor/It Must Have Been Love" e "Un Dìa Sin Ti/Spending My Time" (primo ingresso nella Latin-Pop Airplay ).

Nel 1997 Per e Marie hanno entrambi il loro bel da fare ciascuno a casa propria: nasce difatti Gabriel Titus, figlio di Gessle avuto dalla storica compagna Åsa Nordin (sposata quattro anni prima nella chiesa di Västra Strö a Eslöv) e il musicista festeggia l'evento col solo-album (primo in inglese) The World According To Gessle (parafrasa la novella di John Irving "The World According To Garp"), dal quale vengono estratti tre singoli in pieno Elvis-style: "Kix", "Do You Wanna Be My Baby?" e "I Want You To Know" (video girati da Jonas Åkerlund) i cui spartiti vengono compilati assieme agli amici storici dei Gyllene Tider e ai Brainpool, new sensation del pop svedese.
Tra gli spunti più interessanti la rockettara "T-T-T-Take It!", "Elvis In Germany (Let's Celebrate!)" e "Be-Any-1-U-Wanna-B" (omaggio al co-fondatore dei Beach Boys Brian Wilson), mentre "Love Doesn't Live Here" (bonus track per il mercato giapponese) era stata pensata originariamente per Belinda Carlisle, alla quale tempo addietro aveva donato anche "Always Breaking My Heart" (si trova sull'album "A Woman And A Man" della cantante australiana).

Negli stessi giorni anche la Fredriksson è in permesso-maternità, frattanto però non se ne sta con le mani in mano e co-produce insieme al marito Bolyos la sua quarta fatica-solista, I En Tid Som Vår ("In A Time Like Ours"), ma all'ottavo mese di gravidanza non può investire ulteriori energie nella promozione e si accontenta di un unico singolo, "Tro"/"Hope", che malgrado i toni depressi alla Chris Isaak e una ridotta campagna pubblicitaria, segna il suo record di presenza in classifica (dove rimane più di sei mesi).

Di nuovo insieme: Have A Nice Day, Room Service
Roxette is not finished. But soon, I suspect
(Per Bjurman, Aftonbladet)
Ma che fine hanno fatto i Roxette? La lunga e giustificata pausa per impegni familiari e privati, ovvio, sottrae un po' di ossigeno agli obiettivi di coppia, finalmente però nel 1998 si rinchiudono negli studi El Cortijo di Marbella, in Spagna, per uscirne ringalluzziti dopo circa diciotto mesi con Have A Nice Day (febbraio 1999), nuovo album di inediti che sblocca l'impasse e interrompe un silenzio durato quasi cinque anni. Il nuovo mix-engineer Michael Ilbert cerca di mitigare la rudezza del soundin vista di un garbato ritorno all'elettronica degli anni d'oro e il singolo apripista "Wish I Could Fly" vola alto nelle classifiche Uk (l'undicesima posizione è l'apice dai tempi di "Almost Unreal" nel 1993, settima) in virtù di un saliscendi passionale di ardente impeto emotivo.
I wish I could fly out in the blue,
over this town following you,
I'd fly over rooftops, the great boulevards
to try to find out who you really are...
Il video, diretto dall'amico Åkerlund, è un collage di frammenti rubati alla vita di diverse persone, amanti che dormono o fanno sesso, prostitute, autobus, strade, stazioni della metropolitana (in uno degli scatti anche Gessle e il figlioletto Gabriel). Marie è nel suo appartamento sola e desiderosa di qualcuno, l'esecuzione e il ricco accompagnamento orchestrale la avvicinano alla Madonna del periodo-"Frozen", ma anche al pop esotico e contaminato di Corrs, Dido, Savage Garden e Anggun. Sulla stessa falsariga l'elegante "I Was So Lucky", il brano di chiusura "Beautiful Things" e il secondo singolo "Anyone", stavolta ispirato ai lavori di Burt Bacharach e Phil Spector (con video girato tra le spiagge di Lisbona e scena finale, in cui la Fredriksson tenta il suicidio lasciandosi annegare tra le acque dell'Oceano, che venne censurata da Mtv Europe). Curioso l'esperimento-techno del terzo singolo "Stars" (anche se il coretto di bambini ci azzecca poco col beat frenetico), forse però era lecito aspettarsi qualcosa in più dal resto della tracklist, viste la produzione patinata e la scrupolosità degli arrangiamenti (a sintetizzatori marcati e drum-machine fanno da contraltare violino, violoncello, sassofono, trombone, flicorno, zither, maracas e altri strumenti a corda e in ottone). "Crush On You" e "7Twenty7" ripiegano su un euro-pop plastificato e privo di anima. Leggermente meglio "It Will Take A Long Time" (presa in prestito ancora da Julia Roberts e Richard Gere per il film "Se scappi ti sposo" ma non inserita nella colonna sonora ufficiale), "Waiting For The Rain" (di nuovo di marca Beatles), "You Can't Put Your Arms Around What's Already Gone" (qualche scricchiolìo di troppo ma l'artigiano Gessle garantisce sempre un discreto standard melodico).
Piccola gemma nascosta, la desolata "Cooper", almeno schietta e sincera, mentre il quarto e ultimo singolo "Salvation" raccoglie una magra 46esima posizione in patria, nonostante l'autorevole griffe di Anton Corbijn sul videoclip girato tra Napoli e Amalfi. Da dimenticare "Staring At The Ground" e "Pay The Price", che infieriscono sul mezzo flop di Have A Nice Day - negli Stati Uniti ormai non li sostiene più alcuna label e non viene nemmeno pubblicato, così in Europa ci mette una pezza la neonata Roxette Recordings, appena fondata dai due che nell'edizione per i paesi arabi censurano per motivi religiosi i bimbi nudi ritratti alle loro spalle in copertina.

Ha decisamente miglior fortuna il bestseller Äntligen ("At Last"), primo greatest hits solista di Marie Fredriksson, che nel 2000 trascorre otto settimane in vetta alla Sverigetopplistan, ma è un fuoco di paglia: il sesto album dei Roxette Room Service esce nel 2001 ed è la pietra tombale sui propositi di rinascita della band che maldigerisce il passaggio al nuovo millennio. Sedotti e abbandonati dalla Edel Records America (che prima offre loro un nuovo contratto ma subito dopo dichiara bancarotta e li lascia a piedi), il duo resta aggrappato a un filo e punta forte su tre singoli, l'elettrica "The Centre Of The Heart" (è il loro video meno fantasioso ma più costoso di sempre, non ne capiremo mai il motivo), la colazioncina melodica "Milk And Toast And Honey" e "Real Sugar", scioglilingua disco-rock furbetto e zuccherino ambientato da Jesper Hiro in un talk-show notturno, dove cantano a squarciagola accompagnati da pupazzi-punk che fanno il verso ai Ramones. La divertente trovata stop-and-go del bridge"I get bye-bye baby, baby-bye, baby-baby bye-bye" fa da ponte a un ritornello contagioso, ma sono scampoli di gloria effimera che la danno a bere solo a un ristretto manipolo di irriducibili Roxers, per lo più mitteleuropei.
Real Sugar! I don't want to climb no walls
Real Sugar! That's what I want but none at all
Real Sugar! Sweet as a sweet can be
Real Sugar! That's what I want and what I need
A differenza del precedente Have A Nice Day per il quale aveva composto dieci canzoni, la Fredriksson stavolta scrive soltanto "Little Girl" e non viene quasi mai interpellata nelle scelte dal factotum Gessle, che non ha l'illuminazione dei giorni migliori e si sente: la scaletta perde colpi e Room Service resta impantanato in un ibrido a metà strada fra i coevi Dandy Warhols e i Duran Duran di "Medazzaland".
Insomma, il servizio in camera a colpi di chitarre effettate, electroclash e groove sintetici non è appetitoso come sembra, e "Jefferson", "Bringing Me Down To My Knees" e "Try (Just A Little Bit Harder)" (l'insistito "just a little bit" del ritornello cita "Respect" di Aretha Franklin) servono solo a indorare la pillola.
Da salvare "Fools" e "Make My Head Go Pop", ma i Roxette sono ormai pesci fuor d'acqua in un'epoca che non è la loro. "Looking For Jane", "My World, My Love, My Life" e "It Takes You No Time To Get There" chiudono una rosa di dodici brani scremata da ventinove papabili demo, ma forse non vengono selezionati i migliori e l'album non decolla. Ci si mette anche il destino, che lo condanna a una promozione a raggio ridotto (parecchie date del tour verranno annullate a causa degli attacchi al World Trade Center).

L'undici settembre di Marie Fredriksson

A parziale consolazione nel 2002 arriva un Music Export Prize conferito direttamente dal governo svedese alla cerimonia dei Grammy, quindi escono in sequenza le compilation The Ballad Hits (contenente le inedite "A Thing About You" e "Breathe") e The Pop Hits ("Opportunity Nox" e "Little Miss Sorrow" le due uniche novità). A un anno dall'attentato alle Torri Gemelle, però, l'11 settembre assume un significato se possibile ancor più drammatico in casa Fredriksson: in quel giorno del 2002, infatti, deve imbarcarsi per Anversa dove l'aspettano per un concerto, così si sveglia di buon mattino e va a fare jogging col marito. Sembra in forma, corre più veloce di lui, ma quando torna a casa per preparare i bagagli avverte uno strano malore e si precipita in bagno sopraffatta dalla nausea. D'improvviso sviene e batte la testa sul pavimento talmente forte da fratturarsi il cranio (tempo dopo nella sua autobiografia personale, "Listen To My Heart", parlerà di crisi epilettica). Il soccorso è immediato, Bolyos è presente sul posto e la trasporta d'urgenza in ospedale, ma la diagnosi è terribile: ha un cancro al cervello. È l'inizio di un lungo viaggio all'inferno, tra ricoveri, speranze, cure, dolore, preoccupazioni: i medici le concedono sì e no un anno di vita, ma ha due bambini piccoli e un marito che ama, non può e non deve arrendersi. Si susseguono lenti progressi, intervallati da battute d'arresto, ma viene lasciata sola a combattere. La stampa locale diffonde notizie false circa le reali condizioni di salute e la dà già per spacciata, persino il dottore l'attacca, insinuando che si sia procurata la malattia volontariamente con una condotta scellerata, fumando e bevendo troppo. Bugie e mezze verità, ad ogni modo la massa maligna viene asportata chirurgicamente e dopo diversi cicli di radio e chemioterapia, Marie è dichiarata clinicamente guarita. "Molte persone che sono vittime di una patologia grave potrebbero avere la sensazione di essere finite in una stanza fredda e spoglia, completamente isolate dal resto del mondo", racconta così quei tre anni difficilissimi. "Il più vicino e il più caro potrebbe tendere una mano, ma nessuno lo fa. E poi... come un miracolo, una meraviglia: il tumore non è tornato".

La situazione delicata, ovviamente, ne compromette l'attività artistica, durante la riabilitazione però non rimane ferma e adotta la musica come forma terapeutica. Insieme a Bolyos si mette al lavoro nel suo studiolo di Djursholm e scrive The Change, primo album solista interamente in inglese che riflette i giorni della malattia e affronta il tema della morte con una sorta di ritorno all'infanzia: i brani, infatti, ("2:Chance" e "All About You" i singoli, "thanks God I'm alive" i versi-manifesto) si rifanno al gospel e al rhythm 'n blues che amava ascoltare da bambina (molti di essi erano già stati presentati a metà anni Novanta durante alcune apparizioni live con gli Sugarcane, band del marito). Nel frattempo si dà pure al disegno (suo lo schizzetto di copertina in carboncino, tratteggiato nervosamente tra le corsie dell'ambulatorio in attesa del referto) ed espone i suoi autoritratti alla Doktor Glas di Stoccolma e alla Lilla Galleriet di Gőteborg.

La rieducazione continua e mantiene calda l'ugola con Min Bäste Vän (My Best Friend), raccolta di cover in omaggio ad artisti svedesi anni 60 e 70 che durante l'adolescenza avevano avuto un impatto tale sui suoi gusti da influenzarne ancora oggi il modo di scrivere canzoni (tra questi, John Holm, Pugh Rogefeldt, Tom Paxton, Tim Hardin, Cornelis Vreswijk e Mikael Wiehe della Hoola Bandoola Band), quindi mette in agenda un incontro con Gessle: sul tavolo il futuro dei Roxette, adesso quantomai incerto.

Secondo intervallo: Mazarin, figlio di un idraulico, Rox-Box e altre varie

Il momento è complicato e Marie propone di sciogliere la band. Per capisce perfettamente e viste le circostanze accetta a malincuore, così anche lui si rimette in proprio e riparte con Mazarin ("Cupcake"), quattordici brani completamente in svedese che raggiungono un grande successo in patria (piccolo cameo della Fredriksson in "På Promendad Genom Stan"/"Strolling Through The Town"), quindi si riunisce ai Gyllene Tider per l'album Finn 5 Fel! culminato in un tour della Svezia commemorativo del loro venticinquesimo compleanno.

Nel 2005 lo stesso Gessle si cela dietro lo pseudonimo Son Of A Plumber e tira fuori una specie di white album eponimo con dedica al padre "Kurt - The Fastest Plumber In The West" (lanciato dai tre singoli "C'Mon/Jo'Anna Says", "Hey Mr. DJ" e "I Like That", l'ultima traccia "Making Love Or Expecting Rain" sciorina versi in francese). A questo punto arriva una medaglia al valore Litteris ed Artibus dal Re Carl Gustaf XI in persona per i risultati raggiunti a livello internazionale dai Roxette, e alla cerimonia di consegna sono presenti entrambi i membri del gruppo: è una delle rarissime uscite pubbliche di Marie in quegli anni e la prima in assoluto dopo l'operazione. Ancora stordita e malconcia, la Fredriksson non ci vede da un occhio e ha un udito limitato, ma non vuole mancare per nessun motivo al prestigioso meeting.

L'interregno della band si nutre di alcuni futili rifacimenti da dancefloor (la trance-version dei belgi D.H.T. di "Listen To Your Heart" e "Fading Like A Flower" dei tedeschi Mysterio) e più o meno probabili Rox-medleys radiofonici buoni a tener viva l'attenzione alla vigilia del Rox-Box (Roxette 86-06), succulenta opera omnia in quattro cd e due Dvd che racchiude praticamente tutto il repertorio audio-video della band oltre alle inedite "One Wish" e "Reveal" (il 20 anniversary package si apre con la citazione dei Beatles "It was twenty years today..." da "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band").
Quasi in contemporanea esce A Collection Of Roxette Hits: Their 20 Greatest Songs!, altra raccolta gioiosa dal titolo eloquente che bissa i festeggiamenti per il ventennale e chiude l'anno in allegria. Ce n'era bisogno...

Nel 2007 però Gessle denuncia un calo col deludente En händig man (A Handy Man), scritto in madrelingua e a sfondo autobiografico e riprende il discorso in libreria con "Att Vara Per Gessle" (Be Per Gessle), resoconto completo della sua vita tramite l'epopea di Roxette, Gyllene Tider e numerosi aneddoti meno conosciuti (con il fondamentale aiuto del giornalista Sven Lindström). Prova a risollevarsi in inglese con Party Crusher (2008)ma va ancora peggio: è il suo unico progetto (Roxette inclusi) a non raggiungere la numero 1 in patria dai tempi di Pearls Of Passion e nemmeno gli scaffali dei negozi (si può scaricare solo online). Notizie migliori, per fortuna, giungono dall'infermeria: pian piano Marie sembra infatti ristabilirsi, o almeno quel che basta per ipotizzare un ritorno sulle scene, così iniziano a rincorrersi insistenti voci su una possibile reunion della band.

Di nuovo insieme: Charm School, Travelling, Good Karma
The sweet hello...
I rumours trovano corrispondenza in un'intervista concessa alla Bbc nell'aprile 2009. "È vero, ne stiamo parlando. Dipende tutto da lei", conferma Gessle, e i presupposti si creano il 6 maggio successivo al Melkweg di Amsterdam durante una data del suo "Party Crusher Tour", quando a fine set Per annuncia con trepidazione: "Vorrei dare il benvenuto a una cara vecchia amica". La Fredriksson allora lo raggiunge sul palco e insieme mandano in visibilio i presenti con "It Must Have Been Love" e "The Look": è la prima apparizione pubblica dopo otto anni, la scena si ripeterà tre giorni dopo nella tappa finale in programma a Stoccolma. A luglio prendono parte al New Wave Festival in Lettonia, quindi il rodaggio prosegue con una certa cautela e si dipana in una serie di mini-eventi dislocati tra Russia, Danimarca e Norvegia. Il 18 giugno si esibiscono di fronte alla principessa ereditaria Vittoria nella capitale svedese e intonano "The Look" in una serata di gala ospitata dalla Concert Hall un giorno prima delle nozze reali con Daniel Westling. Il 4 agosto, invece, allietano in gran segreto una platea di 700 selezionatissimi fortunati con uno show alla Leif's Lounge dell'Hotel Tylösand, albergo sul litorale di Halmstad di proprietà di Gessle e di un suo amico ingegnere. Nell'autunno, infine, è la volta di "Night Of The Proms" in Belgio, Germania e Paesi Bassi: particolarmente significativa la serata organizzata il 23 ottobre allo Sportpaleis di Anversa, quasi a voler esorcizzare il male con un concerto proprio laddove erano stati costretti ad assentarsi quel maledetto 11 settembre 2002.

Sono le prove generali dell'agognato rientro in studio: "She's Got Nothing On (But The Radio)" esce a gennaio 2011 ed è il singolo più venduto dai tempi di "How Do You Do", probabilmente più a causa dell'attesa spasmodica che lo aveva preceduto che non per l'effettivo valore. Nulla di particolarmente contorto o cervellotico, solo un innocente motivetto dance-pop ad altà fedeltà birichino e malizioso, un po' Donna Summer e un po' Tom Jones. Segue a ruota Charm School (febbraio 2011), ma le opinioni in merito sono contrastanti e non sciolgono il dilemma: se da un lato i nostalgici degli anni Ottanta lamentano la mancanza di quei tappeti di tastiere che in passato avevano fatto la fortuna di "Fading Like A Flower" o "Listen To Your Heart" (e sbagliano, perché "Speak To Me" è una ballad totale in grado di rinverdirne i fasti), dall'altro i critici apprezzano l'eterogeneo caleidoscopio sonoro sfoggiato nel corso di una tracklist abbastanza loquace da parlare sia il linguaggio electro-sperimentale dei Muse in "Big Black Cadillac" che il country-rock di Tom Petty in "Way Out" e "Dream On", passando per una "Sitting On The Top Of The World" di tonalità ambient e per il folk spensierato di "After All".
Più pacifiche e regolari "I'm On My Own Way" (l'incipit di chitarra riecheggia "Everybody Hurts" dei Rem), "I'm Glad You Called" e "Happy On The Outside", di buona lena vocale. Infine "No One Makes It On Her Own" e "Only When I Dream", ultimi tasselli di un mosaico variopinto e articolato ma che resta sottotono e privo di quello charme sbandierato dal titolo. Vale però la pena ascoltarlo un paio di volte prima di cestinarlo, o almeno così la pensano gli ottocentomila spettatori che da Kazan a Città Del Messico affollano gli stadi durante i 140 concerti del successivo tour (primo dopo 15 anni, la band torna a Pechino col permesso del ministro cinese della Cultura). In studio le cose però non vanno come vorrebbero: i Roxette hanno poco da perdere e, consci di essersi ormai incamminati lungo l'inesorabile viale del tramonto, sfornano dischi alla velocità della luce.

Non passa nemmeno un anno e Gessle annuncia via Twitter il nono album Travelling, che esce nel 2012 e fa concettualmente il paio con Tourism al quale lo accomuna l'avvertenza Songs From Studios, Stages, Hotelrooms And Other Strange Places dell'intestazione completa. A differenza del prequel, però, si tratta di un lavoro più compatto e meno dispersivo: la maggior parte dei brani stavolta viene registrata in Svezia nelle pause dal cosiddetto "Neverending World Tour", nomignolo-contenitore di svariati tour dietro il quale si celano i 256 show tenuti dal gruppo in diciassette distinte leg tra il 23 ottobre 2009 e l'8 febbraio 2016: al netto di facili pregiudizi circa un'operazione di mercato compassionevole stile-Telethon dato l'incerto iter medico della cantante e la caratura del personaggio in questione, le linee melodiche possono dirsi convincenti e la scaletta lascia tirare una boccata d'aria fresca. Su queste premesse nascono le favolette flower-power anni 70 "Me&You&Terry&Julie", "Angel Passing" e il Motown-soul "Lover, Lover, Lover". "Touched By The Hand Of God", invece, sfida il golden-pop degli Abba, ma finisce nell'album sbagliato (era stata creata qualche mese prima e avrebbe dovuto intitolarsi "Charm School" come suggerito dai versi: "I just came out to play outta charm school"). Il singolo "It's Possible" è proposto in due diverse sfaccettature, quella tutta chitarre, synth ed effetti vocali della version one e quella acustica della version two, più pacate "Easy Way Out" ed "Excuse Me Sir, Do You Want Me To Check On Your Wife?" (banjo e armonica di indirizzo country).
"The Weight Of The World", "See Me", "Perfect Excuse" e "Turn The Tide" sono le immancabili ballad da protocollo, semplici semplici, però funzionali alla causa di una band probabilmente sorpassata e fuori moda ma ancora smaniosa di dire la propria. Il copione, al solito, viene gonfiato da alcuni live - l'intramontabile "It Must Have Been Love" (Rotterdam 2009), "Stars" (Dubai 2011) e "She's Got Nothing On (But The Radio)" (Rio De Janeiro 2011) - tuttavia, malgrado la settima posizione in Svezia che ne fa in assoluto il loro più grande fiasco di vendite, l'album riceve ancora una volta recensioni positive. Vien da pensare, come sostiene qualcuno, che il clamore suscitato dalla band ai tempi dello Stardom forse nella quieta Svezia non è poi cosa gradita all'industria discografica locale, restia a pubblicare il seguente Blu-Ray Roxette Live: Travelling The World (gli concedono una chance Parlophone e Warner che lo abbinano al documentario It All Begins Where It Ends - The Incredible Story Of Roxette).

Nel 2013 i due si prendono un'altra pausa di riflessione e l'infaticabile Gessle si tiene impegnato con gli ormai leggendari Gyllene Tider (il nuovo Dags Att Tänka På Refrängen è doppio platino, "Knallpulver" e "Chikaboom" i pezzi migliori), la carriera solista di Marie Fredriksson intanto procede di pari passo e il 20 novembre la cantante pubblica l'ottavo album personale Nu! (sarà l'ultimo), prodotto grazie a una congiunzione di sforzi tra Parlophone e la piccola label indipendente Mary Jane/Amelia Music, di proprietà della bionda vocalist(i brani sono in svedese e annotano contributi di musicisti vari tra cui Kenneth Gärdestad, Uno Svenninggsson, Lustans Lakejer, Johan Kinde e lo stesso Gessle). Il disco viene promosso da un tour delle Concert Hall svedesi, al termine del quale però le condizioni di salute di Marie sembrano improvvisamente aggravarsi.
...the sad goodbye
Nonostante i medici le proibiscano di continuare a esibirsi in giro per il mondo, Marie non ci sente e tira dritto per la propria strada. Ne va della sua vita, ma forse è per quello che se ne infischia, sa di avere poco tempo a disposizione e da rockstar consumata qual è, non ci sta a chiuderla in sordina. Del resto, tra musica, matrimonio e famiglia, l'ex ragazza-prodigio di Ȍssjȍ può dire di aver già coronato tutti i suoi sogni e, se proprio deve, vuole uscire di scena in grande stile. Siamo vicini al trentesimo anniversario della band e la sua presenza è d'obbligo al RoXXXette 30th Anniversary Tour (una serie interminabile di concerti con partenza in Russia 2014 e finale previsto nel 2016 in Sudafrica in concomitanza con la data dei festeggiamenti, i due fanno scalo anche a Milano il 10 maggio 2015 al Teatro degli Arcimboldi).
Sfodera prove di encomiabile coraggio, ma le conseguenze della scelta irresponsabile non tardano ad arrivare: il sovraccarico di stress si fa sentire e il quadro clinico già precario via via si deteriora. Appare sempre più debilitata dalle terapie in atto, non ha memoria a breve-termine e accusa enormi difficoltà a imparare testi nuovi, perciò dal vivo vengono esclusi i brani più recenti e ripara con i consueti cavalli di battaglia che conosce a menadito. A causa di alcune cadute accidentali durante le prime serate, per precauzione prosegue il tour cantando seduta. Probabilmente fa la felicità di qualche manager sanguisuga, ma vederla appassire quasi inerte e inchiodata allo sgabello è un pugno nello stomaco e un colpo al cuore per il pubblico. Occhi sbarrati e pelle raggrinzita, il dolore è ormai divenuto insostenibile: Marie interrompe i trattamenti, ma così ridotta strappa più lacrime che applausi. Allora prende l'unica decisione saggia possibile e il 18 aprile 2016 gela tutti annunciando il ritiro dalle scene con un laconico comunicato stampa di ringraziamento ai fan per l'appoggio ricevuto negli anni. Il compagno di mille battaglie Per annuisce e rincara: "La nostra Joyride on the road è terminata, ma ci siamo divertiti un casino, o no?".

Quello dell'8 febbraio 2016 alla Grand West Arena di Città del Capo passerà alla storia come l'ultimo concerto dei Roxette, la parte finale del tour in programma, infatti, viene cancellata. I due si sdebitano immediatamente con i tanti ammiratori delusi regalando loro come piccolo risarcimento Good Karma, che esce nel giugno dello stesso anno ed è il testamento della band. L'album viene scritto insieme ad Addeboy vs Cliff, musicisti/produttori svedesi scelti appositamente da Gessle col preciso scopo di iniettare nuova linfa e ammodernare il sound, evidentemente più elettronico e al passo coi tempi. "L'aspetto più stuzzicante della collaborazione è che loro sono molto più giovani di noi e la pensiamo in modo totalmente opposto, ma ci complementiamo" a vicenda, sottolinea compiaciuto Per Gessle che nel brano d'apertura "Why Dontcha" detta le danze con la chitarra acustica affiancato al sax da Christoffer Lindqvist dei Brainpool, nel frattempo divenuto membro del team in pianta stabile insieme alla corista Helena Josefsson (con loro sin da fine anni 90). È un midtempo frivolo e scorrevole, in stile Bangles, che evoca giorni di sole e spiana la strada alla nostalgica e fatalista "It Just Happens" (seconda traccia in scaletta e singolo di lancio, affronta il tema dell'amore come accadimento improvviso e inaspettato).
It just happens, you don't know what's going on
if it's new or if it's been there since long
if it's right or wrong
You fall in love
You fall in love
La title track "Good Karma" è un calcio alla noia, strutturato a immagine e somiglianza di "Fading Like A Flower" (ouverture per solo piano in audace crescendo), mentre l'elettro-stomper "This One" procede inesorabile su un pavimento-synth da era spaziale di reflusso eighties. Troppo minacciose e robotiche "20 BPM" e "You Make It Simple" (sono i due pezzi dove lo zampino dei nuovi arruolati Addeboy vs Cliff è più esasperato), un po' off topic rispetto al resto dell'album, più misurato, che forse non sarà "il migliore dei Roxette" come sentenziato da Marie per ovvi motivi in sede di presentazione, ma spunti di rilievo ne presenta eccome: "Some Other Summer", ad esempio, sorta di "Domino Dancing" del nuovo millennio (ritmi latini e sprazzi di vocoder), "You Can't Do This To Me" e soprattutto "Why Don't You Bring Me Flowers" (armoniosa e disincantata, uno degli highlight migliori della band versione 2.0). Nota di merito per l'eterea "From A Distance" (che esplora territori alieni di sapore dream-pop), ma è la sublime "April Clouds" l'ultimo agonizzante battito d'ali della Fredriksson, degna conclusione di una carriera e di una vita da sogno, vissute ad ogni istante come avrebbe voluto. Pianoforte, archi e ritornello che scivola via come una supplica inascoltata, tra nostalgia, nuvoloni grigi e qualche occhio lucido. Poi il silenzio.

Addio Marie, things will never be the same

Marie se ne va in un gelido lunedì di dicembre dopo una battaglia contro il cancro lunga diciassette anni. È il quotidiano svedese Expressen ad annunciare al mondo la notizia in poche righe, secondo comunicato stampa della manager Marie Dimberg che riporta “è con grande tristezza che dobbiamo annunciare che uno dei nostri artisti più grandi e più amati ci ha lasciato. Marie Fredriksson è morta la mattina del 9 dicembre 2019 a seguito della sua malattia". Il sito ufficiale della Dimberg Jernberg Management aggiunge: "Marie ci lascia una grande eredità musicale. La sua straordinaria voce - sia forte che sensibile - e le sue magiche esibizioni dal vivo saranno ricordate da tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di testimoniarle. Ma ricordiamo anche una persona meravigliosa con un grande appetito per la vita e una donna con un cuore molto grande che si prendeva cura di tutte le persone che incontrava". Il saluto più commovente, però, lo porge l'amico-collega Per Gessle, che a poche ore dalla scomparsa affida il suo dolore a Facebook:
Il tempo passa così velocemente. Non è stato molto fa che passavamo giorni e notti nel mio piccolo appartamento di Halmstad ad ascoltare la musica che amavamo e condividere sogni impossibili. E che sogno alla fine abbiamo potuto condividere! Grazie Marie, grazie di tutto. Sei stata una musicista eccezionale, una maestra della voce, un'artista straordinaria. Grazie per aver dipinto le mie canzoni in bianco e nero con i colori più belli. Sei stata un'amica meravigliosa per oltre quarant'anni. Sono orgoglioso, onorato e felice di aver potuto condividere così tanto del tuo tempo, talento, calore, generosità e del tuo senso dell'umorismo. Tutto il mio amore va a te e alla tua famiglia. Le cose non saranno più le stesse.
P.'.
I funerali si tengono in forma privata alla presenza dei familiari e degli amici più stretti in un luogo volutamente non rivelato. Anche il Re Carl Gustav XI vuole omaggiarla, dichiarando: "Siamo profondamente colpiti dalla triste notizia che la cantante Marie Fredriksson non ci sia più. Per molti nel nostro paese, anche nella mia famiglia, la sua musica è legata a ricordi di vita particolarmente importanti".
Il 20 gennaio 2020 si tiene in suo onore il concerto "En Kväll För Marie Fredriksson" ("Una serata per Marie Fredriksson") presso lo Stora Teatern di Göteborg, trasmesso in streaming a livello nazionale cinque giorni dopo alle 21 sul canale SVT1. Sul palco si alternano musicisti e artisti che nel corso degli anni hanno collaborato con i Roxette, come Jonas Isacsson, Eva Dahlgren, Anders Herrlin, Helena Josefsson, a tanti altri. Oltre a Per Gessle, naturalmente, che volta pagina ma non dimentica.

Rox On... alcune precisazioni, curiosità e notizie sparse

La vita va avanti, e Per prosegue da solo il suo cammino, del resto c'è abituato da anni, visto che dal momento dell'insorgere della malattia di Marie si era messo sulle spalle praticamente tutto il peso e la responsabilità della buona riuscita del gruppo. Già ai tempi dell'ultimo Good Karma, ad esempio, si era imbarcato in un tour in solitaria di promozione dell'album, presentandosi al pubblico come "Per Gessle Roxette" (i set si tengono in Europa tra ottobre e novembre 2018 e attingono fortemente dal catalogo della band).

Nel 2016 partorisce l'enigmatico dance-project "Mono Mind" in stile-Gorillaz: l'unico disco sin qui pubblicato ufficialmente è Mind Control del 2019, con lui dietro le quinte la collaboratrice Helena Josefsson e una serie di personaggi fittizi creati graficamente al computer (Bright Jones, Cookie Carter, Rain Davis e Dr.Robot). Non è la prima volta che si avventura nel mondo dell'animazione, era già accaduto nel 2003 col video dei Roxette "Opportunity Nox" girato da Åkerlund in stile cartoon per sopperire all'assenza di Marie Fredriksson, appena operata. Nel 1995, inoltre, aveva partecipato insieme a Wilmer X al progetto "The Lonely Boys", romanzo di Mats Ollson ambientato nel 1965 su una giovane band rhythm'n'pop del Sud della Svezia: l'autore gli chiede di musicare il sequel del libro, così per qualche mese il gruppetto immaginario diviene realtà.

Tornando ai giorni nostri, nel 2018 Per canta in duetto con Nick Lowe "Small Town Talk" (si può trovare sull'omonimo album del songwriter inglese). A sua volta anche la cantante, dopo aver annunciato il ritiro, si era tenuta in qualche modo impegnata, così tra 2017 e 2018 pubblica i tre singoli non-album "Alone Again", "I Want To Go" e "Sing Me A Song", concepiti alcuni anni prima dell'avvenuta release; il marito Bolyos, però, si dice scettico riguardo un'effettiva intenzione di Marie di scrivere un nuovo disco. Come il collega Gessle, tempo addietro anche Marie Fredriksson aveva collaborato con Anna-Frid Lyngstad (scrivono insieme "Alla Mine Bästa År"/"All My Best Years" che si trova sull'album "Djupa Andetag/Deep Breaths" del 1996 dell'ex-Abba), e nel giugno 2013 invece canta "Ännur Doftar Kärlek"/"Still The Scent Of Love", in occasione del matrimonio della principessa Madeleine col finanziere Christopher O' Neill.
Da ultimo, la domanda più attesa.

It must have been love?

No, con buona pace dei fan più maliziosi, che sotto sotto ci speravano. In quasi quarant'anni di vita on the road a stretto contatto, Per Gessle e Marie Fredriksson non hanno mai avuto alcun coinvolgimento sentimentale e nemmeno un piccolo flirt. Il motivo ce lo spiega direttamente il chitarrista: "Ogni musicista ha una sfera privata al di fuori del palcoscenico, e noi Roxette non facciamo eccezione! Lo so che nessuno vuole crederci, per quello ogni tanto io e Marie ci divertivamo a scherzarci sopra in pubblico. Abbiamo dei caratteri completamente diversi, ma era solo un modo di lasciar fantasticare le persone, vedere le loro reazioni, cose così. La mia fortuna in realtà è stata trovare una donna (Åsa Nordin) che sta con me dal 1984, è parecchio tempo... quasi un quarto di secolo, in un certo senso ci apparteniamo. Lei si occupa di viaggi, e il fatto che sia stata coinvolta nell'organizzazione dei tour dei Roxette ha aiutato molto la nostra relazione. Spesso è con noi in giro per il mondo, non ci sono motivi di gelosia, né è una di quelle donne che stanno a casa a lamentarsi: non saprei immaginare la mia vita senza di lei. Mi sono solo un po' offeso quando non sono stato invitato al matrimonio di Marie, ma non certo perché volevo essere al posto del povero marito!".
Per ora la storia dei Roxette si chiude qui. È stato bello sognare, but it's over now...

Roxette

Pop-rock per cuori infranti

di Giuseppe D'Amato

Amatissimi dal pubblico ma spesso snobbati dalla critica, verso fine anni 80 Per Gessle e Marie Fredriksson hanno coniato una formula pop terribilmente efficace, fatta di tastiere elettroniche, energia rock e melodie orecchiabili. Tra inni da stadio e canzoni romantiche, ecco la storia dei magic-friends svedesi che hanno fatto innamorare il mondo
Roxette
Discografia
 ROXETTE 
   
 Pearls Of Passion (Emi, 1986)

6

 

Dance Passion (remix, Emi 1987)

 

Look Sharp! (Emi, 1988)

8

Joyride (Emi, 1991)

8,5

Tourism (Emi, 1992)

7,5

 

Crash! Boom! Bang! (Emi, 1994)

6

 Rarities (Antologia, Emi, 1995)

6

 Don't Bore Us! Get To The Chorus! (antologia, Emi, 1995)

 

 

Baladas En Español (antologia, Emi, 1996)

 

 

Have A Nice Day (Roxette Recordings/Emi, 1999)

 5,5
 

Room Service (Roxette Recordings/Emi, 2001)

5

 

The Ballad Hits (antologia, Roxette Recordings/ Capitol, 2002)

 

 

The Pop Hits (antologia, Roxette Recordings/ Capitol, 2003)

 

 

A Collection Of Roxette Hits! (antologia, Roxette Recordings/ Capitol, 2006)

 

The Rox-Box/Roxette 86-06 (antologia, Roxette Recordings/ Capitol, 2006)

7,5

 

Charm School (Roxette Recordings/Capitol, 2011)

5

 

Travelling (Roxette Recordings/Capitol, 2012)

 6
 

Roxette Live: Travelling The World (live, Parlophone/ Warner Music, 2013)

 6
 Roxette Xxx – The 30 Biggest Hits (antologia, Roxette Recordings/ Parlophone/ Warner, 2014)

5

 The Roxbox! A Collection Of Roxette's Greatest Songs (antologia, Roxetterecordings/Parlophone, 2015)

 

Good Karma (Parlophone/Roxette Recordings, 2016)

7

   
 

MARIE FREDRIKSSON

 
   
 Het Vind (Emi Svenska Ab, 1984)

6

 Den Sjunde Vågen (Emi Svenska Ab, 1986)

 6,5

 

… Efter Stormen (Emi Svenska Ab, 1987)

7

 

Den Ständiga Resan (Emi Svenska Ab, 1992)

 6,5
 

I En Tid Som Vår (Emi Svenska Ab, 1996)

6,5

 

Äntligen – Marie Fredrikssons Bästa 1984-2000 (antologia, Emi, 2000)

 

 

The Change (Marie Jane/Amelia Music/Capitol, 2004)

 6
 

Min Bäste Vän (Marie Jane/Amelia Music/Capitol, 2006)

6,5

 

Tid För Tydstnad (antologia, Mary Jane/Amelia Music/Capitol, 2007)

5,5

 

Nu! (Amelia Music/Capitol, 2013) 7

 

   
 

PER GESSLE

 
   
 Per Gessle (Emi, 1983)

5,5

 Scener (Emi, 1985)

5

 

På Väg, 1982-1986 (antologia, Emi, 1992)

 

 

Hjärtats Trakt (Antologia Pickwick, 1993)

5

 

The World According To Gessle (Fundamental/Emi, 1997)

6,5

 

Hjärtats Trakt - En Samling (antologia, Emi, 1997)

 

 

Mazarin (Elevator Entertainment, 2003 )

6,5

 

En Händig Man (Emi Music Sweden, 2007)

5,5

 

Kung Av Sand – En Liten Samling 1983-2007 (antologia Emi, 2007)

 

 

Party Crasher (Elevator Entertainment/Capitol/Sony Bmg)

5

   
 

SON OF A PLUMBER

 
   
 Son Of A Plumber (Emi, 2005) 6 
   
 MONO MIND 
   
 Mind Control (Bmg, 20019) 7 7
   
 GYLLENE TIDER 
   
 Gyllene Tider (Parlophone, 1980)   6,5
 Moderna Tider (Parlophone, 1981)   6,5
 Pulse (Parlophone, 1982)  6
 The Heartland Cafè (Emi, 1984)   6
 Parkliv! (live, Parlophone, 1990)  
 Ätertåget: Gyllene Tider Live! (live, Parlophone/ Emi, 1997)  
 Gt 25 Live (Capitol Records/Emi, 2004)  
 Finn 5 Fel! (Capitol Records Entertainment, 2004)   6,5
 Dags Att Tänka På Refrängen (Parlophone/ Elevator Entertainment/Jimmy Fun Music, 2013)   7
 Gt 40 Live (Live, Elevator Entertainment, 2019)  
 Samma Skrot Och Orn (Elevator Entertainment/ Cosmos Music, 2019)   6,5
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

Neverending Love
(da Pearls Of Passion, 1986)

Soul Deep
(da Pearls Of Passion, 1986)

The Look
(da Look Sharp!, 1988)

 

Listen To Your Heart
(da Look Sharp!, 1988)

Dressed For Success
(da Look Sharp!, 1988)

It Must Have Been Love
(Pretty Woman, soundtrack, 1990) 

Joyride  
(da Joyride, 1991)

Fading Like A Flower
(da Joyride, 1991)

Spending My Time
(da Joyride, 1991)

Do You Get Excited?
(da Joyride, 1991)

The Sweet Hello, The Sad Goodbye
(outtake da Joyride, 1991)

The Big L.
(da Joyride, 1991)

How Do You Do
(da Tourism, 1992)

Queen Of Rain
(da Tourism, 1992)

Fingertips
(da Mtv Unplugged, 1993)

Sleeping in My Car
(da Crash! Boom! Bang!, 1994)

Crash! Boom! Bang!
(da Crash! Boom! Bang!, 1994)

Fireworks
(da Crash! Boom! Bang!, 1994)

Almost Unreal
(da Super Mario Bros. soundtrack)

You Don't Understand Me
(da Don't Bore Us! Get To The Chorus!, 1995)

 

Wish I Could Fly
(da Have A Nice Day, 1999)

Anyone
(da Have A Nice Day, 1999)

Real Sugar
(da Room Service, 2001)

Opportunity Nox
(da The Pop Hits, 2003)

Speak To Me
(da Charm School, 2011)

It's Possible
(da Travelling, 2012)

 

It Just Happens
(da Good Karma, 2016)

  
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