Verdena

Solo un grande sasso

2001 (Black Out) | psych-rock, alt-rock

I Verdena che si affacciano all’alba del nuovo millennio sono un gruppo di giovanissimi lanciati verso un sicuro successo. L’album d’esordio, prodotto da Giorgio Canali, ne ha fatto una delle più clamorose next big thing italiane da anni. Il suono dei Nirvana permea testi giovanilistici e a tratti ingenui, ma ricchi di spunti interessanti, dove spesso le parole sono utilizzate più per il suono che per il reale significato. Un modo assolutamente poco convenzionale di sfruttare la lingua italiana, evitando così il rischio di cadere nel banale.
L’opera seconda del trio bergamasco è quanto di meno scontato potesse essere pianificabile. In cabina di regia stavolta è il turno di Manuel Agnelli, uno di quelli che soprattutto attraverso il Tora! Tora! è sempre stato attento alle migliori realtà alt-rock emergenti. Agnelli aiuta Alberto Ferrari e compagnia a far emergere le proprie caratteristiche peculiari, migliorandone lo stile di scrittura, contribuendo a modellare una personalità per molti versi inaspettata.

“Solo un grande sasso” è un disco coraggiosissimo, il disco psichedelico dei Verdena, quello nel quale le strutture si dilatano, per lasciare spazio a digressioni musicali, avanscoperte sperimentali e divagazioni noise. Basti l’ascolto delle strutturate (e pazzescamente belle) “Nova”, “1000 giorni con Elide” e “Centrifuga” per comprendere quanto sia cambiato l’orizzonte stilistico della band.
I Motorpsycho divengono il nuovo punto di riferimento, con i chitarroni che sanno di anni 70 e l’atteggiamento psych che trasuda da tutti i pori. I contenuti, non certo volti alla ricerca del facile successo commerciale, spingono i Verdena fra i portabandiera della scena alternativa italiana. “Solo un grande sasso” sposta su un campo ostico una band che con facilità avrebbe potuto creare una sfilza di singoli super venduti. Ed invece è la ricerca artistica a prendere la mano del trio, che costruisce un proprio mondo tanto introverso quanto ambizioso.

Se “Spaceman” resterà negli anni come il superclassico di questo album (ed uno dei vertici più amati dell’intera carriera), se “La tua fretta” e “Meduse e tappeti” (poste alle estremità della scaletta) assicurano una ventata di soffice melodia, se “Miami Safari” e “Buona risposta” cercano di mantenere in qualche modo i legami con il disco d’esordio, è “Starless” la traccia che più di ogni altra lascia di stucco per la lucida e cangiante aggressività che è in grado di trasmettere. Con dentro preziosi contributi portati in dotazione da Xabier Iriondo e Dario Ciffo.
Ma ogni singolo brano ha dentro di sé sprazzi inaspettati, sorprese inattese, come la rabbia che all’improvviso squarcia “Onan”, oppure il solo (in puro Motorpsycho style) che impreziosisce la già notevole “Cara prudenza”.

E’ un momento di grande prolificità per i Verdena, che parallelamente pubblicano due Ep nobilitati da tracce che non avrebbero sfigurato nella tracklist di questo album: provate ad esempio a ripescare “Blue” dall’Ep “Spaceman”.
“Solo un grande sasso” è il disco che fa comprendere al mondo le immense potenzialità di una band che sa scrivere e suonare composizioni memorabili. Il secondo atto di un percorso destinato a diventare nel tempo uno dei più importanti dell’intera storia del rock alternativo made in Italy, e che di lì a poco troverà nell’ indispensabile “Il suicidio del samurai” straordinarie conferme, grazie a strutture che si faranno più asciutte e compatte. I tempi di “Valvonauta” e “Viba”, che pur rimarranno sempre richiestissime ai loro concerti, sembrano già lontani anni luce.

(27/01/2015)

  • Tracklist
  1. La tua fretta
  2. Spaceman
  3. Nova
  4. Cara prudenza
  5. Onan
  6. Starless
  7. Miami Safari
  8. Nel mio letto
  9. 1000 anni con Elide
  10. Buona risposta
  11. Centrifuga
  12. Meduse e tappeti
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