Otto tracce compongono questo Ep, assaggio di quel "Bubblegum", previsto per la primavera del 2004, che costituirà il sesto album ufficiale nella carriera di Mark Lanegan o, forse più correttamente, il primo album della Mark Lanegan Band; in questo disco, infatti, troviamo ospiti fissi che poi torneranno sull'album definitivo: Josh Homme e Nick Oliveri dei QOTSA, Chris Goss dei Master of Reality, l'ex Afghan Whigs Greg Dulli, Dean Ween e Alain Johannes.
Inizialmente concepito come singolo e poi allargato grazie all'inclusione di "outtakes" e di due nuove canzoni (la cover di Captain Beefheart "Clear Spot" e "Skeletal History") l'Ep annuncia i suoi toni già dalla scura copertina.
Il mefistofelico volto di Lanegan che emerge dal buio è infatti sintomatico del contenuto, diabolico come il "Methamphetamine Blues" iniziale, scandito da percussioni martellanti e dalla chitarra dilaniata di Josh Homme, ma anche oscuro come la "Skeletal History" che l'ex Screaming Trees firma insieme a Oliveri e allo stesso Homme.
La presenza costante dei due Queens Of The Stone Age non influenza più di tanto il disco come si potrebbe pensare; anzi, paradossalmente, la canzone più vicina ai suoni di "Songs For The Deaf" è proprio la cover "Clear Spot" nei crediti della quale compare solo il nome di Alain Johannes.
Su tutto invece si staglia la voce di Mark Lanegan, che guida nel buio, che gratta con toni di whiskey e tabacco; solenne come certe poesie in musica di John Trudell nella breve "On The Steps Of The Cathedral", morbida nella finale "Sleep With Me", che sarebbe potuta stare perfettamente tra i primi solchi di "Scraps Of Midnight" o da brividi come nell'incredibile "Lexington Slow Down" nella quale, con il pianoforte come unico compagno, si muove a suo agio tra gospel e soul.
Disco oscuro, sì, persino diabolico (sentire, prego, la risata iniziale), ma anche evocativo e delicato, fatto di sudore e fango come di amore e lacrime, blues di un'anima in pena, rock sporco, graffiato e rumoroso.
Quella che da sempre ci regala Mark Lanegan è musica in continuo cambiamento, ma che in fondo rimane la stessa, che sia folk, rock, blues o lo-fi, è una musica che forse non ti fa battere il piede, che forse non ti ritrovi a canticchiare, ma che ti prende allo stomaco e al cuore e ti graffia l'anima. Poco più di otto euro per queste otto tracce che diventano il mio disco dell'anno e se queste sono outtake, "Wait Until Spring, People", ché la primavera del prossimo anno si annuncia ricca per davvero.
28/10/2006
Dopo otto anni torna l'ex-Screaming Trees, tra il solito folk-blues tinto di nero e nuove infatuazioni elettroniche
Dalle parti delle "Field Songs", con meno meraviglia e più umanità
L'interprete di "I'll Take Care of You" lascia il posto a un imitatore
La storia di uno dei grandi interpreti della musica folk-blues in un'antologia
Il cantautore americano festeggia gli imminenti 50 anni con un nuovo album, dove tornano suoni wave
L'ex-leader degli Screaming Trees gioca a farsi remixare i brani di "Phantom Radio"
Dieci nuove tracce scritte con Rob Marshall e Alain Johannes. Ospiti Josh Homme, Greg Dulli, Duke Garwood e Jack Irons
Il crooner di Ellensburg oltre il grunge, tra blues, synth-pop, chitarre e beat
Un album autobiografico in cui il crooner di Ellensburg rielabora le forme del blues
Il trio Iyeara reingegnerizza le 14 tracce di "Somebody's Knocking", alimentandone la componente electro
L'album più inaspettato e sorprendente della carriera del crooner di Ellensburg tra folk, blues, rock e new wave
Dagli esordi negli Screaming Trees ai primi dischi folk, dal sodalizio con Isobel Campbell alla "svolta" elettronica. Ascolta la storia di Mark Lanegan
Immerso nel verde dell'Eur, il ritorno a Roma di Mark Lanegan con il tour a supporto di "Gargoyle"
L’istintivo ritorno della premiata ditta Carney-Auerbach con dieci reinterpretazioni di classici blues e r'n'b
L’età adulta si fa suono e parola nel quarto capitolo della band culto del midwest
Il cantautore romano torna con un concept-album spiazzante e ambizioso, decisamente lontano dalle mode attuali
Il terzo album del sestetto country aggiunge distorsioni e guarda all'alternative rock
Un'opera dal deciso respiro internazionale prodotta da una delle più brillanti realtà del contemporary jazz italiano più contaminato
La "nueva escena chilena" si arricchisce di una band formidabile, tanto poetica quanto contundente
Gli svedesi intercettano la malinconia all'insegna di un etereo dream-pop
Il convincente debutto della giovane londinese che guarda all'America