Neal Casal

No Wish To Reminisce

2006 (Fargo) | songwriter, pop

Neal Casal è un cantautore ai margini, ma che pensa in grande (Ryan Adams è in ascolto?), e "No Wish To Reminisce" n’è la palese dimostrazione. Passato il dolce trastullarsi roots-country di "Leaving Traces" (2004) e "Return In Kind" (2004), o quello degli esordi di "Fade Away Diamond Time" (1995) e "Field Recordings" (1997), o ancora in coppia con Kenny Roby ("Black River Sides", 1999) o in gruppo con gli Hazy Malaze (omonimo del 2002 e "Blackout Love" del 2005), Casal decide di ampliare la fattezza melodica delle sue canzoni tramite un muro di suono ben più vicino alle hit da classifica che al sentimento che ha mostrato - seppur con esiti incerti - di possedere.

Il disco, così, sciorina placidamente canzoni piene di timbri (harmonium, archi, chitarre distorte), power-ballad Lennon-iane ("You Don’t See Me Crying") e acid-rock bonari come Kinks all’ingrosso ("Sleeping Pills In Stereo"), brani di beat fasullo sconfinanti in un easy listening orchestrale a unificare con faciloneria Burt Bacharach a Jens Lekman ("Death Of A Dream"), e britpop ampollosi con canto a rimembrare il passato alt-country e l’elettrica a scimmiottare timidamente una pedal steel d’annata ("Grand Island"). Nemmeno "Too Far To Fall", altra mielosa ballata guidata da una chitarra jingle-jangle , e "Sundowntown", ancora sospirante di vaghi accenti country-pop à-la My Morning Jacket, ma annacquati in una mega-sortita sentimentale degna di Phil Collins e degli Eagles più sbrodolosi, sanno offrire di meglio.

Meglio rivolgersi al centro dell’album, laddove il nostro si dimostra in grado di cesellare perle di scrittura come "Remember What It’s Like", introdotta da un clavicembalo e sviluppata secondo registri emozionali (marcetta psych, valzer acido e pop languido), e di far funzionare a pieno regime gli arrangiamenti esosi, come pure nell’harrisoniana "Lost Satellite", per voce, acustica e fantasmagorie dolenti di contorno.
C’è poi la straniante chiusa di "Saw Stars", strumentale alle prese con una chitarra vagabonda tra glissando sovraincisi e variazioni armoniche oniriche (ovviamente mal sfruttata perché posta in fondo a un album interminabile).
Il problema è che si ripiomba in tutta fretta e senz’appello nella banalità dei richiami leziosi alla "I Believe In You" Young-iana ( cfr. "After The Gold Rush") presenti in brani come "Traveling After Dark", o nelle atmosfere scontate, nelle linee vocali irritanti, negli ammiccamenti commerciali di "Down A Strange Street", "Freeway To The Canyon" e "A Message You Can Send".

Ennesimo tassello del già errabondo carnet discografico del cantautore, deludente nonostante i lussuosi arrangiamenti, gli ottimi strumentisti e la produzione di Michael Deming. Forse Casal convince di più come fotografo alle prese con sanguigni scorci d’urbanità ( cfr. sito ufficiale).

(31/05/2006)

  • Tracklist

1. You Don’t See Me Crying
2. Sleeping Pills In Stereo
3. Grand Island
4. Death Of A Dream
5. Too Far To Fall
6. Sundowntown
7. Lost Satellite
8. Remember What It’s Like
9. A Message You Can Send
10. Down A Strange Street
11. Traveling After Dark
12. Freeway To The Canyon
13. Saw Stars

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