Alec K. Redfearn And The Eyesores

The Blind Spot

2007 (Cuneiform) | chamber folk, avant-prog, post-rock

I Balcani sono la moda musicale del momento (vedi Beirut, A Hawk And A Hacksaw, Gogol Bordello etc.), ma l'ambiente avant-prog li ha come fissa da trent'anni buoni. Scale inusitate, gran dispiego di fiati, ritmi composti a più non posso: klezmer, musica tzigana, danze bulgare sono l'abc di ogni figlioccio degli Henry Cow.

Una prima notizia è dunque che il fisarmonicista di Providence e la sua band, dopo svariati album a base di balcanismi, abbiano deciso di spostare se pure di poco le coordinate musicali del loro variopinto pot pourri prog/bandistico. "The Blind Spot" è un album molto più posato e "continentale" dei suoi predecessori: più orchestra da camera che fanfara, più canzoni che danze, più Francia che Romania.

Il secondo fatto notevole è che il disco, forse proprio in virtù di questo cambiamento d'approccio, ha tutte le carte in regola per convincere non solo lo zoccolo duro dei progghettari, ma anche ascoltatori provenienti da ambiti piuttosto lontani. Oltre agli appassionati del "revival" mitteleuropeo che coinvolge tanti nomi oggi di punta, anche chi si è fatto stregare dal nascente filone folk/cameristico del "post" (Clogs, My Latest Novel, Efterklang) potrebbe trovare più di un punto di contatto con questa musica.

Probabilmente qualcuno starà pensando che lo voglia fregare, e rifilargli la solita accozzaglia di sbrodolamenti strumentali e cambi di tempo facendogliela passare per un disco perduto dei Decemberists. Tranquilli: in "The Blind Spot" non c'è niente di tutto questo (anche se, va ammesso, i Decemberists sono piuttosto lontani).
C'è invece un flusso accogliente di canzoni calde e delicate, sussurrate, un po' dimesse e dilatate. C'è un gusto sobrio e vagamente psichedelico nello sposare fisarmonica, fiati, violino, tintinnii, un pizzico di elettronica e intrecci vocali un po' Gentle Giant, creando un unico amalgama in cui nessuno sovrasta gli altri.

C'è un gioco sottile, suadente tra malinconia e leggerezza, un'atmosfera da pomeriggio Belle Époque: una foto un po' stinta della casa in campagna, il vestito démodé di una ragazza sul prato, lo scodinzolio immobile di un cagnolino che gioca sulla sua gonna. Sotto la lieve patina di polvere, sembra di intuirne i colori.

(04/12/2007)

  • Tracklist
  1. The Perforated Veil
  2. Queen of the Wires
  3. Myra
  4. Blue on White
  5. The Radiator Hymn
  6. The Burning Hand
  7. River of Glass
  8. The Flesh of the Drum
  9. The Blind Spot
  10. Rising
  11. Blue On White (Reprise)
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