THE MARY ONETTES - The Mary Onettes

2007 (Labrador)
alt-pop, new wave

Qualora questo album fosse uscito nel 1983, si sarebbero potute verificare due situazioni: "The Mary Onettes" si sarebbe perso nel dimenticatoio, confuso nel calderone delle centinaia di produzioni new wave che impazzavano in quel periodo, oppure (ed è una possibilità che ci sentiamo di sposare) oggi saremmo ancora a parlare dei The Mary Onettes come di una band di culto degli anni Ottanta, con le sue hit e il suo seguito di fedeli appassionati, al fianco di gruppi quali The Cure, Echo & The Bunnymen e Jesus & Mary Chain.

Il fatto incontrovertibile, però, è che l'esordio discografico di questa band proveniente da un piccolo paesino del nord della Svezia, avvenuto per la sempre attenta Labrador, è targato 2007.

E a questo punto sorge piuttosto spontaneo chiedersi se il ripescaggio e la rielaborazione in maniera così massiccia e a volte pedissequa di sonorità tanto datate e, tra l'altro, ormai già ampiamente rivisitate, abbia oggi, sul finire del primo decennio del nuovo millennio, ancora un senso e una qualche valenza.

Perché l'omonimo album dei The Mary Onettes, uscito intorno alla metà del 2007 in Europa e proposto negli Stati Uniti solo verso la fine dell'anno, è proprio questo: un frullato dei suoni che hanno accompagnato la pubertà e l'adolescenza di coloro che sono nati tra la metà degli anni Sessanta e l'inizio degli anni Settanta.

Le chitarre sognanti e cristalline, le tastierone registrate a tutto volume, il basso pesante e suonato con il plettro, le voci profonde, tutto in questo album rimanda a un passato, ormai neanche troppo prossimo, popolato da video al rallentatore, immagini in bianco e nero, musicisti bistrati e "oscuri", romantici hit radiofonici.

Ciò detto, in ogni caso, bisogna riconoscere alla band svedese un'ottima capacità compositiva e un'attitudine a suonare tanto anni Ottanta, ma così tanto anni Ottanta da non assomigliare in maniera calligrafica a una specifica band dell'epoca. Se i New Order di "Regret" possono venire in mente piuttosto spesso ("Pleasure Songs") o i Cure di "Just Like Heaven" (l'intro di "Lost", "The Laughter") sono un riferimento chiarissimo, non mancano brani ("Henry") dove, invece, è il suono più pop dell'epoca a farla da padrone ed il paragone con gli a-ha più sognanti non è azzardato.

Altrove, addirittura, non è difficile il rimando ai Jesus & Mary Chain di "Just Like Honey" ("Explosion" potrebbe esserne quasi una cover) e affiorano spesso echi di band meno oscure e più romantiche come i Church.

L'ascolto dell'album, alla fine, risulta per gli appassionati di questo sound assolutamente piacevole, grazie anche alla solidità di alcuni brani (i singoli "Lost" e "Void" su tutte) che non sfigurerebbero affatto al fianco dei loro "fratelli maggiori". Probabilmente era proprio questo il risultato che i quattro giovani svedesi si proponevano di raggiungere, al di là di ogni oziosa ipotesi storicistica o quesito culturale o di costume.

Una menzione particolare va fatta dello splendido libretto che accompagna il cd, anch'esso squisitamente in chiave eighties.

03/01/2008

Tracklist

  1. 1. Pleasure Songs
  2. 2. Lost
  3. 3. Void
  4. 4. Laughter
  5. 5. Slow
  6. 6. The Companion
  7. 7. Explosions
  8. 8. Henry
  9. 9. Under The Guillotine
  10. 10. Still

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