THE B-52'S - Funplex

2008 (Emi)
pop

Dopo sedici anni dall’ultimo album in studio, dopo essere diventati "la più grande party band di sempre", un'icona gay e lesbica, il simbolo della spensieratezza musicale. Dopo aver influenzato i musicisti più disparati, da Cyndi Lauper ai Pixies, dalle Go Go's agli Scissor Sisters, dopo aver collaborato con Iggy Pop e i concittadini Rem… Dopo tutto questo, con "Funplex" tornano i B-52's.

Diciamo subito che l'album ha in sé i germi della gradevolezza e soprattutto del divertimento, cosa prevedibile venendo dal gruppo che è diventato quasi sinonimo di "festa" in musica. Tuttavia, c'è da chiedersi se tutto ciò sia sufficiente a giudicare davvero buono questo nuovo lavoro della band di Athens.

Indubbiamente lo sforzo di rinnovare il repertorio, dopo sedici anni di sopravvivenza solo come live-band, deve essere apprezzato. Inoltre, il ritorno a pieno titolo di Cindy Wilson, dopo l'abbandono prima del precedente album "Good Stuff" del 1992, consente il recupero quelle armonie vocali che sono sempre state uno dei marchi distintivi dei B-52's. L'ex batterista Strickland, passato alla chitarra dopo la morte del grande Ricky Wilson, in "Funplex" dà allo strumento un "peso" ben maggiore che nelle sue precedenti uscite, ed è anche questo a contribuire al ritorno alla grinta garage. Strickland ha anche avuto un peso determinante in sede di produzione, ispirandosi dichiaratamente a certi lavori dei New Order da cui è rimasto affascinato, e chiamando al mixer Steve Osborne, che ha già lavorato proprio con la band di Manchester.

In realtà, la produzione sembra piuttosto ricalcare l'ultima tendenza a pompare in alto tutte le frequenze, forse davvero iniziata dai New Order, e "istituzionalizzata" dagli Smashing Pumpkins (sempre con dichiarata ispirazione a Sumner e compagni), ma oggi diventata un autentico virus diffuso per superare il gap qualitativo dovuto all'ormai dilagante ascolto in formato mp3.

"Loud, Sexy Rock and roll" – così lo stesso gruppo definisce il nuovo sound nel comunicato diffuso alla stampa. Per sottolineare la cosa, addirittura cambia il nome, eliminando l’apostrofo del 52. Non più "quelli/e del B-52" ma "i B52".

Quanto alle canzoni, si va dal veloce electro-rock di "Pump" all’omaggio felliniano della più eterea disco-music di "Juliet Of The Spirits", tutto sommato uno dei brani più riusciti, soprattutto per l'immaginario esagerato del regista che è in buona parte il medesimo della band, solo traslato nella fantascienza. Si passa per l'allegro garage del singolo "Funplex", di "Ultraviolet ", di "Too Much To Think About" e "Hot Corner". Si arriva all’elettronica scoperta di "Eyes Wide Open", "Love In The Year 3000" e "Dancing Now", che mostra come i Devo siano ancora uno dei punti di riferimento.

"Deviant Ingredient" è una specie di ballata pop-rock con i soliti ottimi cori femminili. "Keep This Party Going" chiude l'album rockeggiando, con la più chiara dichiarazione di intenti del gruppo: che la festa continui, possibilmente per sempre.

L'album esce in contemporanea (non voluta) con il ritorno dei Rem, l'altra grande band di Athens, che se ha acquisito molta più notorietà, di certo ai loro mentori e grandi amici The B-52's deve in buona parte i propri inizi, l'aver creato una scena nella propria città da cui partire per il mondo. Curiosamente, entrambe le band hanno cercato di recuperare uno spirito più "duro", più rock, proprio con questi ultimi lavori.

E allora? Allora il problema maggiore dei B-52's è l'età. Molto semplicemente e detto molto direttamente, a costo di attirarsi gli strali di qualcuno: se risultavano davvero originali nel loro amore per la fantascienza dei B-movie anni 50 o per i cartoni animati, ed estremamente credibili nei panni dei ragazzi gioiosi e alla ricerca del divertimento nelle feste in casa di Athens o sulle spiagge californiane, sentire oggi una cinquantenne e una sessantenne cantare "I'm a pleasure seeker moving to the music" fa, a malincuore, un po' sorridere.

Se a vent'anni i cinque erano bellissimi con le loro mise sgargianti della "new frontier" e il compianto riff maker Ricky Wilson era fantastico, letteralmente, in divisa da equipaggio dell'Enterprise, oggi i quattro superstiti vestiti in abiti argentati fanno piuttosto pensare a degli insaccati che ai B-movie di fantascienza degli anni 50. Schneider ha perso un po' la sua splendida voce recitante ed è quello che musicalmente sembra più accusare il passare degli anni, pare quasi in disparte e in alcuni brani praticamente non compare. Il duo Wilson-Pierson, da bellissima coppia di ventenni capace di risvegliare i sensi in chiunque con i loro tubini sgargianti, persino con le loro celeberrime, altissime, pettinature colorate, sono diventate due tranquille signore americane che giocano a fare la mascherata di carnevale. Strickland è quello che invece regge meglio il confronto con gli anni, magro e scattante come ai bei tempi in cui sedeva dietro ai tamburi. Soprattutto è quello che si è più sforzato di innovare – anche se, come detto, con risultati così così – il sound della band e di adeguarlo ai tempi senza dimenticare le origini. Ma loro di tutto questo, giustamente, se ne fregano, fedeli alla causa della spensieratezza ad ogni costo.

Queste di "Funplex" sono canzoni ottime per la radio e ovviamente per le feste, a patto di dimenticare che sono passati trent'anni dai veri fasti di questa band e che chi le suona e le canta ha ormai dato tutto ciò che poteva al rock. E non è stato affatto poco.

01/04/2008

Tracklist

  1. 1. Pump
  2. 2. Hot Corner
  3. 3. Ultraviolet
  4. 4. Juliet of the Spirits
  5. 5. Funplex
  6. 6. Eyes Wide Open
  7. 7. Love in the Year 3000
  8. 8. Deviant Ingredient
  9. 9. Too Much to Think About
  10. 10. Dancing Now
  11. 11. Keep This Party Going