Brett Anderson

Wilderness

2008 (V2) | songwriter, pop

Ad un anno di distanza dal precedente, omonimo, esordio solista, si rifà vivo Brett Anderson con l'annunciato "Wilderness". Le cose, questo va purtroppo detto, nel disco precedente non erano andate esattamente benissimo per l'ex leader e fondatore dei Suede. "Brett Anderson" era sembrato sin da subito un lavoro piuttosto piatto e autoindulgente, che restituiva un'immagine alquanto opaca e faticosamente monologante dell'autore londinese, messosi sulle tracce di una stanca forma di cantautorato semiclassico, infarcito di ballate pianistiche e piccoli romanticismi casalinghi dal sapore stucchevolmente smielato. Visto poi dal vivo nella tournée europea che aveva fatto seguito alla pubblicazione dell'album, Anderson era sorprendentemente apparso in forma smagliante, con una voce cristallina e limpidissima e un'insospettabile voglia di riappropriarsi e riscoprire il proprio repertorio maggiore con i Suede, seppure rivisitato in una sobria veste acustica dai contorni alquanto dimessi e disadorni.

Il nuovo lavoro non innesca rivolgimenti stilistici di rilievo, posizionandosi in perfetta continuità con il "nuovo corso" inaugurato dal precedente album. "Wilderness" va preso per quello che è: una raccolta di ballate introspettive dal profilo piuttosto defilato, che raccontano di un autore ormai interamente proiettato all'interno di un "autunno" creativo difficilmente riscattabile, che non nutre alcuna ambizione di rinascita artistica o radicale reinvenzione personale e che si muove ormai con il passo più o meno lineare (e quindi facilmente prevedibile) del classico contemporaneo (forse suo malgrado). Canzoni scritte più per sé che per un eventuale uditorio, verrebbe da dire, visto che verosimilmente avranno una circolazione piuttosto limitata al di fuori della cerchia degli estimatori della prima ora.

C'è da dire che nel complesso il nuovo lavoro, considerata anche la sua brevità, risulta più compatto e coeso del suo predecessore e può contare su una manciata di pezzi piuttosto intensi che ne rendono più incisivo l'ascolto, per lo meno a tratti: il singolo "Back To You", ad esempio, in duetto con l'attrice francese Emmanuelle Seigner, se non fosse per la sua somiglianza troppo marcata con la vecchia "To The Winter", che finisce con il rivelarsi troppo invadente. Buone, o quantomeno discrete, anche "Blessed", "Clowns", l'iniziale "A Different Place" e "Funeral Mantra", dal taglio più operistico (un vecchio pallino del nostro), con tutta probabilità uno dei pezzi più pregiati della collezione che, ad ogni modo, non brilla certo per varietà e soprattutto vivacità, vista la sua irriducibile tendenza a rifugiarsi in un melodismo spesso monotono e vagamente lamentoso a metà strada tra Rufus Wainwright, Damien Rice ed Antony, senza avere l'estro esuberante del primo, la poesia fantasticante del secondo e la profondità di scandaglio interiore del terzo.

Se ad Anderson sta bene così non resta che assecondarlo, di certo le sue scelte non sono dettate da opportunismo o ipocrisia (semmai è vero l'esatto contrario) ma non si può negare che gli esiti musicali del suo genio compositivo siano stati nell'ultimo periodo alquanto modesti, se non apertamente deludenti.

(06/09/2008)

  • Tracklist
  1. A Different Place
  2. The Empress
  3. Clowns
  4. Chinese Whispers
  5. Blessed
  6. Funeral Mantra
  7. Back To You (feat. Emmanuelle Seigner)
  8. Knife Edge
  9. P. Marius
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