Butcher Mind Collapse

Sick Sex and Meat Disasters in a Wasted Psychic Land

2008 (Bloody Sound Fucktory et al.) | post-punk, noise-core, no wave

Butcher Mind Collapse è, in parole povere, un riassunto di tre realtà nostrane (base a Jesi, provincia di Ancona): i Lebowski, dediti a un noise-rock d'ispirazione post-punk con piccole inserzioni elettroniche dissonanti, quasi una versione lineare delle nevrosi industrial di Reznor ("Per lei giovanile bellezza"; autoprod., 2007), i Guinea Pig, dediti a un post-hardcore rumoristico e fratturato alla maniera di San Francisco ("Guinea Pig"; Psychotica, 2005), e i Jesus Franco & the Drogas, il cui demo autoprodotto del 2007 richiama un misto del no-sense di Les Claypool e del rock'n'roll depravato degli Mc5. Dai Lebowski proviene il chitarrista Riccardo Franconi, da Jesus Franco proviene il chitarrista e sassofonista Nicola Amici, e dai Guinea Pig il chitarrista Giampaolo Pieroni (che nei Butcher diventa batterista) e il secondo chitarrista Jonathan Iencinella (ora vocalist a tempo pieno dei Butcher).

Il primo Ep dei Butcher, prodotto da Mattia Coletti della Wallace, è una intelligente versione dello spazzcore più lascivo e dissociato, ma è soprattutto in "Sick Sex" che la ricetta è messa a fuoco. Nell'arco dei suoi venti minuti scarsi di durata, "Holy Weekend" si distingue subito per la sua rapida scarica epilettica di riff tanto elementari quanto brutali, fratture ritmiche voodoobilly, canto demente e dissonanze a mo' di schegge, all'insegna di una globale instabilità armonica. "Cunt Face" è la degna prosecuzione di tale instabilità: cow-punk stridente, chiacchiericcio in rima alla Captain Beefheart, coro "Oi" quasi satanico e schizzate soniche della chitarra in flamenco di contorno.

"Devil With Tits" sembra esporre un riff blues-rock dei White Stripes sotto acido muriatico, con un canto dissociato che porta tutto al refrain garage-punk danneggiato dei primi Royal Trux, denunciando una vera e propria carenza di articolazione semantica (non solo instabilità). "Monkeys Don't Suck" e "Nazi Chicken" dirottano in modi diversi (ma affini) il verbo hardcore: la prima tormenta con strappi e fratture degni delle Erase Errata un riff acidulo su tempo supersonico, la seconda vira ai registri dei Black Flag più truci, con l'eccezione che buona parte degli spezzoni di chitarra non articola riff, ma vomita putride dissonanze.
"Goddess Dustman", la piece più articolata, è in realtà germinata da una danza macabra di batteria, e parafrasata da chitarre sardoniche alla Marc Ribot, cantilene Waits-iane e umore da teatrino degli orrori. "Pop-A-Luma" recupera le chitarre ostili dei Big Flame e lo speedcore goliardico dei Dead Kennedys, per poi mutare in ritmo hard-rock e tornare a nuove variazioni insensate.

È soprattutto un disco-pallottola paradossale, un piccolo rituale che ha il dono della perizia e lo sfregio della spericolatezza, ma che rende l'illusione di procedere lento e catartico per consentire di apprezzarne tutte le brutture: stilistiche, ritmiche, armoniche. Riesce a non cercare disperatamente l'ancora di salvezza dell'invenzione facile (meccanismo quasi automatico, in questi casi) e a reggersi sulla coerenza di strutture zigzaganti e portantine armoniche al limite dell'eresia. Produzione di Ragno (Giulio Favero, già One Dimensional Man, Teatro Degli Orrori e Putiferio) e Giovanni Ferliga, masterizzazione di Maurizio Giannoti, artwork di Refo. Co-produzione con: Valvolare Records, Marinaio Gaio, Sweet Teddy e Dizlexiqa.

(15/04/2008)

  • Tracklist
  1. Holy Weekend
  2. Cunt Face
  3. Devil With Tits
  4. Monkeys Don't Suck
  5. Nazi Chicken
  6. Goddess Dustman
  7. Pop-A-Luma
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