Spinto Band

Moonwink

2008 (Fierce Panda) | pop

Chi ancora si ricorda la Spinto Band, non potrà non farlo con un sorriso di sottile piacere. Il disco precedente, edito nel giugno del 2005, dal titolo “Nice And Nicely Done”, vero e proprio esordio ufficiale dopo una lunga coda di autoproduzioni innescata a partire dal 1998, era una piccola delizia per palati fini e accorti. Già allora quello che incuriosiva era la bizzarra storia del sestetto di Wilmington (Delaware), nato per iniziativa di Nick Krill dopo che questi aveva fortunosamente rinvenuto nella soffitta di casa una raccolta di vecchie canzoni impolverate del nonno chitarrista Roy Spinto, dal quale deriva il nome scelto dalla band. Nell’album del 2005 era contenuta soprattutto una canzone particolarmente felice, “Oh Mandy”, che qualcuno forse ricorderà, una sorta di piccola ode domestica al mandolino (impiegato nel brano stesso) con correlato gioco di parole tra il nome proprio di ragazza e la nobile forma delle terga femminili.

Ora la Spinto Band torna a farsi viva dopo aver fatto da supporto a band (con le quali non aveva e non ha poi molto a che spartire) del calibro di Arctic Monkeys e Kooks, e il ritorno è all’insegna di un lavoro che si colloca coerentemente nella medesima scia stilistica delle produzioni passate. Il gruppo rimane lo stesso di sempre, nel caso specifico una versione studentesca e disordinata dei Pavement, alle prese con una rielaborazione potenzialmente inesauribile e infinita di “Ob-La-Di, Ob-La-Da”. Il sinfonismo primaverile e felicemente immaginifico di Cole Porter e George Gershwin (seguite il movimento di “Alphabetical order”) si sposa alla leggerezza fulminante di una strip dei Peanuts o di Calvin & Hobbes e i risultati sono quasi sempre convincenti e molto piacevoli da sentire.

“Later On” o “Summer Grof” mettono bene in mostra la peculiare abilità del gruppo nel coniugare un chitarrismo stazzonato e un po’ infeltrito con luccicanti armonie vocali di shinsiana memoria (ma vengono in mente anche Neutral Milk Hotel e altri asteroidi della galassia Elephant 6), capace di colorarsi all’occorrenza di sfumature swinganti e arditi virtuosismi melodici (si consideri ad esempio la bellissima “The Carnival”, gremita di contrappunti e geniali trame fiatistiche), il tutto senza perdere quel passo un po’ sbilenco, cartoonesco e vagamente surreale-patafisico che costituisce la cifra essenziale del gruppo. Scarabocchi in bella calligrafia, verrebbe da pensare.

Ad ogni modo la prova del secondo album è superata alla grande e il culto per le imprese di questa piccola armata Brancaleone del pop casalingo non potrà che rafforzarsi, arruolando nuovi squinternati combattenti nella battaglia per la vittoria finale della fantasia nonsense contro il grigiore uniforme della più piatta banalità . Potrebbero essere dei giganti.

 

 

(03/10/2008)

  • Tracklist

1. Later On
2. Vivian Don't
3. Summer Grof
4. Carnival
5. Needlepoint
6. Cat's Pajamas
7. They All Laughed
8. Pumpkins And Paisley
9. Ain't This The Truth
10. Alphabetical Order
11. Black Flag

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