METHOD MAN & REDMAN - Blackout 2

2009 (Def jam)
hip-hop, rap

Come Martin & Lewis, Jack Lemmon e Walter Matthau o Gene Wilder e Richard Prior. Ad ogni strana coppia succede prima o poi di doversene stare alla larga per un bel po’ pur essendo fatti l’uno per l’altro. Così anche Method Man & Red Man, forse i due più famosi situation comedian del rap americano, hanno dovuto aspettare un decennio tondo tondo per dare un seguito al loro acclamato disco d’esordio “Blackout” (1999). E questo nonostante in mezzo non siano mancate le occasioni per lavorare insieme: dozzine di featuring congiunti in dischi propri o altrui, uno show televisivo di successo per la Fox, “How High”, che nel 2001 è diventato anche un film. E una popolarità in costante crescita per il duo anche al di fuori del rap system statunitense.

“Blackout 2” assomiglia, appunto, a una di quelle commedie hollywoodiane girate e prodotte come un meccanismo perfetto per ottimizzare le doti e l’affiatamento degli interpreti principali e i gusti del pubblico di riferimento. Ogni cosa è nella misura in cui dovrebbe essere, tutto perfettamente dosato e bilanciato, senza i rischiosi voli pindarici che comporterebbe un eccessivo spreco di originalità. Ma il divertimento è assicurato, anche perché siamo di fronte, comunque, a grandissimi professionisti nel loro genere. Attenuate le marcate sfumature horror-funk del primo capitolo, Method Man & Red Man propongono un hip-hop con le radici ben piazzate nell’underground (il Wu-Tang Clan, ovviamente, per il primo, la Def Squad e la scuola degli EPMD, per il secondo) e il fusto e la chioma protesi nel mainstream fino a lambire l’r’n’b e il pop da classifica più spudorato (ma non degenerato).

Anche le liriche sono quelle che ti aspetti da due giullari come loro, inutile setacciare i testi alla ricerca di un barlume di seriosità: umorismo demenziale à-la “Chapelle Show”, avànce pepate al gentil sesso, inni sperticati alla cannabis di cui i due rapper sono immarcescibili cultori, autoesaltazione di prammatica e bizzarri virtuosismi associativi.

Il risultato è un disco eclettico (come si evince anche dal numero esorbitante di produttori dalle attitudini così diverse: da Erick Sermon a Rockwilder, da Pete Rock a Bink!), catchy, acrobatico, che non disdegna escursioni di raffinatissima fattura. Dalla matrice mtv friendly di “Hey Zulu” e “I Know Sumptn” ad anthem battenti e bombastici come “Errbody Scream”, “Neva Herd Dis B 4” e “Dangerus Mcees” (passo scarno e hardcore e armonie adeguatamente innodiche); dal g-funk di “A-Yo” (morbida e soul), “A Lil Bit” (sexy e ballabile) e “City Lights” (più serrata e tagliente) allo stringato “bumbap” sintetico di “I’m Done Nigga” e “How Bout Dat”.

Una sufficienza più che meritata, fin qui, visto che i pezzi che alzano il voto e fanno la differenza abbiamo preferito tenerli per ultimo: a cominciare dal singolo “Mrs International”, ballad rap-soul in smagliante abito Motown (il campione è dei Blue Notes), proseguendo con “Father’s Day”, oldschool ultra-minimale animata da un timbro blaxploitation acido e riverberato, e concludendo in bellezza con “4 Minutes To Lock Down”, street-rap scarno e tirato con lo sbuffo dei fiati a loop su cassa e rullante e i featuring imprescindibili di due fuoriclasse del Clan come Raekwon e Ghostface Killah (la cui strofa, in particolare, è un gioiellino hardboiled).

Hip-hop medio d’autore per un blockbuster che, tutto sommato, ha le carte in regole per mettere d’accordo pubblico e critica. Anche se riconferma la regola non scritta che raramente un sequel eguaglia (o supera) l’originale.

23/08/2009

Tracklist

  1. 1. BO2
  2. 2. I'm Dope Nigga
  3. 3. A-You
  4. 4. Dangerus Mcees
  5. 5. Errbody Scream
  6. 6. Hey Zulu
  7. 7. City Lights
  8. 8. Father's Day
  9. 9. Mrs International (skit)
  10. 10. Mrs International
  11. 11. How Bout Dat
  12. 12. Diz Is 4 All My Smokers
  13. 13. Lock Down (skit)
  14. 14. Four Minutes To Lock Down
  15. 15. Neva Herd Dis B 4
  16. 16. I Know Sumptn
  17. 17. A Lil Bit

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