Leonard Mynx

Vesper

2009 (Wally Uno Music) | songwriter, folk

“I was born in the ghost town the year of the landslide
in a hotel room beside the funeral pyre
in the dungeons of Herods I grew beside phantoms
who danced to drone songs on the mountain of fire.”


Una città fantasma, dove spettrali figure danzano tra i deserti riarsi e i cieli limpidi di un folk acustico profumato di country-blues: questo è il punto di partenza per addentrarsi nella musica di Leonard Mynx, al secolo Greg Cardi, cantautore statunitense nato e cresciuto all’ombra di una prigione, “a mezzo miglio dalla tomba di Mark Twain”, in un paese devastato dalle piaghe naturali e sede, durante la Guerra Civile, del più terribile campo di prigionia degli Stati Uniti del Sud.

Desolata e malinconica, la musica di “Vesper”, album d’esordio di Leonard Mynx, sembra farsi testimone della memoria di quegli scenari di aridità e dolore che hanno segnato la sua terra natale nel corso degli anni, rivelando tuttavia un immacolato candore nella levità della trama melodica e nelle pazienti rifiniture degli arrangiamenti.
Seguendo la strada della tradizione dello storytelling, Mynx dà vita a ballate intrise di amarezza e solitudine, che si muovono tra avvolgenti passaggi di dylaniana memoria (“Valley Of Sickness And Death”, “Northwest Passage”) ed elegiache carezze degne di Townes Van Zandt (“Mary”, “The Wine”). Le storie di “Vesper” sono realistiche (“Robert”, “Mary”), talora piuttosto crude (“Horse”), ma sempre velate di dolcezza e di un sottilissimo riverbero di speranza.

La maturità della composizione e degli arrangiamenti di “Vesper” è davvero sorprendente, soprattutto considerando che questo rappresenta l’esordio assoluto per il giovane cantautore americano. Molto del merito per tale maturità, però, deve essere attribuito anche all’illustre co-produttore Adam Selzer (Norfolk & Western, M. Ward, A Weather), il quale, fuori dai riflettori, si sta affermando come vera e propria icona nella scena alt-folk di Portland. Attraverso un lavoro certosino e misuratissimo, Selzer è riuscito a dare profondità e personalità a quelle che, altrimenti, sarebbero potute essere “semplici” ballate folk. E invece, grazie a questa perfetta e sorprendente alchimia, i brani di “Vesper” risultano di volta in volta arricchiti da pianoforte, organo, accordion, archi, fiati, chitarre, e nonostante la complessa stratificazione strumentale, conservano una estrema sobrietà e leggerezza, senza che mai, in alcun passaggio, ci sia una nota fuori posto, un arrangiamento troppo barocco, uno strumento non a fuoco.

L’esordio di Leonard Mynx  può considerarsi una sorta di percorso circolare: si apre con le delicate note di una chitarra glissata e con i cori di Alia Farrah (“Valley Of Sickness And Death”), per chiudersi con un altro desertico slide chitarristico dove si posa la suadente voce di Audie Darling (“You Asked”), passando per i soavi archi che punteggiano “The Wine” e per l’organo à-la Procol Harum di "House On The Hill".
L’apice emotivo dell’intero lavoro risiede nella tromba lontana e malinconica che nella bellissima “Robert” (canzone che narra con ingenuo trasporto di un’amicizia d’infanzia che si conclude tragicamente a causa della guerra) sorge alla fine del torrenziale brano suonando una sorta di moderno e straziante “silenzio fuori ordinanza” a ricordo dell’amico caduto.

Dove finiscano i meriti di Mynx e dove comincino quelli di Selzer, in ogni caso, non ci è dato di sapere: i brani di “Vesper” risultano assolutamente naturali e sentiti ed è difficile dubitare della onestà con la quale Leonard è capace di raccontare le sue storie di perdizione e redenzione. “Vesper” diventa, così, il racconto mesto e vivido di un’America senza tempo, polverosa e maledetta, fatta di eroi della quotidianità, ciascuno con i propri sogni da inseguire e i propri demoni da esorcizzare, che nella loro semplicità potrebbero essere considerati i protagonisti di una sorta di moderna “Antologia di Spoon River”.

Ciò che maggiormente sorprende è quanto l’esordio di Mynx sia un disco pieno di strumenti e collaboratori eppure riesca a mantenersi così “riservato”, tanto discreto da sembrare quasi un fatto personale, correndo il rischio di rimanere in disparte, di passare inosservato.
Sarebbe un peccato, perché Leonard Mynx e le sue canzoni meritano l'attenzione e il rispetto che sono dovuti a chiunque parli al cuore con una passione sincera, senza riserve.

(12/05/2009)

  • Tracklist
  1. Valley Of Sickness And Death
  2. Northwest Passage
  3. Mary
  4. House On The Hill
  5. Horse
  6. The Wine
  7. Robert
  8. Many Hours
  9. The Reins
  10. You Asked
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