Bravery

Stir The Blood

2009 (Island) | synth-pop

L’onorevole e glorioso 2.3 (su 10) che si è beccato “Stir The Blood” sulle pagine sempre incandescenti di Pitchfork, fa di questo album, secondo gli oscuri ingranaggi di un meccanismo vagamente andreottiano, un oggetto di per sé, almeno di primo acchito, abbastanza interessante al cospetto delle nostre orecchie. Ricordavamo i newyorkesi Bravery di Sam Endicott (che nel frattempo ha pensato bene di specializzarsi in composizione di canzonette pop di successo conto terzi, tra gli altri anche per Shakira e Christina Aguilera) come un gruppo di rettili notturni a sangue freddo stritolati in completi di pelle nera traslucida, dediti a un onesto synth-pop revival venato d’oscuro, in bilico tra gli U2 di inizio anni Novanta, con agganci ai vari New Order, Depeche Mode e Human Legue del caso. E quello in sostanza, a sentire il nuovo materiale, sono fondamentalmente rimasti.

Dopo un secondo disco (“The Sun And The Moon”, del 2007) che forse non è mai uscito o, se è uscito, è esattamente come se non fosse mai uscito (e comunque, in definitiva, sarebbe stato meglio non fosse mai uscito) i Bravery si ritrovano proiettati in un mondo alquanto imprevedibile nel quale, superati dagli Editors a destra e dai Franz Ferdinand, con altrettanta scioltezza, a sinistra, si vedono improvvisamente costretti, di fatto, a cercare di eccitare una pista da ballo rimasta nel frattempo bella che vuota. Le nuove canzoni (che vantano la produzione di John Hill, già al lavoro con i “casi” M.I.A e Santogold), a voler essere comprensivi e benevoli, non sono neanche più brutte di tante altre (per quanto praticamente identiche nella struttura e nel concetto) ma è propria questa loro modestia del tutto trasparente a condannarle a una dolce morte prenatale, impedendo a pezzi come “Adored”, “Sugarpill”, “Slow Potion” o “I Am Your Skin” di meritare persino l’eccellenza rovinosa del totalmente negativo (che sarebbe comunque un discreto premio di consolazione). n pezzo come “Hatefuck” (con intro roboante alla Linkin Park), tanto per fare un esempio, non riesce nemmeno a toccare il fondo, anonimo e inconsistente come la blanda sfilata di prêt-à-porter autoreferenziale che potrebbe senza troppo affanno sonorizzare.

I Bravery appaiono così un gruppo che ha perso la bussola, anzi che la bussola se l’è mangiata, strangolandosi con le proprie mani. E infatti quello a cui più somigliano è, in definitiva, un gruppo morto, già da diverso tempo, e, a ben sentire, in avanzato stato di decomposizione ideale, tanto da rendere “Stir The Blood” un lungo massaggio cardiaco fallito. Soltanto quattro anni fa potevano sollevare il mondo con un dito, domani con molta probabilità potrebbero venire a tagliarvi il prato per cinque dollari la settimana. Sigh!

(23/12/2009)

  • Tracklist
1. Adored
2. Song For Jacob
3. Slow Poison
4. Hatefuck
5. I Am Your Skin
6. She's So Bendable
7. The Spectator
8. I Have Seen The Future
9. Red Hands And White Knuckles
10. Jack-O'-Lantern Man
11. Sugarpill
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