Niente da fare. Non riesce proprio a far quadrare le cose, Finn Andrews, che con i suoi The Veils approda al terzo album senza aver ancora trovato un’identità definita e vincente per il proprio sound ma trascinandosi ancora i dubbi e i difetti che si riscontravano nel precedente “Nux Vomica”.
La band è brava quando lavora “di gruppo” e si lascia andare al consueto pop-rock; riesce a creare pezzi anche molto belli come l’iniziale “Sit Down By The Fire”, ballata di ampio respiro, semplice ed efficace, oppure l’art-pop-rock denso e carico di “Killed By The Boom”.
Piacciono anche la “The Letter” in stile Killers, il grintoso simil-stoner di “Three Sister” o la torrida deriva psych degli otto minuti e rotti di “Larkspur”.
I problemi nascono quando Finn si vuol caricare il peso sulle spalle, dandosi a lente, a volte lentissime, ballate che risultano perlopiù noiose (“It Hits Deep”) e poco convincenti (il pop old-times di “The House She Lived In”) e anche l’interpretazione del leader risulta priva di sentimento e asettica laddove invece si dovrebbe esprimere parecchio, come nella title track, solo voce e piano, o in “Scarecrow”.
Un altro disco riuscito a metà per The Veils, gruppo di buone (ottime?) potenzialità che però fatica a trovare la strada giusta da percorrere e adottare come propria via maestra.
05/05/2009
La band di Finn Andrews scrive un nuovo significativo capitolo della propria storia
La band di Finn Andrews ritorna sulle scene con un lavoro dalle molteplici connotazioni atmosferiche e stilistiche
Pianoforte, archi e voce. Tre gli elementi essenziali dell'intenso settimo album della band di Finn Andrews
L’ottavo album della band di Finn Andrews è una riflessione sullo stato attuale del mondo
Un disco black metal dalla forte impronta pagan-folk, per un viaggio attraverso le leggende bretoni
La band canadese torna in scena con un aromatico pop psichedelico
Un commovente percorso di redenzione, tanto spirituale quanto artistica
Il reticolo fluviale folk-metal del progetto di Brasilia
Quando il black metal si dissolve dentro un incubo jazzato
Un ritorno all’autoproduzione che condensa irriverenza, melodie oblique e arrangiamenti brillanti, confermando un'intatta vitalità creativa
Un viaggio sonoro che lascia una scia persino nel silenzio
A bordo della mitica automobile italiana, tra partiture bossa nova e richiami samba