Le quattro tracce in questione fungono come un’unica colonna sonora di un viaggio mentale fatto di visioni sovrapposte, e dai contorni sfumati, in cui l’ossessività dei loop dà sfogo a sensazioni di disagio urbano, vieppiù corroborate dall’esoticità degli arrangiamenti, che evocano invece l’immanenza di una natura minacciosa e avversa. Lo svolgimento circolare dei pezzi – sembra di essere sballottati in una spirale di luci colorate – dà davvero l’impressione di una luce in fondo al tunnel: vorresti raggiungerla, vorresti liberarti dall’asfissiante e snervante sfrigolare dei rumori, dalle voci dei morti, dalla paura dei serpenti e dei cannibali. Insomma, vorresti l’incubo finisse, ma puntualmente si viene ricacciati in inferno psichedelico ossessionante.
Come nel caso degli High Wolf, questa è una musica che non può essere ascoltata in sottofondo. Anzi, per essere apprezzata richiede una totale immersione. E se i Popol Vuh sposavano alla perfezione le visioni di Herzog, vedrei bene Donato Epiro insieme a – Sun Araw e High Wolf – a musicare gli ultimi istanti di vita di questo mondo prima del 2012.
02/11/2010