Liars

Sisterworld

2010 (Mute) | no wave

L'ultima volta in cui li ho visti dal vivo (2008, estate torrida), sentivo che, nel bene e nel male, la terra avrebbe ancora una volta vibrato e l'aria sarebbe stata attraversata da un velocissimo tifone, da cui uscire indenni e, se possibile, rigenerati. Una catarsi, ma non per tutti.
C'è chi, atterrito, ferma il lettore dopo la prima traccia. Chi liquida il tutto come disturbante cacofonia. Chi non vuol spendere quella manciata di sacrosanti euro perché ritiene che una passeggiata in un Centro d'Igiene Mentale, a costo zero, sortisca lo stesso effetto. Chi ci ha anche provato, ma la chitarra in testa agli astanti proprio non si doveva spaccare. In quell'afosa serata, l'insano gesto non fu compiuto da Angus, Aaron, Julian, ma da un turnista infastidito dal service penoso. Panico generale, feriti, concerto interrotto e, nel backstage, tre nerd in lacrime per l'accaduto, a guardare in cagnesco un cazzone nascosto nell'angolo, con la testa bassa, chiuso nelle conseguenze di un'incoscienza primitiva degli istinti.

Perché questa intro-digressione? Per fugare ogni dubbio in chi ancora si illudesse che la mise en scène di Angus, Aaron, Julian, poi, dietro le quinte, si amplifichi in uno strafottente e illogico bordello gonfio di rabbia adolescenziale. I Liars (per chi scrive, forse, la band che meglio incarna la tensione escatologica propria del passaggio millenaristico) non amano dare nulla per scontato, non perseguono l'equilibrio attraverso una monotona scelta stilistica che sia portatrice di conciliazione e maturità.
La crisi è sempre in agguato. Non esiste supremazia tra Bene e del Male. Si è in balia di forze parzialmente conosciute, ma autartiche, con le quali stabilire una forma di reciproco rispetto solo con l'affratellarsi ad esse, così da portare alla luce l'antica consanguineità col mondo.
"Sisterworld", quinto album prodotto dalla Mute e promosso da un sontuoso ed esoterico book fotografico che vede i tre in un bosco, con in mano uno strano specchio/simulacro a forma di piramide, e come viandanti con tanto di bastone su una spiaggia deserta, reca l'effigie di un'antica, pesante, immacolata porta chiusa. Una porta chiusa, ma non a chiave. Un mistero volutamente rivelabile? Un abisso a portata di mano? La possibilità d'accedere liberamente e a proprio rischio a una qualche verità?

Nei tre anni che separano "Liars" da "Sisterworld", la calma apparente ed eterogenea con cui li avevamo lasciati lascia il posto a tensioni che, come ribollire vulcanico, emergono nuove e prepotenti. "Scissor" è il pericoloso strumento che si muove nelle mani di un uomo affetto da disturbo di personalità multipla ("I found her/ With my scissor/ This heart fell/ To the round/ I'm supposed to save you now/ But my hands are freaking out"), la cui alternanza di stati d'animo è efficacemente resa dall'intro dolente e messianico, alla maniera di un ambiguo, nuovo Re Lucertola, per poi esplodere nel falsetto percussivo di Angus e tornar nei ranghi della gravità di un organo. Laddove "Barrier No Fun" lascia il retrogusto di una festa, seppur mesta, nella quale il senso d'alienazione viene ricamato nell'aria da un violino à-la Tuxedomoon, "Drip" è rituale cigolante, ambient mefistofelica, cerimonia oppiacea per pochi adepti.

La no wave citazionista di se stessa e la nevrosi scoppiano tutte nella follia omicida di "Scarecrows On A Killer Slunt", atto di feroce salvezza da esistenze inconsapevoli della propria mediocrità, come reca il ritornello finale ("How can they be saved from the way they live every day?"), condito da distorsioni à-la Throbbing Gristle, per poi andare a passeggiare con i Radiohead nell'Ade denso di sottili polveri sulfuree ("Drop Dead"). Servito il dancefloor avvezzo a ballare i Liars (e quanto è liberatorio!) con "The Overachievers", si chiude con materiale onirico tratto dalla più narcotica delle evanescenze ("Too Much Too Much).
Il sogno potrebbe essere anche terminato. O potremmo illuderci che lo sia. In fondo, l'importante è non tentare d'aggirare l'Apocalisse, ma starci al gioco senza pretendere di vincerla. La presunzione del bene potrebbe nullificare quanto la banalità del male. E i Liars, ancora una volta, dimostrano d'esserne consapevoli.

P.S. "Sisterworld" esce in una prima speciale tiratura come doppio album, contenente, nel secondo cd, le undici tracce reinterpretate da diversi artisti, tra cui, per citarne alcuni, Alan Vega, Carter Tutti, Thom Yorke, Kazu Makino.

(13/03/2010)

  • Tracklist

Cd 1:

  1. Scissor
  2. No Barrier Fun             
  3. Here Comes All The People     
  4. Drip      
  5. Scarecrows On A Killer Slant  
  6. I Still Can See An Outside World         
  7. Proud Evolution            
  8. Drop Dead       
  9. The Overachievers        
  10. Goodnight Everything    
  11. Too Much, Too Much

 

Cd 2: 
  1. Scissor - By Pink Dollaz, Lance Whitaker & Transformation Surprise
  2. No Barrier Fun - By Duetonal (Alan Vega / Suicide)    
  3. Here Comes All The People - By Atlas Sound (Bradford Cox)            
  4. Drip - By Kazu Makino (Blonde Redhead)       
  5. Scarecrows On A Killer Slant - By Tunde Adebimpe (TV On The Radio)       
  6. I Still Can See An Outside World - By Boyd Rice (NON)       
  7. Proud Evolution - Thom Yorke 500qd Remix  
  8. Drop Dead - By Fol Chen        
  9. The Overachievers - By Devendra Banhart & The Grogs         
  10. Goodnight Everything - By Melvins       
  11. Too Much, Too Much - By Carter Tutti (Throbbing Gristle)
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