I californiani Thee Oh Sees non conoscono soste e mezze misure. Da circa quattro anni sguazzano nei circuiti indipendenti californiani versando pattume garage, riverberi dal ph non pervenuto misti a melodie talmente cazzute da far impallidire i Black Lips più ispirati dall’altra parte degli States. Tutto ruota intorno a John Dwyer, leader incontrastato del gruppo, coinvolto anche in altri progetti paralleli, tra i quali spiccano The Hospitals, Burmese, Yikes, The Netmen (con Brian Gibson dei Lightning Bolt), Coachwhips e Pink and Brown.
Ma è con la suadente (?) Brigid Dawson che il talentino di San Francisco trova l’incastro ideale per le sue alterazioni. E così, dopo cinque album di pregevole fattura, una serie impressionante di esibizioni dal vivo e produzioni domestiche, con il qui presente “Warm Slime” i Thee Oh Sees liberano a sorpresa tutto il calore psichedelico racchiuso nei loro plettri, generando in un sol colpo un vero e proprio flusso acid-rock magnetico, ossessivo, esagitato da esclamazioni freak dadaiste e stop&go catartici. Perchè i tredici minuti di ordinaria follia dell’open/title-track racchiudono questo e ben altro. Con essi, Dwyer frantuma il suo passato, composto perlopiù da guizzi garage-punk spensierati, essenziali, diretti.
Tutto il resto è la leggiadria surf di “I Was Denied”, il tam-tam bizzarro da parata sudista (!) di “Everything Went Black“, l’irrequietezza sonica di “Castiatic Tackle“, l’implosione blues di “Flash Bats” (registrata a debita distanza da qualsiasi diffusore), l’ironia tediosa à-la Nikki Sudden di “Mega-Feast”, e la banalità ostentata con la consapevolezza del provocatore alienato della conclusiva “Mt Work”. Sei schiaffi posti sul piatto nel tentativo di risvegliarci gradualmente dall’estenuante stupore iniziale.
In sostanza, con “Warm Slime” i Thee Oh Sees sono riusciti ad imbrigliare follia e seduzione con la sfacciataggine dei vecchi devastatori della Bay Area.
Un piccolo miracolo da custodire morbosamente.
01/09/2010
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