E dunque rieccoli: dopo alcuni mesi di “anomalo” silenzio discografico, gli Osees si ripresentano con due album a strettissimo giro di posta (qualche settimana) nell’attesa di fare tris con un’ennesima – la terza – uscita prevista entro la fine dell’anno. Una scorpacciata Osees-iana per i tanti fan della formazione della California che, bontà sua, sembra aver separato il repertorio a disposizione persino con un certo qual raziocinio.
Cercando di mettere ordine alla furiosa matassa, infatti, potremmo anzitutto affermare che laddove “Protean Threat” appariva come un album più “aperto” a livello stilistico, con diverse soluzioni abbastanza inedite per il combo guidato da John Dwyer, questo “Metamorphosed” sembra piuttosto voler mostrare i muscoli, ovvero il lato più irruente del progetto, quello che non è disposto a scendere a compromessi di alcun tipo. Peraltro la bizzarria, tra le tante, consiste nel minutaggio delle canzoni: le prime tre non raggiungono mai i due minuti di orologio, le ultime due sono lunghe suite psych-rock che si trasformano in vere e proprie jam session.
A essere sinceri, tuttavia, sono ancora le schegge impazzite a divertirci di più, come nel caso dell’apripista “Saignant” e della successiva “Electric War”, due pezzi schiacciasassi che rivelano il lato heavy di Dwyer e soci. Anche “Weird And Wasted Connection”, dai toni meno truculenti, non manca di intrappolare l’ascoltatore nel suo vortice strumentale. Un titolo come “The Virologist”, del resto, sembra persino collegarsi alla realtà dei nostri giorni: e noi che credevamo gli Osees – o Thee Oh Sees, nella versione più “ortodossa” – completamente distaccati dal mondo reale. Ai 23′ di “I Got A Lot” il compito di mostrare il lato più visionario di Dwyer, qui impegnato in una sorta di rito tribale sotto l’effetto di allucinogeni.
In attesa di scoprire quale sorpresa avranno serbato sotto l’albero di Natale, per il momento ci limitiamo a osservare nel precedente “Protean Threat” maggiori motivi di interesse, anche e soprattutto per la capacità dimostrata dai californiani di reinventarsi senza perdere la propria identità a livello stilistico. “Metamorphosed” è invece un altro esercizio heavy-psych di buona levatura, l’ennesimo di una saga tutt’altro che destinata a concludersi in tempi brevi.
17/11/2020
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