Ma come: non bastavano gli album degli Osees sparati fuori ogni tre per due, senza contare i vari progetti paralleli che spuntano come i funghi? Ebbene no, non bastavano. A poche settimane dalla pubblicazione dell’ultimo lavoro in studio della sua più celebre creatura, il terzo in una manciata di mesi, John Dwyer torna alla ribalta e – udite udite – questa volta lo fa addirittura a suo nome, nonostante in questo “Endless Garbage” (titolo fin troppo schietto, invero) il Nostro sia tutt’altro che solo.
L’intero repertorio nasce infatti da parti di batteria di Ted Byrne sulle quali Dwyer ha aggiunto e stratificato strumenti, chiamando in causa i vari Greg Coates, Tom Dolas e Brad Caulkins, pur senza mai riunirli in un stesso luogo fisico – i tempi, purtroppo, sono quelli che sono. Ciò che ne è scaturito, al solito, sfugge alle logiche del buonsenso: le otto tracce – per un totale di 26 minuti – non sono che caotici sketch di fusion free-jazz talmente frammentari da risultare destrutturati nonostante il peso specifico preminente della batteria.
Se l’obiettivo è rappresentare il caos e il disorientamento, eventualmente declinati rispetto alla realtà e ai tempi che stiamo vivendo (ma conoscendolo saremmo propensi a dubitarne), allora potremmo anche ammettere che la missione sia stata compiuta. I brani si muovono senza direzione, come una jam session alla quale ciascuno dei musicisti coinvolti ha voluto aggiungere un elemento slegato rispetto agli altri. Anche quando pare esservi un barlume di senso compiuto, come in “No Flutter”, il tutto si discioglie in una melassa informe e scoordinata.
Intendiamoci, il tutto è assolutamente voluto, diremmo persino creato ad arte. Il punto però è proprio questo: l’ostentazione dell’eccesso, dell’illogico, dell’estremismo militante può anche andare benissimo, purché anche l’ascoltatore ne possa ricavare qualcosa. Da questa “infinita spazzatura”, invece, appare difficile riuscire a ottenere qualcosa di buono, come ad esempio un’emozione, un guizzo, una qualsiasi cosa – fosse anche in senso negativo – in grado di restare.
23/03/2021
Follia e seduzione garage nel disco più schizzato della band di San Francisco
La prova più felice della compagine di John Dwyer, dal nobile revival psych a un nuovo immaginario
La band garage-psych rallenta la produzione con buoni risultati
I nuovi villaggi Potëmkin di John Dwyer e della sua ghenga
Struggente canto del cigno per la band che ritornerà sotto le spoglie di una fenice psych-rock
Piccolo cambio di nome, gran cambio di passo per la creatura di John Dwyer
Disco di consolidamento per la band di San Francisco
Lo sfarfallante "Sunshine Pop Album" degli Oh Sees, gioiellino incompreso
L'inquietante e malsano lunapark di un John Dwyer in licenza dai sodali
Disco vacanziero per John Dwyer in licenza dai suoi sodali
Un nuovo inizio per la band di John Dwyer
La band californiana prosegue il proprio viaggio, approdando in territori motorik
Il gemello eterozigote di "A Weird Exit", esercizio marginale in consolidamento
La band californiana perde l'articolo ma non il vizio
Arcadica digressione folk per la bestia di John Dwyer
Sempre più libera e guizzante, la band di John Dwyer regala un degno successore a "Orc"
Il torrenziale psych-rock della band californiana in ottanta minuti che confermano un'invidiabile continuità
Il progetto di John Dwyer allarga gli orizzonti rimanendo uguale a se stesso
Secondo album dell'anno per i californiani che sfoderano furia heavy e lunghe jam psichedeliche
Un remix album di "Protean Threat" chiude il 2020 di John Dwyer & C.
Il musicista californiano chiude un anno all'insegna della pura improvvisazione
Tornano gli Osees di John Dwyer con il ventiseiesimo album in carriera, omaggiando l'hardcore e l'anarcho-punk degli anni 80
Un folk pastorale e toccante segna le canzoni del quarto album del musicista dello Yorkshire
Luce e commozione tornano ad irradiarsi dal verbo ambient di Matthew Cooper
Pressioni sociali, salute mentale e processi di autocomprensione al centro del rumoroso sophomore della cantautrice di Northampton
Un elogio funebre, un diario in cui l’autore mette a nudo sentimenti tanto personali quanto universali
Una dolorosa rinascita creativa e umana per il musicista americano
Un album suggestivo e nostalgico, onirico e cinematografico, che sorprende e rapisce nelle sue morgane
I fratelli D'Addario giocano a carte scoperte
Un cremoso, sensualissimo abbraccio dal profeta dell'afropiano