British Sea Power

Valhalla Dancehall

2011 (Rough Trade) | alt-rock-pop

Che i British Sea Power fossero degli irrequieti lo si era capito subito, sin dall'esordio del 2003, "The Decline Of The British Sea Power". La frizzante miscela di indie-rock e post-punk virata power-pop che contraddistingueva le tracce di quell'album aveva evidenziato una carica genuinamente nervosa, anche se mediata da un intimismo smithsiano. In seguito, la formazione inglese s'era avvicinata al sound degli Arcade Fire, processo culminato in un terzo disco come "Do You Like Rock Music?" (2008), dal sound magniloquente e ricco di pathos. Il successivo "Man Of Aran" (2009, sonorizzazione dell'omonimo documentario muto del 1934 di Robert J. Flaherty) aveva lasciato tutti di sasso, con il suo impasto di Sigur Rós, Mogwai e Godspeed You! Black Emperor. Ovvio, dunque, che vi fosse una certa attesa intorno a questo "Valhalla Dancehall", se non altro per vedere cosa avrebbero combinato stavolta gli eccentrici Hamilton, Noble, Yan e Wood.

Il quartetto aveva presentato il cd come un incrocio tra "Serge Gainsbourg e i Kraftwerk dell'era Ralf & Florian con una spruzzata di Stock, Aitken & Waterman". Inutile dire che qui non v'è niente di tutto ciò. Al contrario, sembra piuttosto che la band, con questo suo quinto full length, abbia voluto realizzare una sorta di compendio di tutta la propria carriera, una specie di best of composto, però, di inediti. Un paradosso, certo, ma serve a spiegare bene la varietà di suoni ascoltabili nel "dancehall del Valhalla". Pop-rock graffianti ("Who Is In Control", "We Are Sound", "Observe The Skyes"), ballad suggestive ("Georgie Ray", "Luna"), nevrosi post-punk (la martellante "Thin Black Sail", la più oscura "Mongk II") ed estatici passaggi sigurrosiani ("Baby", "Cleaning Out The Rooms" e "Once More Now", con quest'ultima che strizza l'occhio anche ai Go-Betweens) si alternano senza soluzione di continuità, dando vita a un mix stilisticamente eterogeneo che, ad ogni modo, riesce a trovare un punto di equilibrio grazie a una scrittura ormai consolidata e agli arrangiamenti, improntati a una grandeur che paga dazio ancora una volta agli Arcade Fire.

"Valhalla Dancehall" suona dunque assai meno dispersivo di quanto ci si potesse aspettare. Non solo. Nonostante siano evidenti i richiami ai precedenti lavori, il disco riesce anche nell'impresa di non suonare sterilmente autocelebrativo. Ovvio, la freschezza di "The Decline Of The British Sea Power" è ormai impossibile da recuperare, così come l'effetto-sorpresa di "Man Of Aran": tuttavia si avverte ancora, in quest'ultima prova della band di Brighton, una genuina smania di sperimentare, una ricerca febbrile dell'eccentricità non fine a se stessa, la voglia di non appiattirsi, insomma, su sonorità banalmente britpop.
L'album, in fondo, riserva più di un momento d'interesse. "Georgie Ray" sfodera una magnifica melodia pianistica, impreziosita da un solo di chitarra energico ed emozionale, che a tratti sembra ammiccare alla teatralità languida di David Bowie e del suo allievo Jarvis Cocker; stesso discorso per la malinconica e corale "Luna". "Monkg II", dal canto suo, innesta chitarre nervose e aspre su un battito metronomico, ammantando il tutto di umori dark-wave (il riferimento qui sembrano essere quasi gli Interpol), mentre "Observe The Skies" è un pop-rock energico dall'irresistibile ritornello, contraddistinto da tastierine saltellanti. Il minuto e quarantasei di "Thin Black Sail" fa leva su cantato esagitato, chitarre urlanti e una sezione ritmica incisiva, collocandosi esattamente in mezzo (a mo' di sghembo spartiacque) tra i crescendo rapiti di "Cleaning Out The Rooms" e "Once More Now", le quali, assieme a "Baby", costituiscono il trittico post-rock del cd.

Il resto dell'opera fila via liscio, piacevole, senza particolari sussulti ma neppure cadute di stile. Morale della favola, ci troviamo di fronte a un album ampiamente sopra la sufficienza. "Valhalla Dancehall" non è il capolavoro che i British Sea Power a ogni release danno la sensazione di poter tranquillamente realizzare, ma è comunque un disco più che valido, che ha il suo principale punto di forza nell'equilibrio tra solidità, robustezza e fantasia, tanto nella scrittura quanto negli arrangiamenti.

(13/01/2011)

  • Tracklist
  1. Who's In Control
  2. We Are Sound
  3. Georgie Ray
  4. Stunde Null
  5. Mongk II
  6. Luna
  7. Baby
  8. Living Is So Easy
  9. Observe The Skies
  10. Cleaning Out The Rooms
  11. Thin Black Sail
  12. Once More Now
  13. Heavy Water
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