Aidan Moffat & Bill Wells

Everything’s Getting Older

2011 (Chemikal Underground) | folk-pop, jazz

Dopo dieci anni di onorata carriera in coppia con Malcolm Middleton negli Arab Strap, band scozzese tra le più ammirate della scena alt-pop degli ultimi 15 anni, Aidan Moffat aveva preferito lasciare le luci della ribalta all'ex compagno, che negli ultimi anni ha sfornato tre dischi a dir la verità piuttosto scialbi ("A Brighter Beat", del 2007, "Sleight Of Heart", del 2008, e "Waxing Gibbous" del 2009), lavorando nel sommerso a diversi progetti personali (tra i quali quello a nome Aidan Moffat & The Best-Ofs, che diede alle stampe, nel 2009, "How To Get To Heaven From Scotland").

L'amicizia con Bill Wells, compositore e multi-strumentista già al fianco di Futur Pilot Aka, Isobel Campbell e Pastels, risale all'inizio del 2003, quando Bill viene invitato da Middleton a suonare il piano in "Monday At The Hug & Pint". Il feeling con Aidan si consolida in poco tempo e i due iniziano a lavorare separatamente ma in continuo contatto, tanto che, a fine 2003, è già pronto il primo pezzo dell'album che ci troviamo oggi tra le mani "(If You) Keep Me In Your Heart". Ma Aidan è ancora preso dal lavoro con gli Arab Strap, così i tempi della collaborazione si dilatano, accelerando solo negli ultimi anni, quando Moffat, libero da altri progetti, si è potuto concentrare sulla collaborazione con l'amico Bill.
Il risultato è un lavoro finemente cesellato, che mostra una perfetta commistione della dimensione post-folk di chiara matrice Arab Strap all'interno dell'intelaiatura jazz orchestrale di Wells. Moffat non è più il ragazzo turbolento che raccontava sarcasticamente di amori infranti, sbornie e serate folli nella Scozia degli anni 90, è un padre di famiglia ed è impossibile non sentire il suo ritrovato equilibrio in questo album.

L'apertura è tutta di marca Wells. Il jazz pianistico di "Tasogare" si scioglie nella delicata nenia sognante "Let's Stop Here" giusto un attimo prima che l'ansioso violoncello di "Cages" ci catapulti negli oscuri anfratti dell'animo di Moffat. "A Short Song To The Moon" è una surreale ode notturna sospesa nel nulla, che spiazza nel lasciare presto spazio alla dolente "Ballad Of The Bastard".
La dilatata "The Copper Top" richiama i non troppo lontani territori dei Sigur Rós, prima di tornare a immergerci nell'evidente omaggio di marca Arab Strap "Glasgow Jubilee". Con il jazz-pop sporco di drum machine del singolo "(If You) Keep Me In Your Heart" il duo tocca il proprio vertice espressivo, prima che il dark-jazz dal gusto badalamentiano di "Dinner Time" catapulti nuovamente in atmosfere da incubo. La malinconia al piano torna di attualità nell'accoppiata composta da "The Sadness In Your Life Will Slowly Fade" e dalla dolenza di stampo vagamente Bright Eyes di "The Greatest Story Ever Told". La conclusione è affidata alla sottilissima ninna nanna a metà tra Eels e Sparklehorse "And So Must We Rest".

Aidan Moffat ha trovato la sua redenzione musicale in Bill Wells, insieme al quale ha dato forma un album la cui unica pecca è la mancanza di coesione, difetto ovviamente legato a una fase compositiva vissuta separatamente tra i due. Come recita il suo  titolo, "Everything's Getting Older" indica sì un invecchiamento, che però in questo caso è sinonimo di maturazione, di un cammino verso un equilibrio a lungo cercato e che ora Moffat sembra poter avere a portata di mano. E se questi sono i risultati...

(09/05/2011)

  • Tracklist
1. Tasogare
2. Let's Stop Here
3. Cages
4. A Short Song To The Moon
5. Ballad of the Bastard
6. The Copper Top
7. Glasgow Jubilee
8. (If You) Keep Me In Your Heart
9. Dinner Time
10. The Sadness In Your Life Will Slowly Fade
11. The Greatest Story Ever Told
12. And So Must We Rest
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