Rarefatto, glaciale, l’album di William Marshall è una interessante deriva nell’approccio non solo alla musica sintetica, ma anche al mondo dell’hip-hop alternativo.
Il disco è una sorta di punto di incontro spaziale fra le nuove tendenze della minimal wave e una capacità compositiva che deve molto sia al Bowie di “Low” – non a caso troviamo un omaggio diretto con la traccia “Breaking Glass”- sia al Tricky del 1996 di “Pre-Millenium Tension” (pezzi come “Bad Dream” e “My Evil Is So Strong” erano una cucitura cerebrale fra campionamenti in bassa fedeltà dal gusto quasi industriale e ritmica hip-hop). Marshall, tuttavia, rappresenta un trait d’union, o meglio, un nuovo ibrido originale.
Artigiano attento e amante delle sculture soniche di Squarepusher e delle atmosfere spettrali, noir e psico-rallentate di David Lynch, Marshall segna con “Laws” un passo avanti rispetto al precedente “Audio Noir”. Se in quest’ultimo, infatti, i riferimenti necessari erano individuabili tra Prefuse 73, Nine Inch Nails, cLOUDDEAD, My Bloody Valentine etc., come se in un solo disco Octavius volesse riassumere il suo intero spettro musicale di riferimento, il nuovo lavoro compie un passo diagonale verso un mondo magmatico, di nuova formazione. Si può ben comprendere questo aspetto “trasversale” della sua creatività anche grazie alla serie di collaborazioni che impreziosiscono “Laws”, come quelle di Noʼa Winter Lazerus (producer/engineer per Pink Floyd, Laurie Anderson, Michael Jackson e Tom Waits), Data Bomb (collaboratore di Skinny Puppy e Otto von Schirach) e infine Jay Sonic (HOTTUB, LeHeat Records).
Possono trarre in inganno, forse, le prime canzoni del disco: in particolare, “…Of Masks And Money” e la seguente “Liars & Thieves” mostrano ancora qualche traccia di influenze nineinchnailsiane e debiti verso l’hip-hop più massiccio, ma il core centrale dell’opera si muove su altre sfumature. Il trittico “Eras, Errors, Heiress”, “331 155”, “Breaking Glass” è una scala emotiva di distruzione, quiete e infine sintesi meccanica. Beat industriali, linee vocali incisive e lapidarie, tappeti elettronici apertissimi senza vegetazione. Una forma che si chiude melodicamente con la finale “Klasu”, momento di riflessione e ricognizione mentale, in una mutazione ambient-synth nostalgica e dispersa. Un ultimo sigillo melodico e intimista a una nuova, abrasiva e visionaria, forma di paesaggio mentale.
19/09/2011