A FLOWER KOLLAPSED - A Flower Kollapsed

2012 (Macina dischi)
math-core; noise-rock

La stampa italiana, come del resto la stampa musicale in genere, è una vera maestra nel creare (e tal volta distruggere) quasi dal nulla la fama di un gruppo o di un genere musicale. Ne sanno qualcosa i lettori delle riviste più patinate dove, da parecchio tempo oramai, si vive come se non ci fosse vita oltre il Teatro Degli Orrori. Ribattezzato “gruppo indie dell’anno” da solerti penne, non c’è mese dove Pierpaolo Capovilla non compaia con interviste, recensioni, allegati e foto. Almeno in Italia, non si vedeva niente di simile dai tempi di Axl Rose “sex symbol” sulle pagine dello scalcagnato Hard!. Ogni riflessione aggiuntiva, ora, crediamo sia superflua. All’estero lo abbiamo visto fare fino a ieri con gruppi come The Darkness e Coal Chamber, oppure con generi come il post-rock e il nu metal, e abbiamo anche visto tutti come è andata a finire. Tuttavia, a volte sembra ancora che il successo di una formazione non dipenda tanto dalla qualità o dai meriti ottenuti sul campo, piuttosto dal trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Ne sa qualcosa gente come i Funeral For A Friend, quintetto a sud del Galles, e ne sanno anche qualcosa, in senso opposto, gli A Flower Kollapsed, quartetto a nord di Treviso.

Non meravigliatevi, quindi, se vi diremo che la band di Orsago ha diviso e macinato chilometri, Autogrill e sound-check, negli ultimi cinque anni, con formazioni di tutto rispetto del panorama sia italiano che straniero (Bologna Violenta, Ovo, Altro, La Quiete, Lucertolas, Mojomatics, Squadra Omega, Z’Ev, Parrhesia, An Albatross, eccetera), ma probabilmente non li avrete mai sentiti nominare. Come si fa ad avere attenzione dai media proponendo generi, come il math-core o il punk-hardcore, ormai seppelliti a vantaggio del nuovo fuoco di paglia destinato a spegnersi da qui a qualche anno? Come si fa a fare competere le proprie sane riflessioni personali riguardo l’attuale società consumistico-capitalistica, se bisogna poi competere con un gruppo di “socialisti” sponsorizzati dalla Universal Italia? E infine, vogliamo mettere i “pipponi” sulla natura (“All Nature Is My Nature”, “Animal”, “Mud”) intesa “come forza generatrice dalla quale deriviamo e dipendiamo e che pertanto andrebbe tutelata, mentre l’attuale sistema economico, basato sulla ricerca del massimo profitto monetario, ci obbliga a vivere di DIS-economia, perpetuando continui sprechi di risorse naturali” (come recita la biografia dei Nostri), con un duetto con Caparezza? Missione impossibile, altro che Tom Cruise.

Molti di voi si stupiranno quindi se stiamo ancora qui a parlare di generi che non creano più attese da nessuna parte, almeno da quando i Converge hanno sfornato il definitivo “Jane Doe” nel 2000 o da quando gli Isis hanno deciso di porre la scritta “fine” alla loro avventura, nel 2010. Ogni mese, soprattutto in Italia, sono davvero tanti (per non dire troppi) i cantanti impegnati che salgono sul carrozzone dei vincitori, quei Vasco Brondi porzione singola, meglio noti come Le Luci della Centrale Asettica, che non sono riusciti a saltare giù prima di finire fuori strada, per pensare che si siano magari conservate anche altre forme di vita. Quindi, accade che ascoltando una prova come questo omonimo terzo capitolo degli A Flower Kollapsed, un trascorso con la temeraria etichetta russa Bloodspit Records alle spalle, qualcuno di voi potrebbe avere come la sensazione che si prova davanti a un déjà-vu: canzoni emozionali in maniera cruda e diretta, come non se ne sentivano da tempo, senza disdegnare un flusso continuo e meno frenetico rispetto alle influenze più cacofoniche, rabbia bilanciata a stento con la malinconia (e con la melodia) da riuscire a non fare apparire il tutto tremendamente artificiale e plasticoso. Come invece accade in altri contesti.

In questo disco, il quartetto del chitarrista Riccardo Mazza, lascia fuoriuscire la propria rabbia e misura la propria dose di intimismo frustrato, senza mai scadere nel sensazionalismo indie-sfiga o, tanto meno, emo-core tardo-adolesceziale. Componendo così sì nove canzoni emozionanti, ma dando comunque loro un un deciso e muscolare impatto, senza trascurare, comunque, il proprio afflato etico, politico o semplicemente “sensibile”. Ci piace pensarla così, perché pezzi come “Revolt”, “Uniformity” e “Hollow Men” portano in seno un elevato grado poetico-idealista, anche se i ragazzi trevigiani sembrano non trascurare per un nano secondo di imprimere una sferzata energica al proprio umore complessivo.

Post Scriptum per i nerd-collezionisti all’ascolto: il cd contiene una traccia diversa dal vinile 10″ color argento, “Poison Tissues” al posto di “Menarè”. Esiste anche una scintillante “Aluminium Series” che ha, come copertina, una lastra di alluminio 10/10 stampata in UV, numerata punzonandola a mano, in 200 copie, con retro busta serigrafato a mano. Siete stati avvisati.

04/12/2012

Tracklist

  1. 1. Maimed
  2. 2. All Nature Is My Nature
  3. 3. Mud
  4. 4. Revolt
  5. 5. Uniformity
  6. 6. Details
  7. 7. Animal
  8. 8. Menarè
  9. 9. Hollow Men

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