THE MAGNETIC NORTH - Orkney Symphony

2012 (Full time hobby)
art-folk, chamber folk

Sarebbe facile, troppo facile appoggiare questa recensione al corredo di suggestioni che accompagna la genesi di questo disco, ne rappresenta il senso, vi aleggia al di sopra come uno spettro, con il suo ingombrante bagaglio di implicazioni. Basti sapere che Erland – degli Erland & The Carnival – Cooper è orcadiano, che ha sognato un personaggio storico-tragico della sua terra ordinargli di comporre una sinfonia su quelle isole spazzate dal vento, fatte di roccia e sale, costellate di tumuli preistorici e relitti di navi affondate della seconda guerra mondiale. Con tanto di tracklist già pronta e qualche spezzone di brano.

Tutto il resto viene di conseguenza: l’abbandono temporaneo della sua band, la collaborazione con Simon Tong (già nei Carnival, ma soprattutto nei Verve e nei The Good, The Bad And The Queen) e Hannah Peel, arrangiatrice e compositrice del luogo; la registrazione nei luoghi più caratteristici, se non maledetti, delle isole a nord della Scozia, con cori locali.

Insomma, un’opera ponderosa, sul piano artistico-concettuale, che certo nessuno dei tre ha voglia di sdrammatizzare, fin dal titolo: “la sinfonia delle Orcadi” – mentre il “Nord magnetico” è quello raccontato da J. Gunn in un diario di viaggio per le isole scozzesi. Gli arrangiamenti del disco, tra il neoclassico e il cameristico, tradiscono un certo debito agli ultimi Other Lives, che i Magnetic North hanno non a caso accompagnato nell’ultimo tour europeo della band di Jesse Tabish.

La maggior affettazione è la zavorra che appesantisce il contenuto della sinfonia, così come la minor tensione esistenzialista è quanto priva di mordente il disco. L’inedito trio abbozza ariose melodie in “Rackwick” e strizza l’occhio alla pomposa raffinatezza degli Elbow in “Nethertons Teeth”, in uno sbiadito musical che non solo non suggestiona, ma non suggerisce neppure alcunché della sua presunta ambientazione.

Dal carillon medievale, improvvisamente sovrastato dai fiati, di “Old Man Of Hoy”, al grigiore post della banalissima “Bay Of Skaill”, Cooper tenta di evocare con manierismo le tempeste, gli scenari plumbei della sua terra natale, dipingendo una spenta cartolina, aiutato in maniera incostante dagli arrangiamenti della Peel (si vedano certi archi “didascalici” di “Betty Corrigal”, pezzo dedicato alla musa del disco).

Sfruttato malamente, insomma, il materiale sotteso al concepimento del disco, la terra, le storie scelte per parlare dei propri ricordi, che alla fine non emergono. Per questo è difficile classificare la “sinfonia” come un’opera artistica; anche come documentario – per via dei testi, piuttosto scialbi – manca di molto l’obiettivo.

03/05/2012

Tracklist

  1. 1. Stromness
  2. 2. Bay Of Skaill
  3. 3. Hi Life
  4. 4. Betty Corrigall
  5. 5. Warbeth
  6. 6. Rackwick
  7. 7. Old Man Of Hoy
  8. 8. Nethertons Teeth
  9. 9. Ward Hill
  10. 10. The Black Craig
  11. 11. Orphir
  12. 12. Yesnaby

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